melissa mayo

Dal Sudafrica alla California: la cucina famigliare della chef Melissa Mayo

Luca Sessa
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Indice

    L’infanzia in Sudafrica, gli insegnamenti ricevuti da piccolissima dalla mamma, poi la laurea e il trasferimento in California, dove ha potuto cucinare per importanti studi hollywoodiani. Quindi la partecipazione a due stagioni del programma di cucina “Private Chefs of Beverly Hills”, andato in onda sul canale Food Network, grazie al quale si è guadagnata l’appellativo di Foodzilla. La vita e la carriera di Melissa Mayo sono contraddistinti dalle esperienze acquisite nei tanti viaggi, dalla sua cultura ebraica e dai i segreti culinari del Sud Africa, sua terra di origine. Ho avuto l’opportunità di conoscere meglio la storia di questa chef grazie ad una chiacchierata nel corso della quale è emersa in maniera esplicita la sua idea di cucina.

    Il primo approccio con la cucina

    chef melissa mayo

    Una mamma contabile per alcuni ristoranti le offre l’opportunità di poter osservare, poco più che bambina, tanti chef all’opera. Resta colpita e affascinata, dall’attività giornaliera che si svolgeva nelle cucine e vive con emozione i tanti assaggi che le vengono proposti. Ma la mamma era brava anche in cucina, seppur non fosse una professionista, al punto da far affermare a Melissa che il cibo cucinato da lei era “il migliore che abbia mai mangiato e devo dire che mi ha insegnato tanto sulla maniera di perfezionare un piatto”. Si accorge, da adulta, di non amare il lavoro d’ufficio e di voler assecondare la voglia di creare:  “il cibo e la cucina mi hanno sempre resa felice – afferma – così ho trovato lavoro come cuoca negli Studios hollywoodiani, arrivando a cucinare per il compositore e premio Oscar Hans Zimmer e per tanti altri musicisti”.

    Melissa Mayo e la sua filosofia di cucina

    “La mia cucina è altamente influenzata dalle mie radici sudafricane ed è per questo che mi piace grigliare e cucinare all’aperto sul fuoco”. Quindi spazio a ricette veloci, facili e salutari, per nulla complicate. Melissa preferisce realizzare piatti con meno ingredienti e lasciare che gli stessi parlino da soli, ama utilizzare il colore e usare spezie da portare con lei in altri posti del mondo. Essendo cresciuta in una famiglia ebraica, ama cucinare per un gran numero di persone, ma non le piace essere in cucina quando i suoi ospiti arrivano, preferisce servire le pietanze seguendo il più tradizionale stile famigliare. “Le mie ricette possono essere realizzate con largo anticipo e mi piace servire una grande varietà di cibo su piatti da portata a temperature ambiente”, afferma. In questo modo ognuno può servirsi da sé, scegliendo quello ciò che preferisce, senza sentirsi a disagio quando ha voglia di passare alle altre portate.

    Le chiedo quindi cosa significhi cucinare negli Stati Uniti, se e come ha dovuto adattare la sua cucina, e la Mayo mi risponde che “generalmente il cibo americano è veloce e consumato al volo: la gente lo mangio stando di fronte alla tv, al computer o in macchina. ‘Food trucks’ e ‘fast food take away’ sono luoghi comuni dove mangiare e le cene in famiglia sono una rarità. Personalmente penso che qualsiasi cosa servita a tavola, con la possibilità di sedersi per mangiare e godersi il proprio pasto, a lungo andare, sia diventato qualcosa fuori dall’ordinario”.

    I piatti del presente e del futuro

    kebab pollo albicocche

    A questo punto il discorso si sposta sui suoi piatti più apprezzati, ma anche sulle eventuali influenze future della sua cucina. “Il mio piatto preferito in assoluto è il Balsamic Braised Brisket with Cranberry sauce, ovvero petto di pollo al balsamico e brasato con salsa di mirtilli. Il Brisket è un classico della tradizione ebraica, dolce ma allo stesso tempo speziato. Mio marito non è un grande fan del brisket, quindi la sfida è stata quella di creare un piatto con gli stessi ingredienti che potesse piacergli”. Melissa ha deciso quindi di farsi ispirare dalla ricetta tradizionale italiana dell’Ossobuco e il risultato è stato semplicemente delizioso, al punto che ad oggi questa ricetta è stata scaricata sul web mezzo milione di volte.

