carne coltivata

Carne “coltivata” in laboratorio? A Singapore arriva la prima alternativa artificiale ai nuggets di pollo

Angela Caporale
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    In un ristorante di Singapore saranno presto vendute e servite pepite di carne “coltivata” di pollo (cultured meat o lab-grown meat), prodotta in laboratorio a partire da cellule animali. È il primo Paese al mondo ad approvare la distribuzione di questo nuovo tipo di carne sintetica, realizzata da una start up californiana che si chiama Eat Just e per questo la notizia, data dalla rivista del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston, ha attirato l’attenzione delle principali agenzie di stampa del mondo. A differenza di altri prodotti come i burger di Beyond Burger o Impossible Burger che già troviamo in Italia, infatti, questo prodotto contiene in un certo senso una parte animale senza che sia necessario, però, uccidere un animale. Scopriamo com’è stato possibile realizzare questi speciali “nuggets”.

    Carne “coltivata”: cosa sono le pepite di pollo autorizzate da Singapore?

    Facciamo un passo indietro. Lo scorso 2 dicembre, la Singapore Food Agency ha autorizzato Eat Just a vendere, per ora solo in un ristorante, delle pepite di carne di pollo sintetica, realizzata in laboratorio a partire da cellule animali. È la prima volta che un’autorità sanitaria al mondo dà il via libera a questo tipo di prodotti che rappresentano un’evoluzione della carne sintetica vegetale che, ormai, troviamo sempre più frequentemente sia nei ristoranti sia nei supermercati, anche in Europa. La principale differenza è che la “carne coltivata” di Eat Just non è 100% vegetale e, allo stesso tempo, è la prima carne al mondo che non deriva da un animale macellato.

    carne coltivata in laboratorio

    Firn/shutterstock.com

    In un laboratorio, il team di Eat Just ha fatto crescere alcune cellule muscolari prelevate da un animale insieme a proteine di origine vegetale. Il procedimento permette di creare questi nuggets che, secondo i promotori, possono rappresentare una svolta per la riduzione dell’impatto ambientale dovuto alla produzione della carne “tradizionale”, senza però rinunciare al suo consumo. La start up californiana – che, tra gli altri prodotti, ha realizzato anche un uovo sintetico – ha scelto il pollo per avviare le sperimentazioni nel campo della carne, trattandosi di una delle carni con la maggiore produzione e commercializzazione al mondo: negli ultimi 50 anni, ha registrato una continua crescita e il mercato si espande, come si legge nel rapporto di giugno 2020 “Food Outlook” della FAO.

    La Singapore Food Agency, prima di autorizzare l’attività, ha analizzato i dati relativi all’intero procedimento di produzione, compresi i test di sicurezza: sarà la stessa filiera sperimentata in California a essere realizzata nella piccola città-Stato asiatica. Eat Just aggiunge che il prodotto è sicuro per il consumo umano, che non vi è traccia di antibiotici e che ha un “contenuto microbiologico estremamente basso e significativamente più pulito rispetto al pollo convenzionale.”

    Le sfide per la “carne coltivata”

    La produzione e il commercio delle pepite di pollo “coltivate”, tuttavia, presenta delle sfide ancora irrisolte. In primo luogo, la BBC riporta che il costo delle nuggets potrebbe essere di poco inferiore ai 50 $: si tratta di una cifra che è destinata a diminuire, ma non potrà raggiungere in tempi brevi il prezzo attuale delle crocchette di pollo in commercio. I costi di produzione della carne “coltivata” sono difatti molto elevati epiù ingenti rispetto alla “versione vegetale”.

    nuggets carne sintetica

    Elenglush/shutterstock.com

    Un secondo nodo per la diffusione di questo prodotto riguarda la reazione dei consumatori. Come nel caso degli hamburger sintetici, le pepite – che di fatto sono prodotti a base di carne – sono pensate per un pubblico non vegetariano e non vegano ma che desidera ridurne il consumo. Non è detto che chi acquisisce una sensibilità di questo tipo accetti di diventare un consumatore di carne “coltivata” – come confermano anche le discussioni sul tema del “meat sounding” –, ma potrebbe semplicemente optare per una riduzione della quantità o della frequenza continuando a mangiare carne tradizionale.

    Mangeremo “carne coltivata” anche in Europa?

    John Tetrick, CEO di Eat Just, ha dichiarato a Reuters: “Immagino cosa potrebbe accadere se gli Stati Uniti, l’Europa occidentale e altri Paesi vedranno cosa è stata in grado di fare Singapore, compreso il rigoroso quadro normativo che hanno realizzato. Mi piace immaginare che lo useranno come un modello per realizzarne altrettanti.”

     

    Attualmente, però, nell’Unione Europea non è in discussione l’introduzione o meno sul mercato della carne sintetica “coltivata”, ma è indubbio che questo sia un trend sempre più significativo e rilevante su scala globale. Il sistema degli allevamenti intensivi è responsabile del 14,5% delle emissioni di gas serra al mondo, nonché, co-responsabile della deforestazione di parte dei più importanti polmoni verdi del pianeta, come denunciato da un recente rapporto del WWF

    La riduzione dei consumi di carne – alle condizioni attuali – è da lungo tempo considerata una priorità, tant’è che anche la prestigiosa rivista scientifica The Lancet, nell’elaborare una dieta sostenibile e salutare, ha fortemente raccomandato di consumare più vegetali e legumi, e meno carne.

    Non sorprende, allora, il fatto che diverse start up, come Eat Just, stiano sperimentando soluzioni alternative, fortemente innovative e sviluppate in laboratorio, per ottenere carne coltivata. Ancora una volta Reuters, riporta che nel mondo sono oltre venti le realtà che stanno attualmente testando pesce, carne bovina e pollo “coltivati”, sperando di inserirsi nel mercato emergente delle alternative alla carne tradizionale.

     

    Se venisse introdotta sul mercato europeo, sareste curiosi di assaggiarla?

    Angela Caporale

    Passaporto friulano e cuore bolognese, Angela vive a Udine dove lavora come giornalista freelance. Per Il Giornale del Cibo scrive di attualità, sociale e food innovation. Il suo piatto preferito sono i tortelloni burro, salvia e una sana spolverata di parmigiano: comfort food per eccellenza, ha imparato a fare la sfoglia per poterli mangiare e condividere ogni volta che ne sente il bisogno.

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