Donna Franca

Redazione

di Martino Ragusa.

“Donna Franca” è un Marsala Riserva Superiore di almeno 15 anni, invecchiato in caratelli di rovere da 300 litri e poi affinato per almeno 6 mesi in bottiglia. E’ prodotto solo nelle annate migliori come tutti vini destinati alla “Riserva Aegusa”, che dalla fine dell’800 raccoglie i migliori Marsala di Casa Florio. Si propone come vino delle grandi occasioni. Il mio consiglio, però, è di degustarlo subito, senza aspettare occasioni particolari che chissà quando arriveranno, in solitudine raccolta o con una compagnia limitata a chi ha l’animo disposto a lasciarsi trasportare dalle tante suggestioni che questo vino è capace di indurre.
Per aiutarvi a scatenare la fantasia e fare volare la mente, vi darò qualche notizia su Donna Franca Florio, la nobildonna che questo vino vuole celebrare. Che fosse di grande bellezza e straordinaria eleganza lo si percepisce subito dallo stupendo ritratto di Boldini eseguì nel 1924. Piano, si fa presto a dire ritratto. Quando mai è potuta esistere una donna così? Si percepisce subito che è piuttosto un ideale di donna, la trasfigurazione visionaria di un pittore che ha voluto creare l’ennesima (e stavolta riuscitissima) Icona Liberty. Chissà se era veramente così Donna Franca, o se era solo la fantasia si Boldini a percepire quella creatura dall’incarnato di porcellana, flessuosa eppure solenne come una statua messa lì a imporre ammirazione e soggezione.

Forse nella realtà era un po’ diversa. Meno ieratica e più umana, come tutte le persone di grande intelligenza, ma l’impatto che doveva avere con l’immaginario maschile doveva essere proprio quello raffigurato dal maestro. Di teste, la nobildonna Franca Jacona di San Giuliano ne fece girare parecchie e di tutti i tipi: coronate, come quella del Kaiser Guglielmo II che la chiamò “Stella d’Italia” e cinte d’alloro, come quelle del Vate Gabriele D’Annunzio, artefice dell’appellativo “Donna Franca” e della definizione laconica e solenne di “Unica”. Di fatto teneva banco nell’alta società europea proprio nel momento in cui l’Europa attraversava quel fortunatissimo momento di ottimismo che prese il nome di Belle Epoque. In tutto questo, è ancora più straordinario che fosse amata anche dal popolo per il quale, indiscutibilmente, era “La Regina di Palermo”. Dice una leggenda urbana, forse vera, che la gente era solita attendere ore e ore in strada per scorgerla un solo istante nella sua carrozza. I palermitani non avevano torto a chiamarla Regina. In fondo, quella dei Florio era una specie di famiglia reale a latere delle istituzioni come altre ce sono state nella storia degli ultimi due secoli: i Krupp, i Kennedy, gli Agnelli. Furono i veri artefici del periodo di splendore che la città visse a cavallo tra l’Otto e Novecento, quando si fregiava dell’orgoglioso titolo di Centro dell’Europa.
Imprenditori potentissimi, differenziarono i loro con interessi economici nei più svariati campi di investimento: nel vino, nelle compagnia di navigazione, in fonderie, e nelle tonnare (possedevano l’isola di Favignana) senza per altro tralasciare investimenti forse meno redditizi ma utilissimi all’immagine come la fondazione del quotidiano “L’Ora” e l’istituzione della “Targa Florio”.
Si dice che la Sicilia abbia saltato il Rinascimento perché nel momento in cui nel Nord d’Italia sorgevano i Liberi Comuni e le Signorie, l’Imperatore Federico Secondo di Svevia restaurava nell’isola il sistema feudale. Ebbene, con secoli di ritardo, i Florio fecero assaporare a Palermo quella stessa, straordinaria atmosfera di libertà, umanesimo e progresso che i Medici seppero donare a Firenze.
Tutto questo furono i Florio e questo era il regno di Donna Franca. Mi sono accorto di essermi spinto lontano partendo da una bottiglia. Ma ve lo avevo detto che è un vino capace di dare forti suggestioni.
bottiglia di vino donna francaPer tornare alla bottiglia, il Donna Franca è un vino liquoroso a Denominazione di Origine Controllata “Marsala“. Il vitigno è Grillo 100% e il 2007 è stato il suo primo anno di produzione. È un’evoluzione della Riserva Aegusa, nata verso la fine del 1800, come selezione dei migliori Marsala di Casa Florio. La zona di produzione è la fascia costiera del comune di Petrosino, un terreno poco fertile, siliceo e ricco di “terre rosse” con falda acquifera superficiale; come altitudine restiamo sempre sotto i 50 metri sul livello del mare, il clima è insulare: inverni piovosi e miti, estati molto calde e asciutte. I vigneti sono allevati tipicamente ad alberello marsalese, con una densità di almeno 5.000 ceppi per ettaro. La vendemmia si fa manualmente, a maturazione avanzata nella II e III settimana di Settembre. La vinificazione avviene pigiando le uve ad elevato tenore zuccherino e a contatto con le bucce per circa 12 ore. Bisogna pressare con decisione il pigiato per passare al mosto le preziose sostanze contenute nella bucce. La fermentazione è lenta, a primavera inizia la preparazione della concia mediante l’aggiunta, al vino ottenuto, di Mistella, Mosto Cotto e Distillato di Vino. La maturazione deve essere di almeno 15 anni in preziosi caratelli in pregiato rovere da 300 litri, mentre per l’affinamento servono almeno 6 mesi in bottiglia.
il logo del marsala donna francaIl Donna Franca ha un colore topazio brillante con intensi riflessi ambrati, un profumo intenso e complesso, in cui si distinguono sentori di albicocca sciroppata e datteri, in un ampio coro di spezie. Il sapore è pieno, caldo, morbido sino a velluto, con elegante fondo vanigliato. Netti i sentori di spezie e frutta candita, chiusura di caramello e mandorla amara. Raggiunge un grado alcolico del 19%, con un residuo zuccherino di 93,0 g/l. In totale nelle migliori vendemmie si arriva a produrre circa 10.000 bottiglie da 500 ml, va conservato in ambiente fresco (13°-15°C), non umido, al riparo dalla luce, tenendo presente che se conservato in cantine idonee, non ha praticamente limiti temporali.
Va servito a 15°/16°C, in un calice a tulipano molto ampio, fine e trasparente.
Abbinamenti: Il Donna Franca è un elegante vino da dessert, ottimo da meditazione

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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