ristoranti etnici a milano

Ristoranti Etnici a Milano: 6 eccellenze da provare

Giovanni Angelucci
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Indice

     

     

    Forse una delle qualità enogastronomiche di Milano è la possibilità di spaziare da un paese all’altro cambiando semplicemente linea del tram, da una strada all’altra si alternano cucine di tutto il mondo in cui viaggiare seduti a tavola. La scorsa volta vi abbiamo accompagnato alla scoperta di sapori tanto differenti tra loro quanto decisi, e abbiamo spaziato dalla Svezia alla Cina attraverso un percorso sensoriale fatto di contaminazioni gastronomiche e culture profondamente diverse.

    Nel nostro terzo viaggio tra i ristoranti etnici di Milano, voliamo fino in Oriente, ci concentriamo sui sapori della nostra Europa e arriviamo al Sud America con una chicca Venezuelana.

    Ristoranti Etnici a Milano: 6 realtà da assaporare

    1. Gong

    È il terzo genito della famiglia Liu, Gong arriva dopo le altre due eccellenze Iyo e Ba asian mood, ristoranti diversi tra loro ma accomunati dall’alta qualità che ognuno possiede. Poche parole con questo locale, a parlare sono i piatti che divertono e convincono senza però dimenticare che dietro ogni creazione c’è una mente, e se la mente è anche pensante si ottengono i risultati trionfanti.

    La padrona di casa Liu

    gong milano

    È la giovane Giulia Liu la creatrice di Gong, il ristorante dagli ampi spazi in cui incontrare persone e culture diverse che scelgono una cucina di livello che strizza l’occhio ad una cucina elegante contaminata a cavallo tra Cina e Giappone. “La nostra è una cucina asiatica: non ci siamo mai posti il problema di un confine da tracciare nel gusto e i limiti geografici non ci interessano. L’oriente ha molto da raccontare a tavola, soprattutto nella sua versione moderna. È per questo che ho deciso di partire dalle mie radici cinesi e di creare una squadra multietnica, guidata da un cuoco giapponese creativo, che possa fornire un punto di vista non convenzionale”.

    Effettivamente di convenzionale c’è davvero poco, partendo innanzitutto dalla presenza di Giulia in sala, non esiste giorno in cui andrete al Gong e non la vedrete pronta a servirvi e coordinare la brigata con eleganza e grazia.

    I piatti dello chef Koga

    gong cucina

    Facebook.com/gongmilano

    Dalla cucina fa il suo ingresso l’Hamachi in cupola di fumo, la ricciola del Pacifico servita con insalata cresciona, affumicata al momento sotto vetro: contare fino a dieci in mondo che i sentori dell’affumicatura si attenuino e assaggiare la delicata maestosità di un semplice piatto. Seguono sulla stessa linea di equilibrio gustativo e delicatezza i Chang Fung Sockeye Salmon,  cannelloni di pasta di riso tirata al vapore su crema di guacamole ripieni di salmone d’Alaska e le sue uova o con radice di wasabi.

    All’apparire dei Dim Sum si inizia a fare sul serio, con la loro composta formata da ravioli al vapore con zafferano, carne caramellata e tartufo, gli scuri al nero di seppia con le sue uova e calamari, il saccottino di verdure miste, i dim sum con pasta di barbabietola rossa ripieni di king crab, asparagi e uova di tobiko nero, e in aggiunta lo Xia Jiao al vapore con gamberi argentini e punta di Mazara del Vallo. E ancora il consiglio va sul raviolo Wagyu ripieno dell’omonima carne con salsa al foie gras e tartufo. Il menù è ancora tanto ampio tra piatti a base di pasta, zuppe e carne tra cui l’orayaki con pane dolce al thè verde, terrina di foie gras marinato al miso e crema di castagna, un quadro oltre che un piatto ma da ordinare come chiusura e non tra gli antipasti. Gong è oriente, è cultura enogastronomica, è un pranzo rilassante e rigenerante.

    2. Albufera

    La Albufera rappresenta il lago più grande di Spagna e una delle zone umide più importanti della penisola iberica vicino a Valencia, conosciuta per la produzione dell’omonima varietà di riso. Albufera è anche il luogo in cui Mateus Ávila Lobo Coelho e Alice Paglia hanno deciso di perseguire il loro sogno portandolo in Italia. Lui cuoco brasiliano, lei milanese proveniente dall’Accademia di Belle Arti di Brera, sono diventati il punto di riferimento della zona, quella a due passi da Porta Venezia in cui tre anni fa hanno dato vita al loro ristorante spagnolo Albufera. Entrambi hanno vissuto in Spagna e lui ha imparato il mestiere proprio lì, e si vede, anzi si sente.

