arts-e-food-milano

Mostra Arts&Food a Milano: la recensione

Susanna Levorato

Dal 9 aprile al 1 novembre 2015, la Triennale di Milano ospiterà la mostra Arts&Food. L’esposizione, che si sviluppa nei due piani e all’esterno dell’edificio di Muzio, è stata curata da Germano Celant e allestita da Italo Rota, con l’intervento di Antonio Somaini per la scelta dei filmati.

 

Arts&Food: la storia del cibo dal 1850 ad oggi

Arts&Food illustra e racconta in modo cronologico la storia del cibo dal 1850 ad oggi. Il cibo, inteso non solo come alimento ma anche come utensili ed elettrodomestici, cucine e sale da pranzo, viene rappresentato attraverso molteplici mezzi espressivi: dai dipinti e dalle fotografie, ai manifesti pubblicitari, ai filmati e alla pubblicità televisiva, fino ai ricettari di cucina e ai menu dei ristoranti.

La relazione fra arte e cibo viene interpretata e rivisitata nella mostra da tutte le diverse correnti artistiche dell’800 e del ‘900, fino agli anni 2000. Così gli impressionisti, come il pittore Renoir, dipingono scene della quotidianità, come i mercati, o ritraggono cuochi: molto bello Lo chef Père Paul (1882) di Claude Monet. Anche i fotografi immortalano camerieri, panettieri e fruttivendoli intenti a svolgere le loro mansioni, toccante la foto di Nino Migliori Bread delivery boy (1956).

 

 Chef Père Paul


Fotografia e cibo

Fra i fotografi presenti alla mostra non si può non citare Henri Cartier-Bresson, l’”occhio del secolo” che con i suoi scatti in bianco e nero ci offre, fra le tante esposte ad Arts&Food, lo spaccato di un pic-nic domenicale (Sunday on the sanks of the seine river, 1938).

 

Cubisti ed espressionisti

Dagli impressionisti si passa ai cubisti, come Juan Gris, che stravolgono le forme convenzionali di oggetti e persone scomponendoli in piccoli cubi per analizzare l’oggetto nelle sue molteplici parti. Oppure, per ricostruire e ricomporre l’oggetto come in un collage che assume forme diverse rispetto a quelle originarie, così come si presentano nella mente del pittore. Natura morta con clarinetto, ventaglio e grappolo d’uva di Georges Braque ne è un esempio, fra i tanti, esposto ad Arts&Food.

 

Braque

 

Inoltre, molti gli espressionisti presenti alla Triennale che, come Ludwig Kirchner, esasperano il lato emotivo della realtà rispetto a quello percepibile oggettivamente, e i futuristi, rappresentati anche nelle sculture di Balla, le quali si caratterizzano per la compenetrazione dei piani e per la dinamicità delle forme.

 

Arte contemporanea e cibo

Per terminare infine con l’arte contemporanea, che associa il cibo a contenuti negativi, come la crisi economica, le malattie e la sporcizia, e con l’arte povera che con Kounellis e i suoi bilancini di caffè ci fa non solo vedere il cibo ma anche annusarne il profumo.

 

Cinema e Cibo

Alla Triennale, non solo dipinti, fotografie e sculture: ad ogni epoca, il suo filmato. Si inizia con Ricetta per rendersi invisibile dei fratelli Lumière, inventori del proiettore cinematografico e fra i primi cineasti della storia, e con le sperimentazioni cinematografiche dell’inizio del Novecento, per passare per Tempi Moderni del 1936 nel quale un geniale Charlie Chaplin, in qualità di un operaio delle nuove fabbriche di produzione di massa, sperimenta una nuova macchina che, in modo fallimentare, dovrebbe nutrire gli operai senza che questi si debbano fermare per la pausa pranzo. Una scena esilarante che nasconde però una pesante e drammatica realtà, quella dell’esaltazione della produttività e della macchina.

Questo cambiamento e sconvolgimento del mondo è ampiamente documentato e rappresentato nella mostra quando esibisce, per esempio, un’armata di frigoriferi, piani cottura e frullatori. Così Celant ha scelto di presentare la meccanizzazione del mondo e l’introduzione della produzione seriale e il suo impatto sul lavoro umano.

 

La storia del cibo attraverso le mode e gli strumenti

Infatti, la storia del cibo non è fatta solo di arti visive ma anche di mode, costumi e di differenti filosofie e atteggiamenti riguardo al cibo e all’alimentazione. Così le cucine e le sale da pranzo dei primi anni del Novecento, con la diffusione del gusto modernista, richiamavano un design più organico ed essenziale e il funzionalismo degli anni Venti mirava alla modernizzazione degli alloggi, evocando principi di igiene e di utilità.

Mentre negli anni Trenta compaiono le sublimi porcellane suprematiste sovietiche e le cucine dei futuristi, che, trasformando il cibo e il convivio in un’esperienza multisensoriale, evocano l’abolizione delle posate. Sempre negli anni Trenta, fanno la loro prima comparsa negli Stati Uniti gli elettrodomestici: i primi frigo della General Electric o la prima macina caffè della Molidor, nel 1945.

Arriva anche la pubblicità televisiva come, per esempio, quella del caffè Paulista di Lavazza, che era stata preceduta da quella nei manifesti pubblicitari, come quelli del Campari.

 Pubblicità cibo

Inizia quindi la società dei consumi: l’abbondanza di oggetti, l’opulenza e la disponibilità di cibo che diventa una delle icone principali della Pop Art che vede come suo esponente più conosciuto Andy Warhol. Forse, i manifesti di Campbell’s Soup (1968) possono essere interpretati anche come una critica all’abbondanza e all’accumulo di oggetti, all’eccesso e allo spreco, un’accusa alla società dei consumi e ai suoi rituali –di questa critica, la commedia grottesca Il fascino discreto della borghesia (1972) di Luis Bunel ne è una rappresentazione molto divertente-.

 

Arts&Food Milano: Quando e perché andare…

La mostra Arts&Food, visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 23, fa riflette sulla centralità che il cibo ha acquisito nelle nostre vite. Alimento, certo, ma non solo: il cibo, insieme alle sue implicazioni economiche, sociali e politiche, è al centro di un dibattito mondiale al quale speriamo Expo Milano 2015 cercherà di dare delle risposte.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *