storia del cioccolato

C’era una volta il cioccolato. Parte II.

Deborah Ascolese

Nel precendente articolo vi abbiamo raccontato degli albori del cioccolato, dalla scoperta della bevanda azteca da parte dei conquistadores spagnoli, fino alla diffusione della cioccolata calda nei salotti dell’aristocrazia europea.

In questo articolo, vogliamo continuare il viaggio nella storia del cioccolato, raccontandovi di come la passione e l’amore per questo prelibato alimento influirono sullo sviluppo delle prime sperimentazioni culinarie a base di cacao, che ancora oggi amiamo gustare.

Ecco, dunque, come cioccolatini ripieni, cioccolate al latte e creme al cacao incantarono e conquistarono i palati degli europei.

Van Houten e l’invenzione che segnò la storia del cioccolato

É il 1825 quando l’olandese Van Houten realizza un oggetto che rappresenterà un punto di svolta nella storia del cioccolato europeo: la pressa per cacao, una macchina in grado di scindere il cacao in parte solida e parte grassa.

Attraverso questo ingegnoso macchinario, Van Houten non solo riuscì a ottenere il famoso burro di cacao, ancora oggi utilizzato per prodotti cosmetici, ma creò una polvere facilmente solubile in acqua e altamente digeribile. Nasceva così uno tra i prodotti alimentari più amati dai bambini: la cioccolata solubile, ben presto aromatizzata alla banana (la Banania) o al malto (l’Ovomaltina).

Il cioccolato prêt-à-porter

Sebbene non ci siano fonti certe per attestarlo, pare che l’invenzione della cioccolata solida in barrette sia da attribuire all’inglese Joseph Fry. Nel 1847, infatti, l’industria Fry di Bristol fu la prima ad adottare la tecnica dello stampo per produrre delle comode tavolette di cioccolato, da gustare in ogni occasione.

Un delizioso errore di distrazione

Un curioso aneddoto è, invece, alla base dell’invenzione della famosa ganache, la crema a base di cioccolato e panna fresca.

Pare, infatti, che questa gustosa crema abbia le sue origini in una cucina francese, dove un distratto garzone fece cadere della panna calda su del cioccolato. Adirato per l’errore appena commesso, lo chef della cucina cominciò ad inveire contro il ragazzo. Ganache! (ovvero, maldestro) gli urlò dietro, mentre con enfasi sbatteva il composto per cercare di rimediare al disastro. Con grande sorpresa, però, si scoprì che da un errore culinario era appena nata una delle creme più deliziose della pasticceria francese.

La nascita della crema Gianduja

E’ il 1861 e il giovane Regno d’Italia, a causa di enormi difficoltà finanziarie, si vede costretto a razionare tutti i beni di importazione, tra cui anche il cacao.

Per far fronte a questa criticità e per sopperire alla notevole carenza di materia prima i cioccolatai piemontesi non videro altra alternativa che modificare la ricetta tradizionale della cioccolata, introducendo un ingrediente particolarmente abbondante nel territorio circostante: la nocciola.

Nata nei laboratori Caffarel, la deliziosa crema a base di cacao e nocciole fu battezzata durante il Carnevale del 1865 con il nome di Gianduja, così da rendere omaggio alla famosa maschera piemontese Gian d’la Duja (Gian dal Boccale).

 

Deborah Ascolese

Nata a Napoli vive e lavora a Bologna. Per "Il Giornale del Cibo" segue le rubriche Cibo & Cultura e Curiosità. Il suo piatto preferito sono gli spaghetti al pomodoro fresco perché le cose semplici sono spesso le migliori. A domanda cosa non può mancare in cucina, risponde "qualcuno che cucini per me".

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