invitare a cena un francavillese

5 cose da sapere se invitate a cena un francavillese

Redazione

Prima di rivelare le 5 regole fondamentali per invitare a cena un francavillese, dobbiamo fare una premsessa: prima, durante o dopo la cena, è assolutamente sconsigliato indicare Francavilla come “Marina di Chieti” o ricordare che è in provincia di Chieti, perché i rapporti tra il centro adriatico ed il capoluogo teatino non sono affatto idilliaci. Se proprio dovete fare un paragone, accostatela alla confinante Pescara, con cui ha dei rapporti molto più amichevoli.

E in tutti i casi, non azzardatevi a prendere l’impegno della cena a cuor leggero: a Francavilla al Mare, come in tutto Abruzzo, quando ci si siede a tavola si fa sul serio e non si guarda in faccia a nessuno. La regola è implicita: quando si mangia, si mangia!
Non allarmatevi, se non siete in grado di tenere il passo del francavillese, c’è un validissimo rimedio: un digestivo abruzzese con i fiocchi! Ma come ogni buon ammazza caffè, arriva a fine pasto, quindi,  ve ne parleremo in maniera esaustiva dopo avervi elencato i piatti che non devono mancare a tavola se avete deciso di invitare a cena un francavillese.

Invitare a cena un francavillese: 5 cose da sapere

  • La prima regola è: mai dire “sono sazio”!

invitare a cena

Espressioni del tipo “sono sazio”, “mi fermo qui”, sono frasi pronunciate in maniera del tutto inutile. Una volta che avete accettato di invitare a cena un francavillese e vi siete seduti a tavola: dovete mangiare. Della serie: “hai voluto la bicicletta? Ora pedala!”. E, in effetti, una volta alzati da tavola avrete bisogno di un bel po’ di pedalate per smaltire la mangiata.

   2. Menù a base di carne o piatti di pesce?

Parlando di una località di mare, tra i piatti tipici non si può fare a meno di menzionare quelli a base di pesce, il ‘brodetto’, non può mancare. Si tratta di una particolare zuppa con pesci e frutti di mare provenienti, naturalmente, dall’Adriatico. Tra gli elementi identitari della cucina francavillese ci sono anche le seppie ripiene: portatele in tavola e avrete conquistato il vostro ospite!
Il piatto viene consumato tutto l’anno, ma trova la sua apoteosi il primo maggio quando, mentre in tutta Italia si festeggia la festa dei lavoratori, a Francavilla al Mare si fa festa per Santa Liberata, la protettrice. In questa occasione (e non solo) le seppie ripiene sono accompagnate dai piselli e diventano “secc e pisill”, ed è subito festa!

Se volete mangiare carne, avendo a che fare con un abruzzese, non potete fare a meno di portare in tavola un altro elemento simbolo della sua terra: gli arrosticini, meglio conosciuti in loco come le “rushtelle”, con la “sh” bene in evidenza mi raccomando! Si tratta di piccoli bocconcini di carne di pecora inseriti negli spiedini di legno, che vanno cotti nell’apposita radella e conditi con sale e olio. Non è un vero abruzzese, o non è stato veramente in Abruzzo, chi non ha mai mangiato le “rushtelle”.

arrosticini

 3. Puntate sulle tipicità e innaffiate con del buon vino

Per quanto riguarda i primi piatti avete l’imbarazzo della scelta, il vostro ospite francavillese gradirà, come se si trovasse a casa sua, gli gnocchi di patate, le tagliatelle all’uovo, i cavatelli, le sagne, i ravioli di ricotta, i maccheroni alla chitarra.  Il tutto ovviamente condito con delle tipicità di Francavilla come l’Annoia, insaccato particolarmente diffuso in provincia di Chieti che ricorda la salsiccia, ma che viene preparato utilizzando lo stomaco e le budella del suino. L’intensità del sapore e dell’odore varia in funzione della quantità degli aromi utilizzata nella sua preparazione.

E poi, naturalmente, ricordatevi di mettere a tavola il vino! La zona, non solo locale ma regionale, ne è abbastanza fornita: tra i vini più buoni e conosciuti troviamo il Montepulciano, il Trebbiano, il Pecorino e il Cerasuolo d’Abruzzo. Se poi volete colpire dritto al cuore del vostro francavillese, fategli bere quelli prodotti dalle aziende Rapino e Pasetti.

4. La Cicerchiata e il Parrozzo di D’Annunzio

Arrivato il momento del dolce vi sembrerà di essere alla fine della maratona, ma aspettate a dirlo: se il vostro ospite capita a casa vostra a febbraio, non potrete fargli mancare la cicerchiata, e abbiamo detto tutto. Il dolce, tipico del periodo del Carnevale, è fatto con uova, farina e tanto, tanto olio per friggere. Ma non è finita qui, ci sarebbe anche il Parrozzo d’Abruzzo, dolce sul quale il vate Gabriele D’Annunzio (che a Francavilla era di casa con il Cenacolo Michettiano, circolo culturale che riuniva gli studiosi e gli intellettuali vissuti a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento) aveva scritto una poesia.

cicerchiata

5. Necessario ed obbligatorio: il digestivo

Ci siamo, via libera alla digestione! Vi consigliamo di affidare la vostra sorte alla Genziana, delizia  composta da vino bianco, radici di genziana essiccate, stecca di cannella, chiodi di garofano, buccia di un limone Bio, zucchero e alcool. Se avete più di un mese a disposizione prima dell’arrivo del vostro ospite francavillese, ecco il procedimento per farlo in casa: versate tutti gli ingredienti in un barattolo di vetro scuro; lasciate gli ingredienti a macerare (per 40 giorni) in un luogo buio e fresco; trascorsa l’attesa, filtrate, unite lo  zucchero e l’alcool; mescolate bene fino a far sciogliere completamente lo zucchero. Se occorre, filtrate ancora e imbottigliate. Molti consigliano di aspettare almeno due o tre mesi prima di consumare il liquore di genziana fatto in casa. Tra gli altri liquori della zona c’è anche il Centerba, il Ratafià, il liquore allo zafferano, il mosto cotto, l’Aurum.

Se durante o alla fine della cena il vostro ospite dice “cciasanda” vuole che qualcosa è andato storto. Se invece commenterà con un bel “freeecheeete” allora state tranquilli: avete centrato il colpo!

 

 

Francesco RapinoFrancesco Rapino, nato a Ortona (Ch), lavora in giro per l’Abruzzo, specialmente nell’hinterland di Chieti-Pescara dove va a reperire le notizie relative ad approfondimenti, eventi, cucina e un po’ tutto quello che succede nel territorio. Il suo piatto preferito sono gli spaghetti alla chitarra al ragù perché “rappresenta a pieno la bontà e la genuinità della cucina italiana, invidiata in tutto il mondo, con una giusta miscela di profumi e sapori che fa tornare immediatamente alla mente la mamma che impasta e la nonna che con i suoi ‘segreti’ riesce ad ottenere quei sapori irripetibili. Di riflesso si rivivono quei momenti in cui in una sana convivialità tutta la famiglia si riunisce a tavola”. Ovviamente sono preferiti i pranzi con tanti ospiti in modo da far condividere il più possibile la bontà del cibo e vivere il momento con “gusto e goliardia”.

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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