storia del cioccolato

C’era una volta il cioccolato. Parte I.

Deborah Ascolese

E’ il 1502 quando Cristoforo Colombo, durante il suo quarto viaggio verso le Indie Occidentali, fa la conoscenza di un alimento che cambierà le sorti della pasticceria Europea: il cacao.

Colombo si trova a largo dell’isola di Guanaja, da lui ribattezzata Isla de los Pinos, a bordo della Santa Maria, quando un gruppo di indigeni sale sull’imbarcazione per effettuare degli scambi commerciali. Tra la merce da scambiare gli abitanti del luogo portano anche dei semi di cacao che, tuttavia, non raggiungeranno mai le coste europee.

Per dare, infatti, inizio a quella che sarà la storia del cioccolato nel Vecchio Continente, bisognerà aspettare qualche anno e, più precisamente, la conquista del Messico ad opera di Hernàn Cortès.

Storia del cioccolato: la bevanda azteca che conquistò gli spagnoli

E’ proprio durante la campagna militare del 1519 che i conquistadores spagnoli compresero l’importanza del ruolo del cacao nell’economia e nella società azteca: oltre ad essere utilizzati come monete e come base per cosmetici, i preziosi semi di cacao erano soprattutto adoperati nella preparazione di una bevanda dalle proprietà energetiche e rivitalizzanti, la xocolatl.

Importata in Europa con il nome spagnolo chocolate, questa bevanda divenne da subito fondamentale per la salute dei coloni europei (in particolar modo per le donne) che faticavano ad abituarsi al clima tropicale del luogo.

Ma quale era la ricetta di questa prima bevanda a base di cacao? Grazie ad alcune fonti storiche, possiamo averne un’idea.

La ricetta dell’originaria Xocolatl

Una delle principali fonti letterarie sulla storia del cioccolato, è da ricondurre a un testo di Bernardino de Sahagun, un missionario spagnolo, inviato a Tlatelolco per insegnare il latino ai figli dei nobili aztechi.

Nell’opera enciclopedica Historia general del las cosas de Nueva España Sahagun l’autore, illustrando le tradizioni e la cultura azteca, ci descrive per la prima volta la ricetta utilizzata dalle popolazioni indigene per la preparazione della cioccolata da bere.

La macinazione dei semi, la dolcificazione con il miele, la colatura e, infine, l’aggiunta di acqua rossa: ecco le fasi principali per l’originale bevanda azteca, descritte da Sahagun.

La macinazione:

«Chi vende cacao da bere prima lo macina, in questo modo, che all’inizio solo scheggia o schiaccia i semi; la seconda volta vengono macinati un po’ di più; la terza e le volte successive più macinati, mescolati con grani di mais cotto e lavato; e così macinati e mescolati si aggiunge acqua in un contenitore. Se se ne aggiunge poca, viene un buon cacao, e se molta, non fanno schiuma».

La colatura:

«E per farlo bene si fa e si osserva quel che segue, conviene sapere che si cola: dopo averlo colato si alza perchè ricada, e in questo modo si alza la schiuma e si mette da parte; e alle volte si addensa molto; si mescola con acqua calsa dopo averlo macinato. E chi lo sa fare bene, vende un buon cacao e tale che solo i signori lo bevono: soave, spumoso, vermiglio, rosso e puro, senza troppo residuo».

La dolcificazione:

«Alle volte ne fanno dei tipi aromatizzati e anche con miele d’api e alcune con acqua rossiccia. E il cacao che non è buono ha molto residuo e molta acqua e non fa schiuma, ma solo qualche sputo».

E la storia del cioccolato, non finisce di certo qui. Continua oltreoceano dove, con il suo gusto inconfondibile, la preziosa bevanda azteca conquistò i nobili palati dell’aristocrazia europea…

 

Deborah Ascolese

Nata a Napoli vive e lavora a Bologna. Per "Il Giornale del Cibo" segue le rubriche Cibo & Cultura e Curiosità. Il suo piatto preferito sono gli spaghetti al pomodoro fresco perché le cose semplici sono spesso le migliori. A domanda cosa non può mancare in cucina, risponde "qualcuno che cucini per me".

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