    La semplicità di Albufera

    Piatti tipicissimi che si esprimono con l’idioma local, gustosi, appaganti, concreti, esaurienti. Il locale è contenuto e accoglie una trentina di persone, non c’è nulla che parli italiano, compresa la carta dei vini che conta decine di etichette spagnole e tanto di sangria base tempranillo servita per cena. Alice è sorridente e cortese, sa come ospitare i propri clienti e offre i consigli per il menù divertente e invitante.

    Dalla cucina

    albufera milano

    Facebook.com/albuferarestaurante

    Non v’è forse dubbio alcuno nell’iniziare con una corposa sfilza di classiche tapas, tipiche ma innalzate dai banconi delle stradine spagnole, dove rappresentano un rito, a rivisitazioni nella forma e negli abbinamenti: il baccalà cotto in olio d’oliva a bassa temperatura con purè di patate, prosciutto disidratato e porro croccante, i calamaretti fritti con salsa di pomodoro piccante e maionese all’aglio, le commoventi costine di maiale iberico cotte 30h a bassa temperatura e glassate con salsa barbecue, la tagliata di picanha servita con brunoise di pomodori, cipolla e peperoni in vinagrette, la profumata orata marinata con lime e melograno, insieme ad avocado, cipolle rosse, peperoncino e aria di melograno. E queste sono solo alcune delle tapas, giuste anche nelle dimensioni.

    Il cavallo di battaglia

    Se è vero che non si può visitare il ristorante Albufera senza provarle, è altrettanto vero che non si può andar via prima di aver ordinato una delle paellas della casa, con frutti di mare, nero di seppia, astice o la valenciana a base di riso, pollo, coniglio, lumache e verdura di stagione. Ricche e gustose con il pesce fresco direttamente dal mercato. Da usanza spagnola a fine pasto (o prima) è possibile bere un buon vermouth autoctono ma chiedete ad Alice di farvi assaggiare il liquore al frutto della passione che prepara con le sue mani.

    3. Le Vrai

    Un po’ di Francia a Milano. Nato nell’estate 2015 per mano della italo-francese Claire Pauze, Le Vrai è il locale francese per antonomasia a Milano. Non si è sugli Champs Élysées ma all’angolo tra via Galileo Galilei e viale Monte Santo, tuttavia è qui che è possibile godere di ciò che di enogastronomico la Francia è in grado di regalare, e chi è filo francese di stomaco sa bene che non è facile stare sugli alti standard d’oltralpe.

    Le declinazioni di Le Vrai

    Vengono servite le specialità e le tradizioni di alcune sue regioni principali come l’Alsazia, la Borgogna, la Provenza e la Normandia. Una brasserie 2.0, ma anche una boulangerie, cafè e ristorante. Andiamo per ordine, da Le Vrai si può andare da mattina a sera e si comincia proprio ad inizio giornata con i prodotti preparati nel laboratorio interno: i panettieri francesi sfornano più volte al giorno le baguette (quelle vere) a doppia lievitazione utilizzando la farina del Mulino Guénégo (100% bretone di grano tenero, di cereali antichi e integrali e farine speciali macinate a pietra) e tanti altri prodotti dolci e salati tra cui pain au chocolat, croissant, pain brioche, pane burro e marmellata.

    Cosa ordinare a cena

    le vrai ristorante milano

    Facebook.com/levraimilano

    La brasserie al primo piano, tra tradizione e modernità, propone classici francesi e ricette creative: terrina di foie grasd’anatra cotto a bassa temperatura con pane integrale tostato, vol-au-vent di capesante bretoni in salsa vellutata, battuta di manzo di Borgogna al coltello, magret d’anatra di Nantes alle spezie con pesche caramellate, cosce di rana al prezzemolo, capesante saltate in padella e flambate al Pastis, degustazione di formaggi.

    I migliori vini

    La carta dei vini è composta esclusivamente da etichette francesi e ci si può divertire all’aperitivo degustando le diverse declinazioni di Champagne o Bordeaux ordinando uno speciale croque madame. Un ambiente fine dove scegliere di trascorrere diversi momenti della giornata sui divanetti, il velluto rosso e l’atmosfera calda a coinvolgere. Un po’ di Francia a Milano

    4. Sakeya

    sakeya milano

    Facebook.com/sakeya.italy – Margaryta Bushkin

    Autenticità, tradizione, uno splendido racconto da gustare e da vivere della terra del Sol Levante. Aperto in Via Cesare Da Sesto 1
 nel Dicembre 2016 da Lorenzo Ferraboschi e Maiko Takashima, fondatori di Sake Company, Sakeya da agli appassionati la possibilità di entrare nella prima “House of Sake” italiana. La carta dei sake è ricca ed ampia, le bottiglie e le affascinanti etichette giapponesi formano una delle lunghe pareti che ospita i tavolini su cui vivere un viaggio. Dettagli che non passano inosservati, la mano della coppia si vede e nel locale c’è tanta della loro storia e dei loro sogni.

