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A tavola con l’autore: i biscotti Madeleine di Marcel Proust

Redazione

A stomaco vuoto, si sa, non riesce bene niente. Lo diceva persino Virginia Woolf: Non si può pensare bene, né amare bene, né dormire bene se non si è pranzato bene, figuriamoci se è possibile scrivere bene. Sarà per questo che, tra una pagina l’altra, in tanti hanno tenuto a farci sapere cosa piaceva ai personaggi che partorivano: Goethe faceva mangiare tartine al giovane Werther, la zia Chloe sfornava muffin ne La capanna dello zio Tom… E poi ci sono loro: i memorabili (mai aggettivo più azzeccato!) biscotti Madeleine, da cui Marcel Proust ha tirato fuori fior di ricordi…

Alla ricerca del tempo perduto con i biscotti Madeleine

Perché rispolverare dalla libreria Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust? Annoverata tra i grandi classici della letteratura, scritta in appena tredici anni, pubblicata in soli sette volumi, nella sua mole l’opera rispecchia le modeste ambizioni del suo autore: capire la natura del tempo. Fino a parlarci di memoria involontaria: un dettaglio, una sensazione che proviamo nel presente, ci fanno rivivere in maniera tangibile un evento passato, con tutte le emozioni e l’atmosfera che lo hanno caratterizzato.

Proust, l’infanzia, le Madeleine

E c’è qualcosa che sia più forte dei sapori e degli odori, nel rievocare le impressioni ed emozioni di un tempo perduto? Probabilmente no, tanto che all’autore-protagonista, un bel pomeriggio d’inverno, bastano alcune briciole di una Madeleine immersa in una tazza di the fumante, per ritrovare, in maniera nitida, tangibile, la sua infanzia, e rivivere le scorpacciate che del dolce faceva a casa della zia:

Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le briciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii, attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. Una deliziosa voluttà mi aveva invaso, staccata da qualsiasi nozione della sua causa.

Volendo anche essere solidali con Marcel, e immedesimarci nella gioia di aver ritrovato il suo tempo perduto, parliamoci chiaro: una descrizione come questa, che fa concorrenza al migliore slogan pubblicitario di una marca di gelati, non lascia spazio a dubbi. Le Madeleine sono buone. Provare per credere.

Ricetta per 24 biscotti Madeleine

Per andare Alla ricerca del (nostro) tempo perduto ci occorrono:

8 gr di lievito chimico in polvere
175 gr di farina00
3 uova
175 gr di burro
10 gr di miele millefiori
2 gr di zucchero
150 gr di zucchero semolato
La buccia grattugiata di 1arancia
La buccia grattugiata di 1 limone

  • Sciogliamo il burro a bagnomaria, e dopo aver setacciato la farina in una terrina aggiungiamo lo zucchero semolato, il sale, il lievito chimico in polvere.
  • Adesso andiamo a prendere il nostro limone, laviamolo, grattugiamo la scorza e uniamola al contenuto della terrina. Ripetiamo la stessa operazione con l’arancia, mescoliamo per bene, e aggiungiamo il burro, che a questo punto dovrebbe essere tiepido.
  • Se siamo stati bravi dovremmo vedere un composto omogeneo, al quale aggiungeremo le uova. Continuando a mescolare per bene aggiungiamo il miele, fino ad ottenere un impasto cremoso, cercando di scongiurare la presenza di grumi. Quando saremo riusciti nell’impresa, potremo aprire il frigo, porvi la ciotola, e lasciarcela per un’ora.
  • Per fare dei biscotti Madeleine, dovete naturalmente avere uno stampo classico da Madeleine: anche l’occhio vuole la sua parte. Se così non fosse, potreste rischiare di non provare mai quello che ha provato Proust. Trascorsa l’ora prendete questo benedetto stampo, imburratelo, versate l’impasto in ogni incavo aiutandovi con un paio di cucchiai.
  • Infornate per 13 minuti, a 200 gradi (in forno statico. Per 10 minuti a 180 gradi nel caso di forno ventilato), e quando saranno pronte togli etere dallo stampo e lasciatele raffreddare.

Accompagnatele ad una fumosa tazza di the, e fateci sapere…

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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