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Troppo fruttosio fa male al fegato? Ecco le motivazioni dei ricercatori

Elena Rizzo Nervo

Il fruttosio è uno zucchero che si differenzia dal glucosio per la formula chimica. Si trova naturalmente nella frutta, dalla quale prende il nome, nel miele e in alcuni vegetali come pomodori e melanzane. Quello che forse non tutti sanno è che il fruttosio viene anche aggiunto a moltissimi alimenti e, pur essendo presente naturalmente nella frutta, rimane comunque uno zucchero, il cui sovradosaggio può comportare rischi per la salute. È quanto confermato da uno studio condotto dai ricercatori delle malattie epato-metaboliche dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, rivelando che l’eccesso di fruttosio fa male al fegato e per questo può essere paragonato ai danni dell’alcool. Approfondiamo cosa spiega lo studio.

Fruttosio come dolcificante negli alimenti

Il fruttosio abbonda nelle nostre tavole, non solo perché unito al glucosio forma il comune zucchero da cucina, ma anche perché viene aggiunto come dolcificante in molti alimenti. Qualche esempio? lo possiamo trovare nel cheeseburger, ma anche nelle torte, nei biscotti, nelle bevande e nei cereali da colazione. Sono proprio questi cibi, tra i responsabili dell’obesità infantile, ad essere finiti sotto la lente degli scienziati. Infatti, se all’interno di una dieta bilanciata il fruttosio non comporta danni, è quello che viene aggiunto a creare problemi. La dose giornaliera raccomandata in età pediatrica è di circa 25 grammi, ma raramente questo limite viene rispettato nell’alimentazione dei bambini. Ottenuto chimicamente dal glucosio presente nell’amido di mais, questo dolcificante viene aggiunto perché permette di allungare i tempi di conservazione degli alimenti, impedisce alle bevande di cristallizzare e, a differenza del glucosio, non favorisce la carie. 

Abbiamo già parlato dei possibili danni dello zucchero, quando consumato in eccesso; vediamo ora quali sono i risultati della ricerca italiana sul fruttosio.

Perché il fruttosio fa male al fegato?

La più importante novità dello studio, pubblicato sul Journal of Hepatology, è l’evidenza della pericolosità dello zucchero per il tessuto epatico. Sappiamo, infatti, come gli alimenti zuccherati siano da evitare nella dieta per il diabete, perché favoriscono l’insorgere e l’aggravarsi della malattia, come avviene con l’obesità o le malattie cardiovascolari, ma poco si sapeva riguardo i rischi per il fegato.
Per capire come mai il fruttosio fa male vediamo come viene immagazzinato e cosa dice la ricerca. Questo zucchero viene metabolizzato nel fegato e la sua sintesi oltre a produrre energia, genera anche delle sostanze di scarto, tra le quali l’acido urico. Se si consumano dosi eccessive di fruttosio, aumenta anche la produzione di acido urico e l’intero processo va in tilt: infiammazione delle cellule epatiche, stress ossidativo cellulare e insulino-resistenza, tutti meccanismi precursori del diabete e del fegato grasso. Se poi, come nei bambini su cui si è basata la ricerca, la condizione del fegato è già compromessa, le conseguenze possono essere anche più gravi e un eccesso di acido urico nell’organo fegato può portare a fibrosi epatica, steatopatite e cirrosi.


La ricerca dell’Ospedale Bambin Gesù

Lo studio è stato condotto dal 2012 al 2014 e ha coinvolto 271 bambini obesi affetti da steatosi epatica non alcolica, una malattia caratterizzata dall’accumulo di grasso nel fegato. Tramite un’indagine delle abitudini alimentari ed esami specifici, come la biopsia epatica, è stato dimostrato che una dieta ricca di fruttosio porta ad una produzione eccessiva di acido urico, con le conseguenze per la salute di cui abbiamo parlato prima. Infatti, per ogni grammo di fruttosio in eccesso rispetto alla dose giornaliera raccomandata aumenta di una volta e mezzo il rischio di sviluppare patologie del fegato, anche gravi come la steatopatite, ovvero una condizione in cui alla steatosi si aggiunge uno stato infiammatorio.

Le patologie legate al fegato grasso colpiscono il 20% della popolazione infantile e l’80% dei bambini in sovrappeso e obesi. Si tratta di un dato pericoloso per cui è importante ricordare che gli spuntini dei bambini non dovrebbero essere a base di merendine o bevande zuccherate.

Alimentazione e salute

Con questa nuova importante ricerca, ancora una volta viene confermata la stretta correlazione tra cibo e salute, una tematica da non sottovalutare, soprattutto in riferimento a bambini e adolescenti. Uno stile di vita sano, come abbiamo visto anche parlando con la nutrizionista nella dieta per il colesterolo alto, passa attraverso attività fisica e alimentazione equilibrata. In particolare, per chi è affetto da steatosi o steatoepatite, l’Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi consiglia di seguire una dieta ipocalorica e ipolipidica, evitando bevande alcoliche, grassi saturi e fumo, mangiando 5 porzioni di frutta e verdura al giorno e limitando gli zuccheri. Fondamentale, inoltre, è svolgere una costante attività motoria (in base all’età, alla condizione fisica e alle indicazioni del proprio medico).

La recente ricerca dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma ha dimostrato che un eccessivo consumo di fruttosio fa male al fegato, in particolare se già compromesso a causa di obesità e altre malattie che rientrano nella sindrome metabolica. Per iniziare a limitarne l’uso nell’alimentazione quotidiana, potrebbe interessarvi leggere la nostra lista di alimenti senza zucchero.

Elena Rizzo Nervo

Elena è nata a Bologna, dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, nutrizione e tendenze alimentari. Il suo piatto preferito é il Gateau di Patate, "perché unisce gusto e semplicità e conquista tutti". Per lei in cucina non può mancare una bottiglia di vino, "perché se c'è il vino c'è anche la buona compagnia".

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