dieta mima digiuno

La dieta “mima digiuno” fa bene ai diabetici?

Angela Caporale
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    Il diabete è una malattia cronica che, secondo i dati Istat del 2015, colpisce più di 3,7 milioni di italiani. Nell’organismo di chi ne soffre, vi è un malfunzionamento o un eccesso di insulina, l’ormone che ha il compito di controllare la glicemia. Esistono vari tipi di diabete, ma soprattutto nel caso del tipo II, quello più diffuso, è stata dimostrata l’importanza di un’alimentazione sana e regolare. Proprio il rapporto tra la malattia e il cibo è oggetto di numerose ricerche che hanno l’obiettivo di individuare la dieta più adatta sia per prevenire che per controllare la malattia. È il caso di un famoso studio dell’American Diabetes Association a proposito della dieta vegetariana, mentre restano dei dubbi a proposito degli effetti della dieta mima digiuno sul diabete. Esistono, infatti, pareri discordanti all’interno della comunità scientifica: vediamo, dunque, cosa dicono gli studi più autorevoli.

    La dieta mima digiuno contro il diabete?

    digiuno e diabete

    Ha destato non poco scalpore e interesse lo studio, pubblicato nel febbraio 2017 sulla rivista Cell, dal titolo “Fasting-Mimicking Diet Promotes Ngn3-Driven β-Cell Regeneration to Reverse Diabetes”. Il team di ricercatori, coordinato dal direttore dell’Istituto sulla Longevità della University of Southern California di Los Angeles, Valter Longo, ha analizzato gli effetti del digiuno su una coorte di topi che soffrono di diabete. In particolare, l’obiettivo era capire l’impatto di questa dieta, chiamata “mima digiuno”, sulla fisiologia e sulla patologia umana, in relazione alla modulazione dell’ormone IGF-1.

    Ciò che è emerso è che questo stile alimentare ha portato alla reversione dell’iperglicemia, un aumento di massa delle cellule che producono l’insulina, di fatto si è osservato come, nei roditori, 4 giorni alla settimana di dieta mima digiuno riportassero la secrezione insulinica a livelli normali.

    Questa ricerca è stata accolta con grande entusiasmo, tuttavia fin da subito sono state sottolineate alcune criticità, prima tra tutte il fatto che non è possibile trasferire in maniera automatica i risultati ottenuti sui topi agli esseri umani. La stessa università californiana, poche settimane dopo la pubblicazione della ricerca, ha specificato in una nota: “Per quanto riguarda i nostri recenti studi sul diabete, NON cercare di applicare qualsiasi tipo di dieta del digiuno (FMD) per il trattamento sia del diabete di tipo 1 o di tipo 2, sia da soli o con l’aiuto di un medico. La combinazione della FMD e insulina o altri farmaci potrebbe aumentare il rischio di gravi complicanze, compresa la possibilità di morte. Sebbene l’uso della FMD per trattare il diabete di tipo 1 o 2 è promettente, deve essere testato e dimostrato sicuro ed efficace per uso umano in studi clinici approvati dalla FDA.”

    Il digiuno come causa di diabete?

    Un studio dell’Università di São Paulo in Brasile, presentato al meeting annuale della European Society of Endocrinology lo scorso maggio sostiene, invece, esattamente il contrario dello studio di Longo. Il team ha analizzato le conseguenze di un digiuno a giorni alterni su una coorte di ratti adulti. L’obiettivo era capire gli effetti in tre ambiti: il peso, i livelli di radicali liberi e la funzionalità dell’insulina.

    Nel complesso, il peso dei roditori è calato, ma si è accumulato grasso a livello addominale, che rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza del diabete nei soggetti in sovrappeso o che soffrono di obesità. Inoltre, le cellule del pancreas deputate alla secrezione di insulina sono risultate danneggiate, mentre è stato individuato un livello più alto di radicali liberi.

    In sintesi, i ricercatori di San Paolo non solo smentiscono la ricerca precedente a proposito del fatto che la dieta mima digiuno possa contrastare il diabete, ma al contrario sollevano il dubbio che seguirla possa rappresentare addirittura un fattore di rischio.

