welfare aziendale cir food

Dai buoni pasto al sistema welfare: intervista a Riccardo Gismondi di BluBe

Elena Rizzo Nervo

Fino a qualche tempo fa, quando si faceva riferimento al welfare aziendale si pensava, soprattutto ai buoni pasto, spendibili in migliaia di locali convenzionati per la pausa pranzo o per fare la spesa. Un servizio molto utile, ma che certamente oggi non è più sufficiente ad intercettare la complessità del mondo moderno, con nuove e mutate esigenze da parte dei lavoratori e delle loro famiglie.

Se gli stipendi non aumentano e lo Stato arretra sul welfare, preoccupato dalla spesa per la sanità e per le pensioni, il welfare aziendale rappresenta una sorta di terza via che, anche grazie alle ultime misure introdotte dal Governo in materia, supera l’esclusività dei buoni pasto o dei premi aziendali, per offrire un variegato paniere di beni e servizi. Si punta, quindi, sulle aziende, le quali possono offrire servizi non tassabili, ricevendo a loro volta agevolazioni fiscali.

Gli analisti parlano di un boom del welfare aziendale in Italia: sembra infatti che 7 aziende su 10 abbiamo previsto un piano per quest’anno o come investimento futuro.
Ma come si passa dai buoni pasto a un sistema strutturato di welfare? Lo abbiamo chiesto a Riccardo Gismondi – Direttore BluBe, la divisione per il welfare aziendale CIR food che offre una gamma completa di Buoni Pasto, servizi e Buoni Regalo per migliorare la vita aziendale e la competitività.

Riccardo Gismondi blube

Welfare aziendale CIR food: beni e servizi in sostegno al reddito

Il welfare aziendale, come ci spiega il manager CIR food, è anzitutto un approccio culturale di management e di gestione delle relazioni industriali che connota il rapporto tra impresa e lavoratore al quale, nell’ambito della considerazione della sua posizione di Persona, prima ancora che di collaboratore, sono messi a disposizione una serie di beni e servizi in grado di sostenerne il reddito attraverso la defiscalizzazione e la decontribuzione che la normativa riconosce a buona parte delle possibili iniziative aziendali. “Questo effetto fiscale, in una logica win-win, riguarda anche l’impresa che fruisce quindi anch’essa di un beneficio economico (oltre che organizzativo considerando i ritorni in termini di produttività, engagement e retention). Esiste poi anche un welfare organizzativo che non ha alcun impatto fiscale positivo, ma che è in grado di produrre effetti non meno rilevanti e misurabili anche come ritorno in termini economici: è il caso delle iniziative per conciliare vita e lavoro o work life balance”, come abbiamo visto anche parlando del bilancio di sostenibilità CIR food. Tali servizi prevedono, ad esempio, la flessibilità oraria o la possibilità di richiedere permessi senza preavviso, in seguito a un’urgenza di tipo familiare, magari per andare a prendere il figlio a scuola o per assistere un familiare malato.

I buoni pasto e l’accesso a un pasto sano e corretto

I servizi BluBe per il welfare aziendale CIR food, nascono dall’evoluzione di Bluticket, la storica divisione buoni pasto di CIR food, che nel 2016 ha erogato più di 13 milioni di ticket di cui oltre il 50% in formato elettronico.

blu ticket card

“Da Bluticket a BluBe, cosa è cambiato e a chi vi rivolgete?”

Riccardo Gismondi: “sono cambiate le esigenze delle imprese e delle persone, sono rimasti immutati i nostri valori: cibo, cultura e persone.
Il cibo è la nostra storia, le nostre radici, dove siamo nati come Divisione buoni pasto per l’accessibilità a un pasto sano e corretto. Nel tempo, la nostra offerta si è evoluta ed ai buoni pasto si sono aggiunti prodotti e servizi per la crescita umana e culturale delle persone, dedicati in particolare alle piccole-medie imprese, in linea con il crescente interesse verso il welfare aziendale, anche sul fronte sindacale. Il presente ed il futuro di BluBe sono servizi e soluzioni con le persone al centro, per aiutare le piccole e medie imprese a realizzare azioni concrete per lavorare e vivere meglio, coniugando vita professionale e vita privata”.

Il primo passo per una proposta di welfare aziendale efficace è ascoltare i bisogni, attraverso l’osservazione e l’ascolto dei clienti: “L’offerta è in continua evoluzione in quanto ci piace, con ogni cliente, immaginare qualcosa di nuovo”, sottolinea il dott. Gismondi.

BluBe: welfare aziendale con le persone al centro

benefit welfare aziendale

“Quali sono i prodotti e i servizi che offrite?”

R.G. “Vogliamo essere al fianco delle aziende che credono nelle loro persone, nel valore del lavoro e nella crescita umana e professionale. Attraverso un processo sostenibile aiutiamo  le aziende a motivare le proprie persone per ricercare e raggiungere l’eccellenza. La nostra gamma di servizi è ampia: i buoni pasto cartacei ed elettronici, la card per la mensa diffusa, i buoni regalo anche digitali e la piattaforma per la gestione dei flexible benefits”.

