Invitare a cena un foggiano

5 cose da non fare se invitate a Cena un Foggiano

Ilaria De Lillo

Attraversando lo stivale, tra tutte le città italiane, ce n’è una che al solo nominarla suscita due reazioni differenti: Foggia. I commenti tipici possono essere di stupore e dubbio su quale sia la geo-localizzazione della città (“Foggia che? Foggia dove? Come si chiamano gli abitanti di Foggia, foggesi?”); o di grande terrore (“È triste, è desolata, è grezza”). Per sfatare dei miti, o confermarli, di come i foggiani si comportano a tavola, ecco le 5 cose da non fare sepensate di invitare  a cena un foggiano.

 

Invitare a cena un foggiano: 5 cose da non fare!

1. Prima di iniziare il cenone, sacro e profano si incontrano

Pregare a tavola

Il foggiano si siede a tavola su di giri perché la fame lo sta divorando, e solitamente borbotta “m’ bbatte a fianghètt” per indicare il vuoto allo stomaco da colmare all’istante. Ma, prima di dare il via all’interminabile pasto, due preghiere sono doverose. La prima va a Zdenek Zeman, lo storico ex allenatore del Foggia Calcio dei tempi d’oro, quando negli anni novanta la squadra giocava in Serie A e la domenica non si mangiava ma si andava allo stadio a urlare “Forza Fò!”. La seconda a Padre Pio, che da San Giovanni Rotondo c’adda penzà.

 

2. Piatto ricco mi ci ficco e niente convenevoli

Abbuffata

Come il catanese anche il foggiano non ama i convenevoli a tavola ma punta dritto a saziare la fame. Ama definirsi zanniere, uomo pratico e concreto, che bada ai bisogni primari e va dritto al sodo, cioè saziarsi. Gli antipasti accompagnano anche il primo piatto, il secondo, il contorno e a giro ritornano fino a che non ci si alza da tavola, senza fretta.

 

 

3. Ti s’ì magnt i truccule?

troccoli

Dopo l’interminabile ruota di antipasti (scagliozzi, mozzarelle, bruschette, focacce, olive di Cerignola DOC, pettole, e poi melanzan’ a’ fungitill’, a tiella fugg’n, il pancotto, fave e cicoria) pensate forse di esimervi da una forchettata (e anche due) di truccule co’i turcnill’? Ovviamente no, i troccoli con i torcinelli sono un piatto obbligato, una pasta fatta in casa con sugo insaporito da un involtino di budella di agnello, leggera e saporita, a dire del foggiano.

 

4.  Non fate complimenti, pe sta bun pinz a’ magnà

Involtini

Se non accettate anche il bis il foggiano potrebbe rimanerci male. Non fate complimenti, assaggiate tutto e chiedete un secondo di tutto, altrimenti penseranno che non stat’ bun. E poi se davvero volete vivere bene e affrontare la giornata con la giusta concentrazione per lo studio e il lavoro, dovete mangiare i paccanelli. I paccanelli non sono semplicemente un piatto tipico, sono la regola del bon ton foggiano. A Natale, Pasqua, ai compleanni, a Ferragosto, non manca mai un secondo o un contorno di questi spiedini di pancetta sottile di maiale con aglio, prezzemolo e pecorino. Si mangiano con le mani, si spolpano con i denti, si masticano e rimasticano belli abbrustoliti.

 

5. Dopo il dolce…ce sìme assettàte sazzie e avezàte dejùne

Mandorle atterrate

 

Dopo aver mangiato anche il dolce, dalle zeppole di San Giuseppe alle cartellate, dal grano col vincotto alla crostata di ricotta, un assaggino di mandorle atterrate e puppurat non lo volete fare? Il foggiano avrà sempre la sensazione che ce sìme assettàte sazzie e avezàte dejùne, ci siamo seduti sazi e alzati digiuni. A tavola il foggiano non si sazia mai. E allora dopo il dolce, il caffè e l’ammazza caffè, si ricomincia! Tanto si fa presto, fatte, cutte e magnàte, fatto, cotto e mangiato.

Dunque se avete deciso di invitare a cena un foggiano, nei giorni precedenti tenetevi leggeri.

 

Ilaria De Lillo

Nata a Foggia, vive a lavora a Bologna. Per il Giornale del Cibo scrive di approfondimenti, eventi e scuola di cucina. Il suo piatto preferito sono le polpette al marsala di nonna Francesca, perché “più che un piatto sono un correlativo oggettivo di montaliana memoria: il profumo di casa, le chiacchiere con papà, la dolcezza di mamma che prepara da mangiare, le risate con mia sorella e i cugini. Insomma, un tripudio di ricordi ed emozioni a tavola”. Per lei in cucina non possono mancare gli ospiti, “altrimenti per chi cucino?”

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