invitare a cena un reggino

5 cose da non fare se invitate a cena un reggino

Giulia Ubaldi

Considerando che nel corso del tempo sono emigrate dalla Calabria circa 3.000 o 4.000 persone all’anno, vi capiterà sicuramente, prima o poi, di invitare a cena un abitante di una delle sue città più importanti, ovvero Reggio Calabria. Possiamo, infatti,  affermare che ormai sono più i calabresi che vivono fuori dalla regione, anche se una parte di loro resterà sempre indissolubilmente legata alla terra d’origine, in particolare nel caso del reggino. Non dimentichiamo, infatti, che Reggio Calabria è una città stupenda, affacciata sul mare, piena di storia, un tempo fiorente colonia della Magna Grecia e poi grande metropoli dell’impero bizantino; insomma, una città dove si torna quasi sempre volentieri, ancor più per il momento del pasto. E come la dieta mediterranea ci insegna, si tratta di un momento talmente importante che ha generato un corpus infinito di proverbi e modi di dire, che rendono davvero bene l’idea di quali sono le cinque cose da non fare se avete deciso di invitare a cena un reggino. O almeno, così ci hanno raccontato Antonio Calabrò, Cristian Montesanti e Antonio Amaddeo, reggini doc.

Invitare a cena un reggino: 5 cose da non fare

1. Aundi mangiunu ddui, mangiunu tri (dove mangia uno mangiano tre)

Chiariamo subito una cosa: a casa di un reggino dove mangiano due, mangiano tre e pure nove o dieci. Dunque, non insistete nel voler sapere a tutti i costi con precisione se verrà da solo, in compagnia della sua fidanzata o con due colleghi; piuttosto pensate a come farvi trovare preparati, con animo accogliente e cibo a sufficienza per tutti quelli che saranno. Insomma, aggiungi un posto a tavola che c’è uno, o forse due, tre, quattro amico in più!

mangiare calabria

2. Cu’ n’accetta non merita (chi non accetta non merita)

Quando l’invitato reggino giungerà a casa vostra, busserà sempre con i piedi, ovvero non arriverà mai a mani vuote. Qualsiasi sia il dono che vi ha portato, non fate complimenti e non rifiutate mai nulla: per un reggino non accettare qualcosa è una gravissima offesa. Infatti non accettare un caffè offerto, un bis o il piatto così come viene servito, magari aggiungendo olio o sale, è talmente ritenuto un segno di maleducazione e di non rispetto che allora vuol dire che quella persona, quel gesto lì, proprio non se lo merita.  

3. Megghiu ‘a panza mi scoppia chi ‘a rocca mi resta (meglio la pancia che scoppia che la roba che resta)

Che la tavola sia bene imbandita: fate una spesa abbondandante, evitate pasti dietetici e siate generosi, perchè per un reggino il momento del pasto è soprattutto condivisione, quindi stare ore seduti insieme a mangiare è fondamentale soprattutto per la relazione personale. State certi che tanto non avanzerà nulla, ma non fate mai alzare un reggino da tavola con la fame!

4. Se bevi acqua con le cozze poi stai male di stomaco

Chiaro segnale per voi: qualsiasi sia il piatto che avete deciso di preparare al vostro invitato reggino, non accompagnatelo mai con l’acqua, ma sempre con un po’ di vino, altrimenti potrebbe sentirsi male. Poi, essendo cresciuto sul mare, un po’ di pesce sarà sempre gradito, ma non gli fate il solito stocco!

cozze

5. R’u pòrcu non si ‘iètta nènti (del maiale non si butta via niente)

Anche se a Reggio Calabria, essendo affacciata sul mare, si consuma più pesce, non da meno è il consumo di carne. Infatti, ad esempio, è ancora molto viva la tradizione del maiale, soprattutto nel periodo invernale, quando solitamente si ammazza. Ma qui, del maiale, non si avanza davvero nulla, basti pensare anche ad altre usanze calabresi, come la più nota nduja, o il morsello alla catanzarese, cioè trippa e quinto quarto. Dunque, non siate sofisticati e se cucinate carne non buttate via parti come denti, orecchie, piedi o interiora perché il reggino, di stomaco forte, li gradisce. Le chiama “frittole” e vengono tradizionalmente preparate in occasione della festa della Madonna, la seconda settimana di settembre, quando il maiale viene cotto per almeno otto ore intero con tutte le sue parti, interiora comprese, nel suo grasso; ma non è finita qui. Una volta cotto, sul fondo della pentola restano tutti gli scarti indefiniti, detti i “curcuci”, che vengono poi saltati in padella con un uovo sbattuto.

Allora capiscistu che cosa non fare se invitate a cena un reggino?

Infine, non fate mai mancare al vostro invitato un po’ di
bergamotto di Reggio Calabria, che sia in un dolce oppure accompagnato alla frutta secca. Solo quel profumo sublime, essenziale, dionisiaco e inconfondibile lo farà sentire davvero a casa…

Giulia Ubaldi

Antropologa del cibo, è nata a Milano, dove vive e scrive per varie testate, tra cui La Cucina Italiana, Scatti di Gusto, Vanity Fair e le Guide Espresso. Il suo piatto preferito sono gli spaghetti alle vongole, perché per lei sono diventati un'idea platonica: "qualsiasi loro manifestazione nella realtà sarà sempre una pallida copia di quella nell'iperuranio". Nella sua cucina non mancano mai pistilli di zafferano, che prima coltivava!"

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