    Ciò in particolare per i soggetti sovrappeso e obesi che potrebbero scegliere questo stile alimentare per poter dimagrire. In questo caso il rischio è addirittura maggiore perché, come ha dichiarato al Guardian Ana Bonassa, uno dei membri del team di ricercatori: “Dobbiamo considerare che queste persone che scelgono la dieta mima digiuno possono già soffrire di insulino-resistenza e, dunque, sebbene la dieta possa portare ad un dimagrimento in breve tempo, a lungo termine ci possono essere dei danni potenzialmente molto seri sulla salute, come lo sviluppo del diabete di tipo II.”

    Dieta e diabete: i consigli della nutrizionista

    dieta e diabete

    Non esistono, dunque, allo stato attuale evidenze scientifiche sufficienti per poter affermare quali sono gli effetti della dieta mima digiuno su chi soffre di diabete. Tuttavia, proprio per questo è importante affidarsi a medici, dietisti, nutrizionisti, tutti professionisti esperti, che sappiano dare dei consigli a proposito dell’alimentazione da seguire in maniera personalizzata.

    Ci sono, però, alcune linee guida generali riassunte in alcune interviste dedicate proprio alla dieta per il diabete dalla dottoressa Francesca Evangelisti, biologa nutrizionista. In primo luogo, è importante tenere sotto controllo l’assunzione di carboidrati, che non devono superare il 50-55% delle calorie totali giornaliere. Meglio la pasta integrale, preferibile anche al riso e alle patate, sebbene tutti e tre questi alimenti contegano zuccheri complessi ad assorbimento lento; da evitare, invece,evitare zuccheri semplici ad assorbimento rapido come glucosio e saccarosio. Per questo è importante fare attenzione anche alla frutta: vanno benissimo kiwi, frutti di bosco, fragole e mela smith, mentre meglio evitare uva, ananas, fichi, banane e cocomeri.

    L’apporto proteico, invece, è il medesimo consigliato per una persona sana. Nessun problema, dunque, per carne, pesce, legumi e uova da assumere in ogni pasto, in porzioni moderate. Completano la dieta i grassi, meglio se di origine vegetale, ad alto contenuto di acidi grassi polinsaturi, utili nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, e le fibre di legumi e verdure.

    Pane integrale prodotto con lievito madre, fiocchi d’avena integrali, biscotti secchi integrali senza zucchero, ma anche muesli e frutta secca sono tutti ingredienti perfetti, da alternare, per una colazione sana. La dottoressa consiglia di abbinarci yogurt magro o di soia, caffè decaffeinato, tè verde o tisane, latte scremato o parzialmente scremato, meglio se freddo, e frutta fresca. Una colazione sostanziosa ed equilibrata è, infatti, fondamentale per chi soffre di questa patologia. Conoscevate gli effetti della dieta mima digiuno sul diabete?

    Angela Caporale

    Nata a Udine, vive e lavora a Bologna come giornalista freelance. Il suo piatto preferito è la pasta alla carbonara, perché le viene proprio bene in tutte le sue varianti. In cucina, per lei, non può mai mancare una compagnia ciarliera, un dolce da condividere e un buon bicchiere di vino bianco.

    3 responses to “La dieta “mima digiuno” fa bene ai diabetici?”

    1. Luca says:

      Come si fa a mettere sullo stesso piano la dieta mimadigiuno (max 1 volte al mese per 5gg) con 1100 Kcal il primo giorno e 800 Kcal gli altri quattro (e solo per persone in sovrappeso o obese. Da diradare in seguito al calo ponderale etc…) con un digiuno intermittente? Per quanti giorni. Con quale alimentazione nei giorni in cui si mangia? Senza considerare le ricerche effettuate dalle università di Newcastle e Glasgow condotte dal Prof. Roy Taylor.

      • Dott.ssa Francesca Evangelisti says:

        Buongiorno Luca,
        lo scopo dell’articolo non è mettere sullo stesso piano due diete (delle quali non viene data alcuna indicazione calorica), ma presentare due studi che mettono in relazione questa patologia con un regime alimentare che prevede il digiuno per evidenziare il dibattito aperto, a livello di comunità scientifica, sul tema. Infine, abbiamo deciso di concludere con dei consigli pratici per chi soffre di diabete basati sull’esperienza e le competenze di una nutrizionista.
        Se dalle ricerche che segnala ci sono spunti interessanti, saremo lieti di ampliare il dibattito. Grazie per il suo contributo.

    2. alessandro says:

      sono quasi dieci anni che gli studi di Taylor sono portati avanti e illustrati in cinvegni internazionali. In Italia, soprattutto tra i diabetologi, nessun interesse.

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