Tocai: Dov’è Finito?

Redazione
Calici da vinodi Giuditta Lagonigro.La questione Tocai è sicuramente conosciuta da tutti gli eno-appassionati ma è soprattutto oggetto di una battaglia legale che contrappone l’Italia all’Ungheria: Tocai contro Tokay! Il Tocai è uno dei simboli del Friuli Venezia Giulia, terra di grandi vini che basa, in gran parte, la sua economia sulla viticoltura. E’ un vino che oltre ad avere eccellenti qualità organolettiche appartiene al patrimonio affettivo della regione, quasi facesse parte del DNA. Lo stesso varrebbe per l’Ungheria… In un mondo di abusi, contraffazioni e/o imitazioni, a danno di marchi di accertata qualità (ricordiamo il contenzioso Parmigiano/Parmesan), anche per il Tocai, quindi, è sorta una crisi identità.

bottiglia di tocaiLa storia è lunga ed articolata, cerchiamo di ricondurla ad una sintesi. La querelle inizia nel lontano 1993, quando il Consiglio della Comunità Europea approva un accordo con la Repubblica dell’Ungheria sulla tutela ed il controllo reciproco dei vini. In pratica, l’Ungheria rivendica il diritto di conservare il nome Tokay per il suo vino, a discapito del Tocai italiano, autoctono del Friuli Venezia Giulia. Si avvia un contenzioso a cui seguiranno battaglie legali attraverso ricorsi e controricorsi, su cui la Corte Europea deve ancora pronunciarsi. Fino alla decisione definitiva, dopo gli infiniti episodi della Telenovela Tocai si è giunti alla soluzione del doppio nome. Per il mercato estero il produttore dovrà obbligatoriamente usare il nome “Friulano”, per il mercato italiano c’è la doppia opzione: il produttore potrà scegliere il nome “Tocai Friulano” o solo “Friulano”; per il Veneto, altra regione in cui il Tocai è presente, il nome sarà “Tai”.

copertina del libro Numerose sono le pubblicazioni consultabili a riguardo. Noi, in questo percorso, ci avvarremo anche di contributi tratti da alcuni libri tra cui “Vitti di Tocai… 300 – Una dote seicentesca come documento probatorio nel terzo millennio” di Stefano Cosma e Cristina Burcheri (Ed. Laguna), l’ultimo in ordine cronologico “Bye Bye Tocai – La guerra del Tocai tra storia e cronaca” di Cristina Coari – nella foto – (Ed. Senaus) con introduzione di Bruno Pizzul.

copertina del libro Ma soprattutto, avremo l’apporto del Dott. Claudio Fabbro, Agronomo, Enologo, Giornalista di chiara fama, autore di molte opere tra cui “Il vigneto Friuli, dall’arrivo dei Romani alla partenza del tocai” (Ed. Ducato de Vini Friulani, 2005) che da anni segue il contenzioso ed al quale abbiamo rivolto alcune domande.

Giuditta Lagonigro: dott. Fabbro, quali sarebbero gli elementi probanti la origine friulana del tocai?

claudio fabbro e enzo biagiClaudio Fabbro: Nel 2002 dall’archivio dei Conti Formentini di Gorizia è emerso un documento che conferma quella che fino ad allora era una storia tramandata oralmente. Nel 1632, la nobildonna Aurora Formentini andò sposa al Conte ungherese Adam Batthyarry. Nel patto dotale, tra i beni che la sposa portò alla famiglia del marito, tra le altre cose figurano: “300 vitti di Tocai” oltre a una considerevole quantità di Ribolla, strumenti e attrezzi agricoli e da cantina, botticelle e servitori esperti a vinificare… Il documento, oggi conservato nell’archivio di San Floriano del Collio del Castello Formentini, sede di un’azienda vitivinicola oggi del Gruppo Italiano Vini, rappresenta un dato certo ed inconfutabile a favore della causa Tocai.

E’ peraltro indiscutibile l’assonanza tra i nomi Formentini e Furmint, che per l’85% concorre a formare l’uvaggio da cui è tratto il tokay ungherese. In verità la storia ci racconta che già nel 1100 ci fu l’introduzione di viti di tokay in Ungheria, da parte di missionari italiani chiamati dal re Stefano e dal 1218 al 1251 si registra la importazione,con successivi trapianti, di viti di Tokay dal Friuli in Ungheria per interessamento del Patriarca di Aquileia. Nel 1933 il tokay si riscrive tocai con l’aggiunta di “Friulano”. Nel 1937 il tocai viene definito vitigno autoctono. Nel 1959 il tocai friulano viene iscritto al n.253 del Catalogo nazionale delle varietà. Nel 1981 il tocai friulano viene iscritto nell’elenco dei vitigni raccomandati e/o autorizzati dal Rreg.CEE 3800/81.

