invitare a cena

5 cose da sapere se invitate a Cena un Teatino

Giovanni Angelucci

Per l’incolumità generale non fate le classiche battute sul “chietino-cretino”, i cittadini di Chieti si chiamano teatini [dal lat. Teatinus, der. di Teate «Chieti»]. Dunque, prima regola: attenzione a come vi rivolgete e tenete ben presente la fierezza che insita vive nel vostro invitato: pare infatti che nel 1181 a.C. fu l’eroe Achille a fondare Chieti, scegliendo per lei il nome di Teate in onore di sua madre. Da qui l’onore del teatino, chiaro e forte su tutto l’Abruzzo.

chieti

Non dovrete però certo spaventarvi! Il teatino, come tutti gli abruzzesi, è un animale socievole di rara nobiltà d’animo, affabile, cordiale e ottimo anfitrione, anche quando è lui ad essere invitato. Ebbene, se avete pensato di invitarne a cena uno (meglio più di uno così che la festa sia garantita) non potrete interrogarvi a lungo su cosa preparare… idee concrete e decise come la cucina abruzzese! Ora proveremo a fornirvi qualche dritta ma sappiate che la ricetta va ben oltre le dosi di sale e le scelte degli ingredienti: un teatino è verace, è passionale, anche quando mangia e potendolo fare con le mani sarà certamente lieto di sporcarsi.
Ecco cosa dovete assolutamente sapere se avete deciso di invitare a cena un teatino.

Invitare a cena un teatino: 5 cose che dovete sapere

1. Lo sguardo è tutto: guardate negli occhi quando brindate

Fate trovare al vostro invitato del vino, una buona bottiglia possibilmente. E volendo, fate in modo che almeno una sia di Montepulciano d’Abruzzo perché come detto il teatino tiene molto alla sua terra. In questo modo inizierete certamente nel migliore dei modi ma attenzione: al momento del brindisi non dimenticate di guardarlo negli occhi nello stesso istante in cui i calici si toccano per il “cin”. Se questo non dovesse accadere il teatino potrebbe avere una brutta impressione di voi. Ricordate, lui è caloroso e cerca il contatto, anche solo visivo.

2. Vegetariani? No grazie!

arrosticini

Se siete vegetariani avete sbagliato certamente ospite. Una soluzione però c’è: ingozzate per bene la pecora domestica che avete in giardino con le vostre erbette che avevate pensato di servire a tavola (AHAH!), e in men che non si dica: il teatino sarà ben lieto di sgozzarla e utilizzarla, ad esempio, per preparare una delle più autentiche ricette della tradizione agro-pastorale che prende il nome di “Pecora alla Callara” (diffusa in buona parte della regione) o gli insuperabili arrosticini.

3.  Il Peperoncino “deve” esserci

Potrebbe non servire ma il peperoncino deve esserci, specialmente se servirete un piatto come sagne e ceci. Il peperoncino è fuoco e ardore come il teatino (e l’abruzzese), ma questo ormai l’avrete capito.

4. Gli immancabili piatti che parlano abruzzese

Sappiate che dovrete servire alcuni dei piatti tipici senza i quali un teatino non siederà alla vostra tavola: iniziare con le pallot cace e ove può essere un’ottima idea, una bella pasta alla chitarra tirata a mano (se non sapete farlo rivolgetevi ad una nonna) o una tagliatella con sugo di papera. Sono certamente perfette le suddette sagne e ceci, (con tanto di peperoncino, appunto) rappresentano un credo, la tradizionale pizz’ e ffojje (pizza di gran turco accompagnata da foglie di cicoria selvatica) non è da tutti e se ben preparata farà di voi dei veri ganzi. Poi c’è la porchetta con il giusto equilibrio tra magro, grasso e cotenna croccante (a meno che non abbiate un gran forno e un maiale sarà difficile ma la bravura sta anche nel cercare un valido porchettaro da cui comprarla), anche con il selvaggio cinghiale alziamo l’asticella della difficoltà ma con la sua carne ben marinata e cotta in spezzatino (senza pomodoro) lascerete senza parole il vostro caro ospite teatino.

ferratelleÈ inutile dire che se aveste un giardino e invitaste il vostro caro teatino in estate, la via da percorrere sarà una e una soltanto: carne alla brace senza limiti (compresi gli arrosticini di pecora adulta cotti sulla furnacell’), variate sui tagli e sugli animali, nulla avanzerà. Alla fine, insieme al buon vecchio liquore di genziana, portate in tavola le ferratelle (o neole o cancellate che dir si voglia) che accompagneranno la bevuta per almeno un paio d’ore.

5.  Non è fine senza il liquore di fine pasto

Non pensate di terminare un pranzo o una cena con una tisana, vi verrà gentilmente mandata indietro con un leggiadro “quess bivit’l tu”. Il pasto del teatino si conclude con il liquore, possibilmente locale, meglio se genziana fatta in casa (no etichette industriali da super mercato). Andranno benissimo anche limoncello, ratafià e nocino, purché fatti con le proprie mani (o con quelle della zia).

Dunque, siete pronti? Se credete di non essere all’altezza allora certamente troverete terreno più facile invitando un pescarese dal palato monocorda abituato alla cucina marina, con il pesce non si sbaglia mai!

Giovanni Angelucci

Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e viaggi tra le quali spiccano La Stampa, Dove e la Gazzetta dello Sport. I suoi piatti preferiti sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barbaresco Sottimano).

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