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L’alcool etilico

Redazione

La grande fortuna che i prodotti contenenti alcool etilico – e cioè i vini, le birre, i distillati e i liquori – hanno avuto nella storia dell’alimentazione dipende in larga misura dalla penuria di acqua pura e potabile, soprattutto nei grandi centri abitati dell’antichità o del terzo mondo contemporaneo.

L’agglomerarsi delle popolazioni in città sempre più grandi, per ragioni di convenienza economica e di difesa militare, rende infatti difficilissimo disporre di sufficienti risorse di acqua pura da bere, almeno in mancanza delle moderne tecnologie di depurazione e disinfezione. Nell’acqua, infatti, crescono batteri, muffe, funghi tossici e pericolosi per la salute e dall’acqua sporca sono sempre nate e diffuse tremende malattie ed epidemie di dimensioni colossali, soprattutto considerando che la medicina, fino a poche generazioni fa, non disponeva di presidi igienico sanitari o di farmaci adeguati (soprattutto gli antibiotici) per fronteggiarle.

bottiglie di vino
Così, per dissetare gli abitanti delle grandi città antiche che nonpotevano utilizzare l’acqua dei fiumi per l’inquinamento, si ricorse all’uso di bevande alcoliche in cui l’alcool etilico, in percentuali variabili fra il 5 e il 15 per cento, garantiva la sterilizzazione e quindi la potabilità della bevanda.
La grande diffusione di questo rimedio alla sete, fu dovuto anche ad altre qualità importanti dell’alcool, come l’effetto che esso presenta sul sistema nervoso: a basse dosi provoca infatti euforia e perdita dei freni inibitori, facilitando la socializzazione; a dosi più alte, invece, manifesta un effetto decisamente depressivo per il SNC e comunque tossico per l’intero organismo, tanto da poter essere considerato a tutti gli effetti una droga dai pesantissimi risvolti sociali.
Di seguito riportiamo gli effetti medi indicativi della concentrazione di alcool nel sangue (alcolemia g/l) sull’uomo:
0,2-0,4: lieve euforia, loquacità, lieve difficoltà di coordinazione motoria ed eventuale moderata riduzione della capacità di giudizio e dell’attenzione
0,5-0,8: aggravamento della difficoltà di coordinazione motoria, riduzione della capacità percettiva, ulteriore riduzione della capacità di giudizio, tendenza alla guida pericolosa
0,8-1,0: sopravvalutazione della propria abilità alla guida, tendenza a guidare al centro della strada, ritardo evidente nei tempi di reazione
1,0-2,0: instabilità emotiva, alterazione della memoria, perdita della capacità di giudizio, atassia (mancanza di coordinamento motorio), disartria (difficoltà nell’articolazione della parola).
2,0-4,0: ubriachezza profonda, confusione mentale, disorientamento, apatia, marcate alterazioni percettive, midriasi (dilatazione della pupilla), vomito, incontinenza, incapacità di mantenere la stazione eretta
>4,0-5,0: alcolemia potenzialmente letale: coma, ipotermia, ipoventilazione, ipotensione arteriosa, anestesia

Per capire quanti grammi di alcool si introducono nell’organismo con una bevanda e potersi rapportare ai dati della tabella, si deve considerare la concentrazione dell’alcool e quanto se ne assume. Per esempio, se bevo un bicchiere di vino (circa 200 cc) al 12% di alcool, significa che assumo 24 cc di alcool (200*0,12=24). Un bicchierino (40cc) di grappa (42%) invece comporta circa 17 cc di alcool puro. Per calcolare l’alcolemia, invece, si deve usare una formula un po’ più complicata. La riportiamo per comodità:

formula tasso alcolico
Dove:
Ga = Grado alcolico della bevanda
V = volume della bevanda ingerito (in ml)
P = peso corporeo (in kg)
K = coefficiente di diffusione. Quest’ultimo varia a seconda del sesso: M = 0,73; F = 0,66

bicchiere di vino bianco

La formula dice chiaramente che l’alcolemia dipende anche dalla massa corporea e questo appare assai ragionevole: un mingherlino si ubriaca molto più facilmente di un omone grande e grosso. Anche il coefficiente di diffusione è importante e la sua differenza fra maschi e femmine spiega perché a parità di alcool ingerito, una donna risente degli effetti dell’alcool prima di un uomo.
L’alcool etilico ha un forte contenuto calorico e questo, in situazioni di povertà cronica e di scarsezza di generi alimentari, ha spesso costituito un’ottima ragione per alimentarsi con prodotti a base di alcool. Fino a prima della seconda guerra mondiale, anche in Italia il vino era più un alimento assunto per le calorie che apportava che un piacere del palato.
Infine l’effetto dell’alcool sul sistema nervoso umano è spesso stato considerato magico, sacro e questo spiega il suo utilizzo in cerimonie religiose: lo stato di alterazione psichica provocato dall’intossicazione acuta da alcool può essere considerato infatti un modo con cui gli spiriti o gli Dei prendono possesso dello spirito dell’uomo. Questo effetto ha dato all’alcool una valenza liturgica similmente ad altre droghe, come attesta la storia di molte civiltà.

di Gianluigi Storto

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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