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Legge sull’enoturismo: cosa cambia per gli amanti del vino?

Matteo Garuti

Ormai da anni l’interesse per il turismo legato al vino e ai territori di produzione è in crescita, con un richiamo molto rilevante anche di presenze dall’estero. Lo scorso dicembre, per la prima volta, il contesto legislativo italiano si è dotato di una legge sull’enoturismo, inserita nell’ultimo Bilancio dal governo uscente. Dopo esserci occupati della semplificazione burocratica del settore vinicolo, quindi, stavolta approfondiremo le caratteristiche e le novità della legge che mira a promuovere il turismo enologico.

Legge sull’enoturismo: tutte le novità

Innanzitutto, va detto che l’iter di approvazione del recente provvedimento, di per sé, è un attestato di riconoscimento per un importante settore economico, che veicola valori di cultura enogastronomica e di promozione territoriale. Del resto, l’evoluzione qualitativa delle produzioni e l’unicità del patrimonio vitivinicolo italiano – indissolubilmente legati al paesaggio e al tessuto socio-economico – non potevano che stimolare la nascita di questa via specifica al turismo. In occasione della presentazione del provvedimento, si è sottolineato che oggi annualmente questo settore genera un indotto di quasi 3 miliardi di Euro, accogliendo 15 milioni di appassionati. Risulta chiaro, quindi, il bisogno di normare l’enoturismo, per promuoverlo e proteggerlo, a vantaggio sia dei clienti che dei produttori.

turismo enologico

L’emendamento che disciplina le visite presso i produttori, entrato in vigore dal gennaio di quest’anno, è stato inserito nella Legge di Bilancio 2018, accelerando un percorso avviato già da tempo e sancito dal Disegno di legge 2616 del 7 dicembre 2017. Dario Stefàno, primo firmatario del provvedimento e capogruppo nella Commissione Agricoltura al Senato, ha trovato una convergenza con l’Unione italiana vini, il Movimento turismo del vino, l’Associazione nazionale Città del vino e la Federazione italiana dei vignaioli indipendenti. L’interlocuzione ha coinvolto attivamente il Ministro per le politiche agricole e forestali Maurizio Martina e altre figure dell’arco parlamentare.

Dopo un’introduzione sull’iter che ha preceduto l’approvazione, ecco quali sono le caratteristiche salienti della legge sull’enoturismo.

produzione uva da vino

Enoturismo: cos’è e chi può offrirlo

Secondo il recente emendamento, per “enoturismo” si intendono “tutte le attività di conoscenza del vino espletate nel luogo di produzione, le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, la degustazione e la commercializzazione delle produzioni vinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito delle cantine”.

Oltre agli aspetti più tecnici, sappiamo che l’enoturismo è un fenomeno mondiale, nonché un esempio perfetto di turismo esperienziale, dove gusto, storia, bellezza e divertimento si uniscono e si rafforzano reciprocamente.

Tornando ai contenuti della legge, a esercitare le attività enoturistiche potranno essere le aziende agricole e di imbottigliamento all’interno delle zone Docg, Doc e Igt, a prescindere dalle dimensioni economiche e industriali delle stesse.

Le degustazioni in cantina

degustazioni vino cantina

Finora, le degustazioni erano permesse dal Codice civile e dalla legge 98/2013, chiamata “Decreto del Fare”. In base a quest’ultima, la consumazione sul posto di prodotti agricoli era consentita rispettando le norme igienico-sanitarie, anche se – con un paradosso tutto italiano – non poteva essere effettuata la somministrazione. In sostanza, la bottiglia poteva essere venduta, ma non versata nei calici, in mancanza di una licenza da enoteca o winebar. Prima del provvedimento in questione, pertanto, la bottiglia poteva essere acquistata, aperta, versata e consumata autonomamente dai visitatori, con modalità borderline ai limiti della clandestinità.

La nuova legge sull’enoturismo, quindi, definisce il quadro delle regole senza gravare in termini burocratici, colmando un vuoto normativo sulle degustazioni, che precedentemente si sono svolte al di fuori della legalità in senso stretto.

