caramelle italiane

Pastiglie Leone, Rossana, Golia: origine e storia delle più note caramelle italiane

Giulia Zamboni Gruppioni Petruzzelli
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Indice

     

     

    Secondo le stime del 2016, in Italia il 7,5% del volume del mercato dolciario nazionale è rappresentato da prodotti di confetteria. Di questi, il 75% è composto da caramelle e pastiglie per un valore economico pari al 67%. Numeri significativi che rivelano l’importanza del settore e, in particolare, della produzione di caramelle. Anticamente associate a funzioni balsamiche, con l’epoca moderna e contemporanea le caramelle in genere sono state pensate sempre più come prodotto per i bambini. Certamente, però, non sono solo i più piccoli a mangiarle: il loro apporto zuccherino le ha rese fonte di conforto anche per gli adulti (basti pensare che proprio le caramelle erano spesso consumate anche dai soldati durante le due Guerre Mondiali); mentre spesso il loro legame con il tempo dell’infanzia contribuisce al piacere psicologico di ritrovare, da grandi, il sapore e il ricordo del passato, in un’esperienza di gusto di proustiana memoria.

    È vero, e non va trascurato, che una certa forma di dipendenza da zucchero esiste anche per l’uomo e che i danni provocati da un suo consumo smodato non sono banali. Ed è vero anche che il marketing ha favorito enormemente il consumo di caramelle, senza regole e senza età, da noi come all’estero. Tuttavia, al di là di occasioni estreme come Halloween e simili, le caramelle rientrano in una più lunga tradizione di pasticceria, tuttora fiorente e capace di contribuire all’alimentazione odierna. Vediamo allora quando nasce e come si evolve la cultura delle caramelle tipiche italiane.

    Quando nascono le caramelle?

    L’origine delle caramelle è del tutto simile a quella dei confetti e inevitabilmente legata alla storia dello zucchero e della sua diffusione in Europa. Bene prezioso di origine indiana, lo zucchero era noto in Europa fin dai tempi dei romani e, dato il suo costo elevato, destinato solo ai pochi ricchi che potevano permetterselo. Fu la (ri)scoperta dello zucchero di barbabietola a metà del Settecento a renderlo improvvisamente meno costoso e alla portata da tutti, tanto da facilitarne anche l’impiego in cucina. Ma è con il Novecento inoltrato che la produzione di caramelle si industrializza e città già famose per la loro tradizione dolciaria artigianale, come Torino e Genova, diventano sedi di vere e proprie fabbriche di caramelle.

    L’etimologia stessa della parola “caramella” conferma il suo antico sviluppo: il termine viene fatto risalire alternativamente allo spagnolo e francese caramel, dal latino canna mellis ovvero canna da zucchero, o direttamente al tardo latino calamellus come diminutivo di calamus, canna appunto.

    Diversa, e altrettanto significativa, è invece la derivazione dell’inglese candy che non sempre può essere efficacemente tradotto con l’italiano caramella. La parola anglosassone deve infatti la sua origine al sanscrito khanda che aveva il significato di “zucchero in pezzi”. Tuttavia, se nell’inglese britannico candy corrisponde effettivamente alla nostra caramella, negli USA sta invece ad indicare gli snack dolci in generale, comprese barrette di cioccolato e lecca-lecca. In questo articolo vedremo nello specifico quali sono le caramelle tipiche italiane, la loro lunga tradizione e qualche golosa curiosità.

    caramelle

    Nitr/shutterstock.com

    Caramelle tipiche italiane “in salsa Amarcord”

    Se si escludono le varianti sugarfree, molto in voga oggi, lo zucchero – inteso come saccarosio – è da sempre l’ingrediente principale delle caramelle insieme al glucosio (sostanza dolce presente nella frutta e nel miele), agli aromi e agli additivi che, tutti insieme, danno alle pastiglie dolci il loro colore, sapore e odore. Di varianti, in Italia e nel mondo, ne esistono tantissime e alcune di queste sono talmente tipiche da costituire quasi un prodotto-bandiera della nazione in cui sono diffuse. È il caso delle caramelle alla liquirizia salata finlandesi (le salmiakki): vera prelibatezza per la maggior parte degli abitanti del luogo, rischiano di mettere in seria difficoltà gli sprovveduti palati di turisti inconsapevoli. O dei Bon Bon Bums colombiani, specie di lecca lecca di cui pare che anche la cantante Shakira non possa fare a meno.