    Lo chef Masa e lo stile Sakeya

    sakeya milano cucina

    Facebook.com/sakeya.italy

    Mentre osservate accomodatevi e sfogliate il menù che si compone di diverse sezioni: la prima accoglie piatti “Obanzai”, il tradizionale stile di cucina originaria di Kyoto come il “Wagyu Tataki” (tagliata di manzo Wagyu A5+ Miyabi scottata alla fiamma, accompagnata da nuvola di riso soffiato croccante, uovo in camicia, insalata di daikon e salsa ponzu), la seconda propone la Sumibi Kushiyaki, meravigliosa brace giapponese al carbone dove si può trovare anguilla, pollo, black cod, wagyu, salmone, pancetta di maiale e funghi cardoncelli, golosi e succulenti spiedini perfetti anche per la condivisione. La terza accoglie i piatti iconici dello chef Masa come il “Kan Okoge” (granchio reale dell’Alaska cotto al vapore accompagnato da riso soffiato croccante e crema di sedano rapa al miso bianco), l’ultima versione vira su “Masu Chirashi” (riso aromatizzato allo shiso rosso con alga nori, sesamo tostato e salsa di soia) da accompagnare con salmone, ikura o granchio reale. È presente anche qualche sushi, wagyu soba ed edo Ramen. Un posto unico che arricchisce ancora di più Milano e che è in grado di distinguersi in una città che spesso si pensa abbia già tutto.

    5. Arepa’z

    arepa'z milano

    Facebook.com/Arepazmilano

    In viale Cassala 9, a pochi passi dalla fermata metro Romolo, si incontra la cucina venezuelana nella sua forma più classica e popolare, qui si prepara l’arepa! Una pagnotta di forma circolare fatta con farina di mais bianco, acqua e sale.

    Tra storia e gusto

    Un piatto la cui origine risale alle popolazioni indigene precolombiane residenti nei territori dell’attuale Venezuela e Colombia, che ancora oggi lo considerano come piatto nazionale tradizionale.

    Le mille varianti di arepa

    E non una o due, sono quasi 40 le varianti tra cui scegliere, cotte in maniera simile al passato: pare infatti che la parola “arepa” derivi da “aripo”, il basamento fatto di terra che serviva da piastra per la cottura a legna. Oggi vengono cotte su una piastra moderna ma la bontà rimane invariata. Imperdibili la pabellon con carne mechada, fagioli neri stufati, formaggio bianco e platano fritto, o la reina pepiada con insalata di pollo, maionese, crema e fette di avocado, spezie. Mentre attendete la preparazione iniziate con le gustose empanadas ripene.

    6. Mu Dismum

    mu ristorante milano

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    Avete voglia di cucina cinese tradizionale? Per di più in un luogo elegante e accogliente e con un budget alla portata di tutti? Non è uno scherzo… è vero!

    Ve lo dimostreranno Suili e Liwei Zhou che hanno dato vita a MU dimsum, il ristorante fatto di cucina cinese che ha portato a Milano i sapori e le tradizioni cantonesi, in particolare quelli della grande città di Hong Kong. In Via Aminto Caretto 3, sarete accolti dal calore del legno (MU, in lingua cinese) che avvolge la sala composta dai grandi tavoli conviviali e da un ampio soppalco dove mangiare. Non avrete problemi di orario perchè è aperto da mezzogiorno a mezzanotte sfornando in continuazione ravioli, bao e cheung fung, anche nel pomeriggio, secondo il senso di continuità tipicamente orientale.

    L’abbinamento con la bevanda nazionale

    Per tradizione i dim sum vengono consumati solitamente insieme al tè: vivete l’esperienza di ordinare una calda tazza fumante di oltre dieci varietà tra il cinese, il nero, verde e bianco, tutti a comporre una carta apposita da cui scegliere e che esalta il rito dello yum. Dal menù i piatti lontani dal classico ristorante cinese che spesso snatura la propria cucina, qui verranno serviti uova al profumo di osmanto, cannelloni di riso ripieni di pane fritto cinese, trippa di manzo al vapore con zenzero e cipollotto, zampe di gallina alla soia, e le diverse tipologie di bao, i panini ripieni cotti al vapore.

    Con questi ristoranti visiterete una buona parte di mondo ma se siete indecisi e volete volare ancor più lontano allora potete dare un’occhiata ad altri ristoranti etnici che vi abbiamo suggerito.

     

    Giovanni Angelucci

    Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e viaggi tra le quali spiccano La Stampa, Dove e la Gazzetta dello Sport. I suoi piatti preferiti sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barbaresco Sottimano).

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