Le attività presso i produttori

Oltre alle degustazioni, praticate più o meno legalmente da molti anni, va detto che le attività delle cantine si sono differenziate, con un’offerta completa per coprire un target sempre più vario. Nell’enoturismo contemporaneo, infatti, rientrano anche le visite estese a tutta la realtà aziendale e alle diverse fasi di lavorazione, ma anche veri e propri pacchetti turistici, magari con momenti di intrattenimento, da poter vendere attraverso gli operatori del settore viaggi. Possiamo pensare, ad esempio, alle numerose proposte che già esistono per visitare i produttori nel periodo della vendemmia. La nuova legge sull’enoturismo regolarizza tutte queste attività, consentendo anche di stipulare polizze per assicurare i visitatori.

turismo del vino

Fisco e burocrazia

In base al provvedimento, l’enoturismo rientra fiscalmente fra le attività agrituristiche per gli imprenditori agricoli, che potranno scegliere tra le forme previste per l’agriturismo o per la contabilità aziendale ordinaria. Oggi per le attività agrituristica è previsto un reddito calcolato forfettariamente al 25% dei ricavi, mentre l’Iva è ridotta al 50%, imposta che invece grava per il 22% su degustazioni e pacchetti enoturistici.

Per quanto riguarda gli adempimenti burocratici, invece, per le attività enoturistiche dev’essere dichiarata la Segnalazione certificata di inizio di un’attività (Scia) al Comune di appartenenza, un’autocertificazione senza costi aggiuntivi che non è soggetta ad approvazione. Chiaramente, i locali devono rispettare le norme igienico-sanitarie adeguandosi al Decreto del Fare, citato precedentemente.

Altre disposizioni

Il quadro normativo prevede anche la disposizione di un’apposita cartellonistica stradale e l’istituzione di un osservatorio nazionale sull’enoturismo. Il Disegno di legge iniziale, inoltre, indicava l’estensione delle disposizioni citate anche al settore olivicolo-oleario, che accusa maggiormente il ritardo sul piano della valorizzazione e del marketing, come ci ha spiegato la professoressa Tullia Gallina Toschi in un’intervista del novembre scorso sulla crisi dell’olio d’oliva.

Enoturismo: possibili sviluppi e formazione

aziende vinicole degustazioni

Come abbiamo visto, l’intento della legge sull’enoturismo è anche quello di agevolare e semplificare l’esercizio di queste attività, equiparandole all’agriturismo. La crescita del settore, tuttavia, dipende molto dal livello di formazione degli operatori e dalle sinergie economiche e sociali che potranno crearsi.

Questa direzione da tempo è seguita in Francia, dove la promozione vinicola e agroalimentare è portata avanti in modo omogeneo e senza diatribe campanilistiche o rivalità interne, che invece persistono nel panorama produttivo italiano. Nel nostro Paese, infatti, le tante eccellenze locali e le denominazioni protette faticano a fare squadra in senso nazionale. L’enoturismo, ad esempio, è già molto attivo in Toscana e in Puglia – che non a caso è la regione del senatore Stefàno – ma considerando l’Italia la situazione nel complesso è piuttosto disomogenea.

Per tutti questi motivi, pertanto, sarebbe bene recuperare il ritardo e avviare un piano serio e completo per sostenere in modo organico tutto il turismo legato all’alimentazione.

Dopo questo approfondimento dedicato alla legge sull’enoturismo, può essere interessante leggere i nostri articoli sul vino vegano e sulle differenze fra affinamento in barrique e in anfora, un procedimento sempre più apprezzato e diffuso negli ultimi anni.

 

Fonti:
Disegno di legge 7 dicembre 2017, n. 2616
Legge 27 dicembre 2017, n. 205
Legge 9 agosto 2013, n. 98
Visit French Wine

Matteo Garuti

Matteo è nato a Bologna e vive a San Giorgio di Piano (Bo). Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, alimentazione e illegalità alimentare. Il suo piatto preferito è il salmone, purché di qualità, "perché è un ingrediente nobile, versatile e dal gusto unico". Per lui in cucina non può mancare la creatività, "perché è impossibile farne a meno!"

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