In particolare, il dott. Gismondi ci spiega che la mensa diffusa è l’offerta più vicina al core business di CIR food. Questo servizio permette ai lavoratori di non pranzare obbligatoriamente presso la propria mensa aziendale, potendo invece usufruire di bar, pizzerie e locali vicini al luogo di lavoro che funzionano con le stesse logiche della mensa, per quanto riguarda giorni e orari (ma anche luoghi, che vengono scelti dal cliente). Si tratta, quindi, di una mensa diffusa all’esterno dell’azienda, alla quale i lavoratori possono accedere con una card elettronica, scegliendo tra diverse proposte di menù, definite precedentemente con l’impresa all’interno del piano di welfare aziendale per i propri dipendenti.

blu easy welfare aziendale cir

“In base alla vostra esperienza, quali sono i servizi maggiormente richiesti?”

R.G. “Oltre all’assistenza sanitaria integrativa ed alla previdenza complementare, che rappresentano i due “pilastri” del welfare aziendale e che sono normalmente già previsti da tutti i contratti collettivi nazionali, i servizi di welfare aziendale che CIR food offre alle aziende tramite BluBe, sono soprattutto dedicati alla famiglia (pagamento di rette di asili nido, rimborsi per l’acquisto di testi scolastici o per l’accesso a campus estivi e servizi domiciliari per gli anziani). Una buona parte dei budget individuali di welfare aziendale è poi destinata al sostegno di acquisti quotidiani e qui il Buono Acquisto si è rivelato uno strumento particolarmente gradito dai lavoratori beneficiari di un piano di welfare aziendale”.

Il Buono Acquisto o Buono Regalo può essere scelto dal lavoratore tramite la piattaforma di gestione dei flexible benefits: in questo caso l’azienda mette a disposizione un importo che il dipendente può scegliere di convertire, tutto o in parte, in un buono regalo. Quindi, attraverso un voucher è possibile convertire una cifra in beni e servizi: per fare la spesa, per fare un viaggio, per comprare libri o musica.

Può anche essere l’azienda stessa ad erogare direttamente il buono. Un esempio è quello del BluGift che CIR food nel 2016 ha trasformato in Buono Cultura per i soci, da spendere presso le librerie Feltrinelli, mentre quest’anno l’ha destinato agli ingressi al cinema: “l’intento di BluBe è quello di immaginare e offrire ai propri clienti sempre qualcosa di nuovo, in base alle esigenze e agli obiettivi dell’azienda”, sottolinea Riccardo Gismondi.

portale bluflex

La logica win-win: il welfare aziendale piace all’azienda e anche al lavoratore

Come abbiamo visto, oggi c’è un grande interesse, di Istituzioni, aziende e lavoratori, nei confronti del welfare aziendale. Lo conferma il fatto che un piano di welfare aziendale può essere definito attraverso tre modalità:

  •     può essere previsto direttamente dai contratti collettivi nazionali
  •     può arrivare da contrattazioni di secondo livello con le forze sindacali
  •     può essere scelto dall’azienda, come investimento, con l’obiettivo di fidelizzazione, aumento della produttività e attrazione di talenti.

campagna blube

“Possiamo, infatti, dire, che il welfare aziendale conviene sia al lavoratore sia all’azienda. Dal punto di vista dell’impresa, quali sono i vantaggi nell’attuare un piano di welfare aziendale e perché lo consigliereste?”

R.G. “Il welfare aziendale, se sostenuto da una corretta impostazione complessiva, introduce nella relazione con i singoli collaboratori un potente fattore di liberazione di risorse che si traducono in una maggiore fidelizzazione e motivazione, a loro volta traducibili nei termini di una maggiore produttività. Del resto il welfare aziendale non si introduce per buonismo o per paternalismo, ma considerandone la valenza strategica nell’ambito del people management. Come tutte le scelte strategiche connesse ad un investimento, anche il welfare aziendale, devono poter dare dei ritorni di valore misurabili la cui entità, se è ben organizzato, consentirà di generare le risorse per la sua sostenibilità nel tempo”.

“In conclusione della nostra intervista, possiamo sostenere che il welfare aziendale aiuta le persone a migliorare la loro qualità della vita. È d’accordo?”

R.G. “Il ruolo sociale delle imprese è sempre più necessario a fronte di politiche di contenimento degli interventi di welfare pubblico. I tagli ai fondi pubblici destinati ai servizi sociali di fatto impongono che le imprese si facciano carico di ciò che lo Stato non riesce più ad assicurare. Inoltre il welfare state italiano appare in grave difficoltà nella risposta ai nuovi bisogni indotti dalla precarietà dei percorsi lavorativi, dall’allungamento della vita media, dall’accresciuto numero di donne che lavorano e dalla scarsità di servizi per l’infanzia, tanto per fare alcuni esempi circa le tensioni che la nostra condizione socio-demografica evidenzia. Il welfare aziendale è dunque una modalità di risposta, ancorché parziale, a queste necessità, non solo per le famiglie, ma anche per i tanti single, che possono avere esigenze riguardanti la gestione del tempo, per la spesa, per le attività ricreative, ma anche per accudire genitori anziani”.

Conoscevate già i vantaggi del welfare aziendale? Dal vostro punto di vista, quali sono i servizi maggiormente utili e perché?

Elena Rizzo Nervo

Elena è nata a Bologna, dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, nutrizione e tendenze alimentari. Il suo piatto preferito é il Gateau di Patate, "perché unisce gusto e semplicità e conquista tutti". Per lei in cucina non può mancare una bottiglia di vino, "perché se c'è il vino c'è anche la buona compagnia".

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