Quando si parla di ‘pesca sostenibile’ non sempre si conoscono i requisiti che la qualificano come tale, né tutti i motivi per i quali è importante sceglierla. Il tema del depauperamento delle risorse ittiche e degli ecosistemi marini, peraltro, è sempre più d’attualità, anche grazie alla sensibilizzazione incoraggiata da realtà come Greenpeace e Slow Fish, ad esempio. Dopo esserci occupati della sostenibilità del pesce allevato, questa volta capiremo per cosa si distingue il pescato di mare eco-compatibile, oltre ad approfondire tutte le buone ragioni per preferirlo.

Pesca sostenibile per difendere il mare

Consumo di pesce sostenibile

Alla base del concetto di pesca sostenibile c’è innanzitutto il rispetto per il mare, inteso come patrimonio naturale e bene comune minacciato da preservare. Sul piano pratico, questo significa evitare i comportamenti più dannosi per le specie ittiche e per gli ecosistemi marini che le ospitano. Fra questi, i prelievi eccessivi, gli sprechi inutili e le tecniche distruttive per i fondali. Le civiltà umane praticano la pesca fin dalla preistoria, un’attività che da sempre assicura approvvigionamento alimentare e lavoro. L’industrializzazione ha però cambiato drasticamente l’impatto ambientale di questo settore, sulla spinta di una domanda in costante crescita, che spesso non considera sufficientemente i ritmi naturali del mare.

Contro gli eccessi della pesca industriale

La pesca industriale, con i grandi colossi multinazionali che operano nel settore, nel corso degli anni ha impoverito le risorse marine, compromettendo l’esistenza di habitat delicati e portando quasi all’estinzione alcune specie, come il tonno rosso. I prelievi eccessivi e indiscriminati hanno finito per danneggiare il settore stesso della pesca, specialmente quello artigianale, per il quale è impossibile competere con le moderne flotte delle grandi compagnie, che oltretutto riescono a sfruttare maggiormente le quote di pescato stabilite dai governi. La pesca artigianale, tuttavia, sul piano globale è prevalente, ma non necessariamente opera nel pieno rispetto del mare. Anche per questo è bene chiarire alcuni punti sulla pesca sostenibile.

Le basi della pesca sostenibile

In sintesi, ecco alcuni principi fondamentali che qualificano la pesca sostenibile.

  1. L’impiego di strumentazioni non troppo invasive è fondamentale per mantenere le aree di prelievo in condizioni accettabili. Fra poco vedremo quali sono le tecniche e gli strumenti che rispettano questi requisiti.
  2. Il comportamento di chi pesca, chiaramente, è altrettanto decisivo. Oltre alle strumentazioni idonee, bisogna pescare nelle zone e nei periodi consentiti, lasciando ai pesci il tempo di crescere fino alla maturità sessuale, permettendogli di riprodursi. Il rispetto di questo equilibrio tra prelievo e ripopolamento è la principale garanzia per una pesca sostenibile, in armonia con il perpetuarsi degli ecosistemi e della pesca stessa.
  3. Allo stesso modo, si devono evitare gli sprechi e le catture di animali diversi da quelli che si cercano. Come vedremo, alcune tecniche portano a uccidere inutilmente molti pesci e a prelevare specie protette estranee al mercato ittico.

Tecniche di pesca dannose Vs metodi sostenibili

Pesca sostenibile

I metodi di pesca si distinguono per le specie ittiche alle quali mirano e per il grado di selettività che riescono ad attuare. Considerando l’impatto ambientale sugli ecosistemi marini, le differenze possono essere molto significative, come stiamo per vedere.

Metodi più dannosi

  • Il traino di fondo, molto diffuso, richiede motori potenti. Le reti vengono trascinate per la catturare i pesci che vivono sui fondali, in questo modo però l’habitat delicato di molte specie viene ‘arato’, con un impatto distruttivo. Esistono diverse varianti di questa tecnica e le reti possono essere trainate da coppie di imbarcazioni, per insidiare i piccoli pesci pelagici come le sardine e le acciughe.
  • Il palangaro derivante consiste in un cavo portante, lungo anche diversi chilometri e munito di galleggianti, al quale vengono collegate molte lenze con ami. Questa tecnica viene utilizzata per pescare i grandi predatori d’altura, come il tonno e il pesce spada, ma possono essere catturati facilmente anche delfini, squali e tartarughe marine.
  • Anche la tonnara volante grande rete di circuizione per la pesca del tonno può incorrere nel problema appena citato, dovuto alla mancanza di selettività.
  • La draga turbosoffiante è probabilmente la tecnica più dannosa fra quelle qui riportate. Il fondo viene smosso con forti getti d’acqua mentre una sorta di rastrello cattura i molluschi. Oltre a danneggiare i fondali, questa metodologia non fa distinzioni sulle catture.

Metodi più sostenibili

  • La rete da posta, impiegata nel Mediterraneo in diverse tipologie, può essere costituita da un’unica rete, detta da imbrocco, o da tre reti sovrapposte, dette tremaglio. Questa tecnica si usa soprattutto per i pesci di fondo, come le sogliole, i cefali e le seppie.
  • La nassa è una sorta di gabbia a forma di imbuto, munita di esca e calata a mano. Si tratta di una tecnica antica e sostenibile, che in genere permette di liberare vive le eventuali catture indesiderate.
  • Il palangaro di fondo, diversamente da quello derivante, mira ai pesci che vivono sul fondale ed è più selettivo nelle catture.
  • Allo stesso modo, il traino a mezz’acqua, impiegato per il pesce azzurro, ha il vantaggio di non danneggiare i fondali.
  • La canna, talvolta utilizzata per pescare tonni e merluzzi, resta il metodo più selettivo e coerente con il concetto di pesca sostenibile. Il pescato a canna è più integro e non subisce danni durante la cattura, anche se il prezzo risulta più caro.