vignetiNon meno importanti sono i riferimenti toponomastici. Infatti il toponimo Toccai si ritrova in due Comuni Censuari rientranti nella Contea di Gorizia e poi alla provincia di Gorizia-San Lorenzo Isontino e Localizza di Aidussina, che distano tra loro pochi chilometri e sorgono nelle vicinanze del Collio, nota zona riconosciuta per la produzione di ottimi vini bianchi. Da considerare anche la sentenza del 30/04/1962 con cui la quale la Corte di Cassazione ha riconosciuto all’Azienda Baroni Economo di Aquileia (UD) il diritto di utilizzare il nome Tocai respingendo la richiesta di una società ungherese.

GL: dott. Fabbro, quali sono le differenze tra i due vitigni?

CF: Le diversità fra i caratteri ampelografici (forme e struttura delle piante, ndr) del tocai friulano e del furmint sono numerose. La foglia del tocai ha il seno peziolare chiuso anche a foglia distesa e la pagina inferiore glabra; il furmint presenta seno peziolare aperto e tormentosità sulla paina inferiore. L’acino del tocai è di forma rotondeggiane, a volte ovoidale, di media grossezza, mentre quello del furmint è sempre ovoidale. Il tralcio legnoso del vitigno friulano è di colore scuro, con gemme piccole e schiacciate, nel furmint i tralci sono più chiari, con gemme grosse, erette e appuntite. Riguardo all’epoca di maturazione il tocai friulano è più precoce del furmint con un anticipo di quindici giorni circa. Al di là di tutto sono i consumatori che da mille anni bevono vini completamente diversi, a non potere essere ingannati.

Ricordiamo che il Tocai Friulano, di colore giallo paglierino tendente al verdognolo, ha un profumo delicato, di fiori di campo; al palato risulta asciutto, con un retrogusto di mandorla amara che lo caratterizza. Ottimo come aperitivo o in abbinamento a minestre, piatti a base di pesce, carni bianche… Il Tokay Ungherese subisce un processo di vinificazione molto più lungo ed articolato attraverso il quale si giunge ad un vino da dessert con caratteristiche organolettiche molto particolari e sicuramente impegnative (ndr).

GL: Dott. Fabbro, quali conseguenze economiche potrebbe avere il comparto vitivinicolo in questa situazione ancora abbastanza confusa?

vitigno friulanoCF: Se i produttori scegliessero di estirpare le viti di tocai, procedendo ad un successivo reimpianto di altri vitigni autorizzati o raccomandati a livello provinciale e/o ammessi dai disciplinari di produzione, dovrebbero sostenere costi quantificabili in svariati milioni di euro tenendo conto anche dei periodi di improduttività dei nuovi vigneti. Poiché la Regione è storicamente legata alla produzione di tipologie a bacca bianca e che il tocai è conosciuto in tutto il mondo, la perdita dell’uso del nome dovrebbe essere supportata da una campagna di informazione e promozione che consenta un recupero di immagine ma che ha anche costi altissimi…

giuditta lagonigroA questo riguardo e per onor di cronaca ricordiamo che i Produttori di tocai aspettavano ben 15 milioni di euro per lanciare il “nuovo Tocai”, ma il già Ministro De Castro, titolare dell’Agricoltura nella passata legislatura, frenò ogni entusiasmo negando la disponibilità di ingenti somme di danaro, ma garantendo altre forme di sostegno per l’affermazione della filiera tocai friulano sul mercato.
L’attuale Ministro alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Luca Zaia, così come si legge da un comunicato gentilmente inviatoci dal dott. Claudio Fabbro: Preso atto dell’ordinanza del 12 giugno 2008, della Corte di Giustizia , con cui è stata confermata l’illegittimità dell’uso del termine Tocai (…) dà incarico agli uffici ministeriali di predisporre con urgenza i provvedimenti idonei a dare attuazione alla ordinanza della Corte di Giustizia. Siamo pronti a sostenere gli sforzi dei produttori italiani per conquistare, con i loro vini ed anche il Friulano ed il Tai, nuove quote di mercato.

Noi, comunque, attendiamo la prossima puntata, quando sarà reso noto l’esito dell’ennesimo ricorso presentato…

Giuditta Lagonigro

Nelle foto Claudio Fabbro rispettivamente con Enzo Biagi e con Francesco Pira, nell’ultima Giuditta Lagonigro (Gyla per la nostra Community) con il marito.

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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