Porceddu, proceddu, porcheddu, polcheddu, pulcheddu, proheddu, poheddu, parliamo del porcetto sardo. Il maialino da latte cotto allo spiedo e diventato uno dei piatti più tipici dell’isola, la cui ricetta viene tramandata da centinaia di anni. Ha ormai definitivamente abbandonato la veste di “pranzo della feste”, diventando un piatto-bandiera della regione e non più una specialità riservata al periodo pasquale.

È praticamente impossibile, a parte per chi è vegetariano, recarsi in Sardegna e non assaggiare cotanta prelibatezza, che sia estate o inverno. Come tutti i piatti più apprezzati e richiesti, il luogo di origine ne fa la propria forza declinandolo in differenti varianti e soprattutto proponendolo ovunque. E un po’ come per gli arrosticini in Abruzzo, la Sardegna è la patria in cui poter trovare il porcetto nella sua massima espressione, ma non sempre è così.

La tradizione del porcetto sardo

porcetto sardegna

La sua comparsa e diffusione nei menù dei ristoranti regionali come piatto tipico è abbastanza recente. Fino a mezzo secolo fa, questo era il piatto delle grandi occasioni, scelto, come detto, per celebrare la Pasqua o le ricorrenze familiari. Questo perchè il maiale era, e continua ad essere, un animale considerato una straordinaria “dispensa” da cui attingere per tutto l’anno, una risorsa per la famiglia da cui ottenere salami, carne fresca fino al sangue adoperato in varie ricette tradizionali. Motivo per cui non tutti potevano permettersi di mangiarlo quando era ancora “da latte”, cioè con un’età compresa tra i 40 e i 60 giorni.

Come dev’essere preparato

Sebbene possa essere preparato in varie maniere, come al forno e in umido, la vera ricetta sarda del porceddu prevede la cottura allo spiedo di un maialino da latte di massimo 6 chili. Lo si insaporisce prima di metterlo sul fuoco con un filo di sale e lardo, facendo sciogliere quest’ultimo sulla cotenna in modo da renderla ancora più croccante.

9 indirizzi dove mangiare il porcetto in Sardegna

Vedremo come le migliori proposte si concentrino negli agriturismi e, secondo molti, sono da rintracciare nella zona di Nuoro, ma in verità è l’intera regione a far sognare. Ecco quindi che prima di prenotare si corre alla ricerca dell’indirizzo migliore in cui recarsi per mangiare il tanto atteso pasto. Noi vi forniamo, come sempre da prove empiriche in loco, le più valide tavole in cui trovare un maialino come si deve.

Su Gologone

su gologone

Fonte: sugologone.it/

Lo scenario è quello della Barbagia, in Oliena, nel cuore della Sardegna, tra ulivi secolari e vigneti adagiati sulle pendici del Supramonte. Ristorante storico e molto tipico all’interno di un meraviglioso resort tutto in stile sardo dove il maialetto allo spiedo è sempre presente.

Agriturismo il Muto

In Gallura, immerso in un pacifico bosco di querce da sughero, questo agriturismo offre i tipici prodotti della zona: cinghiale, pulcheddu, caprittu, gnocchi e ravioli di ricotta nonchè la rinomata zuppa Gallurese. Valore aggiunto è l’allevamento che da generazioni viene qui praticato: mucche, pecore, capre, animali da cortile per un fastoso pranzo a “chilometro vero”.

Ristorante La Rosa dei Venti

rosa dei venti

Fonte: larosadeiventiristorante.com/

Questo B&B a Sennariolo, in provincia di Oristano, si avvale di un ristorantino niente male che propone una cucina a base del meglio della tradizione gastronomica regionale del Montiferru e della Planargia. Ottimo porcetto, ma anche super dolci fatti in casa. Se dopo pranzo sarete particolarmente pieni  usufruite dei bungalow con vista sul mare.

Agriturismo il Giglio

Situato nella splendida Valle del Tirso, alla periferia di Massama, questo piccolo borgo agricolo frazione di Oristano è immerso tra agrumeti e circondato dai campi della famiglia dove vengono coltivate verdure e frutti. La carne dei maialini proviene dalla piana circostante. Qui troverete pace e profumi dove anche i liquori digestivi sono fatti in casa!

Agriturismo Archelao

agriturismo archelao

Fonte: agriturismoarchelao.it/

In località San Quirico (Or) c’è tanta natura e soprattutto grande qualità e attenzione alle materie prime. Tutti i piatti sono realizzati con i prodotti della fattoria e rappresentano la buona combinazione tra cucina tradizionale sarda e originalità dei proprietari che qui hanno anche un piccolo mattatoio tutto loro. Ne derivano maialetti e capretti arrosto, in umido, agnello alle prugne, e vitello in crosta.

Sa Mesa

Il ristorante Sa Mesa si trova in nella genuina campagna in località Su Zippeddu, in Campidano tra Decimomannu, Decimoputzu e Villasor, ad un quarto d’ora da Cagliari. Il menù si ispira alla cucina tipica regionale, quella casereccia dei pranzi della nonna per intenderci. “La nostra cucina è un laboratorio artigianale dove trasformiamo le materie prime nei piatti presenti nel menù. Proprio qui abbiamo ideato, dieci anni fa, su cruscioni de cancioffa, un raviolo ripieno di carciofo la cui pasta è sfogliata con le ortiche o gli spinaci”, raccontano i proprietari. Imbarazzo della scelta.

Agriturismo Nuragh’Elighe

A Sindia, non lontano da una delle aree archeologiche più famose della Sardegna, questo agriturismo ha la “A” maiuscola. Troverete genuinità e sapori veri non solo sul menù. Nel caseificio di famiglia vengono prodotti grandi formaggi e delicate ricotte che accompagneranno lunghi pranzi degni nota a base di ravioli, spiedini di pecora e ovviamente sua maestà il porcetto.

Agriturismo Sa Mandra

sa madndra

Fonte: .facebook.com/agriturismosamandra/

Ad Alghero c’è un posto speciale che è il Sa Mandra. La cucina è nella mani di Rita, “cucino insieme alle mie collaboratrici per centinaia di persone al giorno. Qui, con grande pazienza e con gesti immutati da secoli, davanti al fuoco allegro e per cinque lunghe ore cuociono sullo spiedo i porcetti”. Un luogo magico dove il tempo si è fermato e la famiglia continua a far vivere la vera Sardegna.

Li Lioni  Porto Torres

Il ristorante è nato nel 1975 grazie a Giovanni e Baingia Pintus. Oggi sono quattro fratelli a permettere la riscoperta dei sapori delle antiche ricette sarde. I sott’oli che accompagnano sono fatti in casa e i formaggi preparati dai pastori della zona vengono stagionati nella propria cantina. Tante le paste fatte in casa tra cui i culingiones ogliastrini di patate o la zuppa gallurese, da provare assolutamente il porcetto cotto nel camino con legno di ulivo.

Dopo tanta carne di maialino da latte non vi è forse venuta voglia di prendere gli attrezzi del mestieri e mettervi a grigliare un po’ di buona carne?

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A proposito dell'autore

Giovanni Angelucci

Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e viaggi tra le quali spiccano La Stampa, Dove e la Gazzetta dello Sport. I suoi piatti preferiti sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barbaresco Sottimano).

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