Heimat, Il salario della paura, Higanbana

Giuliano Gallini

Heimat di Edgar Reitz

di Giuliano Gallini

Ieri per i film in concorso è stata una giornata poco interessante e dunque vi parlo di alcuni film che ho visto in varie sezioni della mostra e che sono pietre miliari della storia del cinema.

1. E’ tornato a Venezia il regista tedesco Edgar Reitz con un’altra parte della sua epica opera “Heimat“. Quest’ultima (di quattro ore ma non stanca) è ambientata nella consueta regione prussiana dell’Hunsbruck, nel 1840. Il tema è quello dell’emigrazione: infatti anche in Germania vi erano situazioni di grande miseria e i giovani sognavano “il nuovo mondo” del Brasile dove avrebbero trovato l’estate eterna e campi generosi, e non più il freddo e le carestie europee. La poesia del testo e delle immagini è sempre magistrale, come in tutte le opere di Reitz, secondo me uno dei piu grandi registi viventi.

2. Il Leone d’Oro alla carriera è stato dato quest’anno al regista americano William Friedkin. Il suo film più famoso è “L’Esorcista” ma ha diretto molti altri importanti film. In sala grande è stato proiettato “Il salario della paura” del 1977, un film bellissimo, emozionante e che contiene una fortissima metafora sul nostro mondo contemporaneo: anche coloro che non si conoscono o che addurittura si odiano devono trovare il modo per collaborare per evitare che tutto “salti per aria” come i quattro protagonisti del film che devono trasportare un carico di dinamite.

3. Ho visto restaurato “Higanbana” del maestro giapponese Ozu. E’ un film del 1958 che ho trovato splendido per la sua capacità di unire leggerezza e profondità. Non so se vi capiterà mai l’occasione di vederlo ma se dovesse succedere non perdetevi questo regista.

Cari saluti a tutti

Giuliano Gallini

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Giuliano Gallini

Direttore marketing strategico di CIRFOOD, vive a Padova e lavora tra Reggio Emilia e molte altre città italiane dove CIR ha le sue cucine. Ama leggere e crede profondamente nel valore della cultura. In cucina non può mancare un buon bicchiere di vino per tirarsi su quando sì sbaglia (cosa che, afferma, a lui succede spesso).

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