    Nominare tutte le tipologie di caramelle esistenti sarebbe impossibile oltre che noioso. Molto meglio dedicarsi alla riscoperta di qualche vanto nostrano per ripercorrere, con mente nostalgica e papille vispe, le caramelle anni 80 e 90 più famose di sempre.

    Le Pastiglie Leone

    pastiglie leone

    Cineberg/shutterstock.com

    È dal 1857 che le Pastiglie Leone esistono, con loro la famosa scatola dal design vintage che le ha rese note in tutto il mondo. L’azienda piemontese famosa per le sue pastiglie aromatizzate fu ceduta nel 1934 da Luigi Leone alla famiglia Monero, capeggiata allora da Giselda Balla Monero, detta “la Leonessa”, tra i primi esempi di imprenditoria femminile nostrana. Dopo ottant’anni di attività le redini dell’industria sono passate nel luglio 2018 a un’altra società privata italiana, ma le pastiglie Leone continuano ad essere prodotte in numerose forme e gusti secondo la ricetta antica che le rende molto amate dai bambini e non solo. Si dice che tra gli estimatori più convinti delle caramelle Leone, e in particolare delle gommose alla violetta, ci sia stato anche Camillo Benso Conte di Cavour, che soleva mangiarne una per schiarirsi la voce prima delle riunioni presso il Parlamento subalpino.

    Le caramelle Rossana

    caramelle rossana

    Di Aplasia – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=57094144

    Altrimenti detta “la Rossa Perugina”, Rossana deve il suo nome a Roxanne, la donna amata da Cyrano de Bergerac nella commedia di Rostand, e la sua fortuna anche all’iconico incarto con cui è da sempre confezionata: colore rosso (e come poteva essere altrimenti?) e rumore distintivo. Tanto distintivo da essere stato ripreso anche in una scena del film Youth – La giovinezza di Paolo Sorrentino. Nata nel 1926 per volontà di Luisa Spagnoli, allora alla guida della casa dolciaria Perugina, è stata poi nel tempo ceduta alla Nestlé per tornare in mani italiane nel 2016 acquistata dalla Fida, azienda di Asti già produttrice delle altrettanto famose Fruttalegre e Spicchi, per citarne alcune. Con il loro guscio solido e il loro cuore cremoso al sapore di mandorle e nocciole, le Rossana si sono meritatamente guadagnate un posto nella memoria (e nelle tasche) di nonni e nipoti.

    Le Golia

    La storia delle caramelle Golia, piccoli dischetti di liquirizia impacchettati singolarmente, si intreccia inevitabilmente con quella di un grande – per dimensioni e fatturato – gruppo italiano: la Perfetti Van Melle. Terzo produttore mondiale del settore della confetteria, la Perfetti Van Melle prende il nome dalla fusione del 2001 dell’azienda Lombarda con la società olandese Van Melle N.V, ma il suo passato è molto meno recente.

    Oltre alla Golia, di cui molti ricorderanno i passaggi televisivi anni ‘80 e ‘90 a partire dal jingle “Chi non mangia la Golia non è figlio di Maria”, il gruppo è autore di successi intramontabili come le chewing gum Brooklyn, Vigorsol, Big Babol e Daygum, ma anche delle Morositas (ed è subito spelling) e, a seguito delle recenti acquisizioni, di Fruittella e Chupa Chups. Ma gli appassionati della liquirizia non potranno dimenticare certo le Tabù, sempre della Perfetti, vendute in scatolina metalliche tonde, che alla fine degli anni Ottanta divennero famose anche per lo spot musicato il cui personaggio era ispirato apertamente al musicista statunitense Al Jolson.