Consumo di pesce sostenibile: consigli per chi compra

Comprare pesce consigli

Dopo aver precisato alcuni aspetti interessanti sulla pratica della pesca, è il momento di spostare l’attenzione su chi acquista il pesce. Come si ricordava in precedenza, la domanda condiziona l’approccio e le caratteristiche della pesca, oltre a determinare le quantità prelevate. Per questo motivo, la responsabilità sulle condizioni del mare non può che ricadere sulle scelte dei consumatori. Ecco tre semplici regole per un consumo di pesce sostenibile.

Acquistare pesce locale e di stagione

Innanzitutto, è importante seguire la stagionalità, come abbiamo visto nel nostro articolo sul pesce di luglio e nel calendario delle stagioni della pesca. Allo stesso modo, il pesce pescato nel Mediterraneo dovrebbe essere in cima alle nostre preferenze. Durante alcuni periodi dell’anno è vietato pescare determinati pesci, per ragioni di riproduzione o migrazione. Le specie vendute tutto l’anno in genere sono allevate o provengono da mari lontani, talvolta sfruttando l’ambiente e i lavoratori. Meglio quindi acquistare quello pescato vicino al luogo di vendita, che inoltre è quasi sempre più fresco, controllato ed economico. Tuttavia, oggi a prevalere è il consumo ittico d’importazione, proveniente da aree anche molto lontane, come le coste del Cile o l’Oceano Indiano.

Rispettare le dimensioni minime

È fondamentale dare ai pesci il tempo di riprodursi, viceversa la taglia troppo piccola è sinonimo di pesca irresponsabile e dannosa, come si accennava in precedenza. Lo sgombro, ad esempio, non deve scendere sotto i 18 cm, mentre per la sogliola e la sardina i limiti si attestano rispettivamente a 20 e a 11 cm. Pertanto, cerchiamo di fare attenzione alla taglia del pesce che compriamo, anche se, fortunatamente, le rivendite di qualità dovrebbero già attenersi alle normative sulle dimensioni minime.

Riscoprire i pesci meno conosciuti

Pesce povero

Oltre a essere utile al mare, perché distribuisce la domanda su più specie, questa indicazione può farci conoscere nuovi sapori e gustose ricette. Il pesce più sostenibile quasi sempre è anche quello meno meno richiesto, che dietro a un prezzo accessibile cela grandi potenzialità gastronomiche. Questo terzo punto merita un piccolo approfondimento.

Perché tante specie sono dimenticate?

Il mercato ittico tende a concentrarsi sulle specie che, per diverse ragioni, sono maggiormente richieste, e con la pesca industriale questo aspetto si è estremizzato. Così facendo, però, l’impatto della maggior parte dei prelievi ricade su poche specie, che accusano uno sfruttamento eccessivo e sono sempre meno presenti nei mari. Fra i motivi che squalificano alcuni pesci c’è sicuramente l’elevata presenza di lische, che richiede una pulitura più laboriosa. In questo senso, altrettanto rilevanti possono essere la taglia ridotta o il rapporto sfavorevole fra parte carnosa e spine.

In alcuni casi, tuttavia, questi ‘pesci dimenticati’ non presentano particolari difetti, ma sono stati semplicemente accantonati a favore di specie di largo consumo. Come abbiamo visto nel nostro precedente articolo sul pesce povero, però, molte di queste specie oltre a essere economiche sono ottime, sia sul piano gastronomico sia riguardo al profilo nutrizionale. Non a caso, esistono tante ricette tradizionali che valorizzano appieno anche il pesce più sostenibile, poco noto e meno commercializzato. Al momento dell’acquisto, quindi, il consiglio è quello di non fossilizzarsi sulle solite abitudini, ma di sperimentare anche le specie meno conosciute, come l’aguglia, la ricciola e la palamita, per citarne alcune. Tuttavia, anche scegliere un pesce popolare ed economico come lo sgombro rispetta gli equilibri ecologici. Per saperne di più possiamo consigliare i nostri articoli specifici sulle specie di stagione, fra i quali un approfondimento sul pesce povero di luglio.

A volte orientarsi non è semplice

Scegliere il pesce

Anche alla luce delle indicazioni presentate, non sempre è facile orientarsi nell’acquisto del pesce. Il mercato sempre più globalizzato e, soprattutto, il rischio di incorrere in frodi e manipolazioni possono ostacolare la tracciabilità e l’applicazione delle linee guida sopra citate. Slow Fish, il ramo ‘ittico’ di Slow Food, ha presentato una guida per districarsi fra le informazioni utili per i consumatori. Consultare sempre le etichette, comunque, è importante per avere un quadro sufficientemente completo per fare la scelta giusta e più sicura. Sui banchi o nelle confezioni devono sempre essere riportate e ben visibili le attrezzature impiegate, la zona di cattura, il nome della specie e il metodo di produzione.

Dopo questo approfondimento sulla pesca sostenibile, può essere interessante leggere i nostri articoli sui casi di pangasio inquinato e sulla possibilità di mangiare il gambero killer della Louisiana, che da tempo ha invaso le nostre acque dolci.

Fonti:
Slow Fish
Greenpeace
ConsuMare Giusto

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A proposito dell'autore

Matteo Garuti

Matteo è nato a Bologna e vive a San Giorgio di Piano (Bo). Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, alimentazione e illegalità alimentare. Il suo piatto preferito è il salmone, purché di qualità, "perché è un ingrediente nobile, versatile e dal gusto unico". Per lui in cucina non può mancare la creatività, "perché è impossibile farne a meno!"

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