    Riguardo al futuro, Melissa ha le idee molto chiare: “Sto per aprire una scuola di cucina in Toscana e quindi non vedo l’ora di incorporare nei miei piatti pesce, carni e formaggi locali”. Il suo stile culinario riflette a grandi linee quello diffuso nei paesi mediterranei ed è per questo che chef Mayo è impaziente di esplorare le differenti regioni italiane e vedere come la cucina e le famiglie cambino da una all’altra, avendo al tempo stesso un elemento comune, la cosiddetta “cucina della nonna”.

    La lotta agli sprechi e i produttori

    A Melissa piace l’idea di riuscire ad aiutare coloro che non hanno cibo utilizzando le eccedenze della lavorazione, ma allo stesso tempo pensa che il problema reale sia costituito dall’eccessivo utilizzo di plastica e dalla quantità di packaging realizzato con questo materiale e acquistato dalle persone che ricorrono al web per fare la spesa. “Il costo del riciclo dei rifiuti è proibitivo e i governi non desiderano spendere soldi per questa causa. Penso che la soluzione ideale sia creare ‘community gardens’, ovvero giardini comunitari dove la gente può coltivare frutta e verdura locale ed essere in grado di produrne per il proprio fabbisogno”.

    La Mayo condivide il suo punto di vista anche sul confronto tra grandi distributori e piccole realtà artigianali, affermando di rifornirsi principalmente dai distributori locali che vendono prodotti stagionali di qualità. Non le interessa comprare una pesca raccolta e congelata in Sud America per 4 settimane e magari trattata con prodotti chimici e poi spedita ancora congelata in un supermercato. “Desidero comprare un prodotto che sia maturo e succoso e sia stato raccolto nella stessa mattinata. Da questo punto di vista gli italiani sono molto bravi ed è infatti difficile trovare prodotti fuori di stagione sui vostri scaffali”. Non le piace neppure usare cibi precotti e preconfezionati. Gli Stati Uniti permettono che il cibo che arriva sulle tavole sia pieno di conservanti e pesticidi. “Cerco sempre di evitare prodotti in bottiglie, scatole o contenitori vari e sono più propensa a utilizzare il cibo fresco donatoci da Madre Natura”.

    Gli obiettivi futuri

    pecan salad

    “Voglio condividere il mio amore e la mia passione per lo stile di vita, la gente e il cibo italiano con un’audience internazionale. Desidero che loro provino in prima persona cosa significa vivere ‘La Dolce Vita’ e i ritmi lenti. Voglio che tornino in cucina e comincino a cucinare del cibo vero per le loro famiglie”. Melissa ha le idee estremamente chiare riguardo gli obiettivi futuri: afferma che le piacerebbe se la gente riuscisse a trovare il tempo per sedere più a lungo a tavola con i propri cari per potersi godere al meglio i pasti. “Attualmente sto terminando di scrivere due ricettari e sto lavorando per produrre uno show di cucina. C’è anche una linea di spezie e alcune prelibatezze da forno che voglio portare presto sul mercato”. Insomma, non manca davvero nulla nei progetti futuri di questa vulcanica chef!

    Una donna appassionata che cerca con professionalità di perseguire i propri obiettivi, una chef fortemente legata al senso della famiglia, dello stare assieme, della valenza sociale del cibo. La ferma volontà di portare avanti una filosofia di cucina basata sulla semplicità delle ricette, la qualità delle materie prime e lo spirito di aggregazione che deve esserci tra le persone che condividono un pasto.
    Siete d’accordo con la sua filosofia?

    Luca Sessa

    Nato a Napoli, vive e lavora a Roma come food writer e food blogger. Nel 2011 ha aperto il Food Blog "Per un pugno di capperi" che, nato per essere una vetrina dei suoi piatti, è diventato un luogo di confronto tra appassionati. Il suo piatto preferito è la Torta caprese perché: "amo il cioccolato ed è da sempre la torta del mio compleanno. Dice che in cucina non possono mancare la pasta, una padella ampia e la passione. Ha collaborato con Dissapore, iFood, Excellence, Scatti di Gusto ed ora scrive per The Fork.

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