le elite non leggono

Cultura e formazione umanistiche per tornare competitivi

Giuliano Gallini
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Giuliano Gallini

Indice

     

    Ci sono sempre state culture (anche in questo caso si chiamano così) anti-intellettualistiche. L’intellettuale, il lettore, il frequentatore di musei, teatri, cinema è da queste culture considerato un benestante nullafacente, un arrogante parassita che guarda il popolo vero, quello che gli sistema le perdite del lavandino, con aria di superiorità e sufficienza. Egli (l’intellettuale) chiamerebbe spazzatura tutto ciò che ama il popolo vero: trasmissioni televisive trash, il kitsch dei negozi paccottiglia, la musica a tutto volume in spiaggia (l’intellettuale in spiaggia legge, non gioca a palla), le file, le felpe, e così via. Il popolo vero già certi termini non li capisce: trash, kitsch… che cosa mai saranno? Il popolo vero si vendica allora dell’arroganza e della sufficienza dell’intellettuale riducendolo a macchietta, in genere vicino all’impotenza se maschio o alla frigidità se femmina, svigorito e carognetta. Se all’anti-intellettuale capita di vedere un film che appena appena faccia pensare e non solo ridere con battute un po’ grasse, dice che è roba noiosa, buona per gli intellettuali.
    Ultimamente il popolo vero ha cominciato a identificare gli intellettuali con le élite. E siccome la battaglia del popolo vero contro le élite è giusta e sacrosanta (qui potrei essere d’accordo anch’io) ecco che si mobilitano le forze contro gli intellettuali, la cultura, i musei e via di seguito, illudendosi in tal modo di combattere le élite.
    Peccato che le élite non leggono.

    Le élite non leggono: ecco il grande equivoco

    Le élite non sono gli intellettuali, gli scrittori, i lettori, gli scienziati, i ricercatori, i frequentatori di musei e biblioteche. Qui il popolo vero sta incorrendo in un grande equivoco. Le élite non vanno nei musei. Le élite non frequentano le biblioteche.

    Le élite non leggono perché non hanno tempo. Sono in giro con le loro barche e i loro marinai, sono a investire denari nei paradisi fiscali, sono occupati in lunghi consigli di amministrazione. Leggono testi di management, ricerche di mercato, analisi settoriali, relazioni delle pubbliche autorità. Sono spesso a cena con amministratori, politici, governatori. Qualcuno è intento a riciclare denaro nero, altri a organizzare spacci illegali. Esattamente come i manager con i libri, dove trovano il tempo per leggere inutili romanzi?

    Ma, come è stato detto, con la cultura non si mangia; e molti con orgoglio affermano: io non leggo! È il mainstream del momento. Io mi sgolo da alcuni anni a dire che invece la cultura, anche e forse proprio quella umanistica, è vitale prima di tutto per la propria felicità, la propria capacità immaginativa, per star bene con sé stessi, ma anche per fini più utilitaristici: si sta giustamente facendo largo l’opinione che proprio i bassi investimenti in istruzione e cultura in Italia siano causa della bassa produttività, di una crescita del pil che ci vede sempre tra gli ultimi posti in Europa, della limitata competitività dell’impresa italiana.

    L’innovazione tecnologica rende obsolete velocemente le competenze tecniche; e le competenze tecniche si possono apprendere in poco tempo se si hanno basi culturali e metodologiche serie, come: la matematica, la geometria, la metrica, la filosofia, la letteratura, la storia dell’arte, le metodologie scientifiche e così via. La rivalutazione della formazione umanistica è forte nelle aree più avanzate del pianeta. In Italia?

    Il tristo mainstream del momento è testimoniato anche dai social. I post su facebook sono gattini, cagnolini, tramonti, selfie con il mare dietro le spalle. Libri? Non sia mai.

    La cultura non è élite, è cibo per il popolo

    Un giorno però mi arriva una notifica, chissà perché, misteri del web, da una ragazza che non conosco che dice: finalmente al mare, in vacanza per quindici giorni. Mi aspetto la foto con la spiaggia, lei con il suo cagnolino sguazzanti tra le onde. E invece la ragazza continua: “questo è il mio meraviglioso programma!” e segue la foto di una pila di sette romanzi.

    Ogni dieci cagnolini o tramonti, vi prego, postate una foto di libri, di mostre, di spettacoli teatrali… non è snob, non è elitario. È cibo per il popolo.

     

    Giuliano Gallini

    Direttore marketing strategico di CIR food, vive a Padova e lavora tra Reggio Emilia e molte altre città italiane dove CIR ha le sue cucine. Ama leggere e crede profondamente nel valore della cultura. In cucina non può mancare un buon bicchiere di vino per tirarsi su quando sì sbaglia (cosa che, afferma, a lui succede spesso).

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