    Le Galatine

    caramelle galatine

    Di WhatamIdoing – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=33549801

    Indimenticabili caramelle al latte, anche le Galatine hanno superato egregiamente il mezzo secolo di vita. È il 1956 quando la Polenghi, azienda lombarda specializzata nella produzione di latte, mette in commercio le tavolette al latte che solo nel 1996, dopo l’acquisizione da parte di Sperlari, furono rese tonde. Da allora, packaging e gusti si sono modernizzati e arricchiti, senza però mai tradire l’origine della caramella bianca per antonomasia.

    Le morbide toffee Elah

    A dispetto del suo nome apparentemente straniero, l’azienda famosa per le caramelle mou è decisamente italiana: genovese di nascita, fu fondata nel 1909 da Francesco Molié e portata avanti con successo dai suoi discendenti, fino agli anni Settanta, quando venne acquisita dalla Dufour. Entrambe oggi fanno parte del gruppo Novi (quelli della cioccolata) Dufour Elah dell’imprenditore alessandrino Flavio Repetto. Come la Elah, anche la Dufour ha radici storiche e genovesi: di qualche anno più giovane, la fabbrica di caramelle venne aperta nel 1926 e si è distinta negli anni per le sue chicche ripiene, le gelatine di frutta Big Frut Gelée e le Selz Soda, come dimenticarle?

    Caramelle artigianali italiane

    Non si può trattare il tema della confetteria italiana senza nominare, anche solo brevemente, la lunga tradizione delle caramelle artigianali. Tra quelle tipiche italiane, spiccano infatti almeno due tipologie molto distanti tra loro, almeno per terra d’origine:

    • Le zirele trentine: tra le specialità gastronomiche del Trentino Alto Adige, queste caramelle dalla forma squadrata sono preparate con zucchero, acqua, succo di glucosio e un aroma a piacere. Proprio gli aromi (che vanno dalle erbe officinali, al miele, al rabarbaro, alla vaniglia, all’anice, alla cannella e così via per altri mille gusti) danno alle zirele il loro color pastello e il loro sapore piacevolmente dolce.
    • Le caramelle ai frutti siciliani: dette anche “fruttini”, sono palline dolci al gusto degli agrumi dell’isola. Colorate e sfiziose, le chicche al sapor di Sicilia sono diventate un prodotto riconosciuto e diffuso anche al di fuori della regione e si possono trovare nelle bancarelle di confettieri non solo locali.

    I successi di colossi come la Perfetti Van Melle, i numeri della Novi Elah Dufour (“150 sacchetti di caramelle al minuto e 550 tavolette di cioccolato al minuto” dichiarati da Flavio Repetto nel 2018) e il fatturato annuo delle Pastiglie Leone (“10 milioni di euro”, dati del 2018), ci ricordano come la produzione di caramelle non sia affatto marginale nell’economia alimentare del paese, anche in termini di risorse umane impiegate. La longevità di alcune caramelle tipiche italiane, ne fa inoltre oggetto di curiosità dal punto di vista sociale, in quanto capaci di rispondere dopo anni alle preferenze di nuove e vecchie generazioni.

    Ora però siamo curiosi di sapere le vostra opinione: quali sono secondo voi le migliori caramelle di sempre?

    Giulia Zamboni Gruppioni Petruzzelli

    Giulia è nata a Bologna ma geni, pancia e cuore sono pugliesi. Scrive principalmente di tendenze alimentari e dei rapporti tra cibo e società. Al mestolo preferisce la forchetta che destreggia con abilità soprattutto quando in gioco c'è l'ultima patatina fritta. Nella sua cucina non deve mai mancare... un cuoco!

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