Competizioni birraie

Come si giudica una Birra Artigianale? Intervista a Luca Giaccone

Giovanni Angelucci

Da anni mi occupo di degustazioni e competizioni di birra artigianale e tanti mi hanno chiesto come si svolga un concorso dedicato alle birre, quale sia il nostro ruolo di giudici all’interno di una commissione chiamata a valutare e votare le numerose tipologie iscritte. Avrei potuto spiegarvelo io ma poi ho deciso di interpellare uno dei massimi esperti d’Europa in tema birraio, un bevitore, un giudice, un profondo conoscitore di birra. Insomma abbiamo intervistato Luca Giaccone: di meglio, non si può fare.

 

Luca Giaccone


Chi è Luca Giaccone e come è diventato uno dei massimi esperti italiani di birra?

Luca Giaccone: “Pur essendo piemontese sono figlio di bevitore di birra (e non di vino). La nascita del movimento artigianale (abito a mezz’ora da Piozzo dove è nato il birrificio Baladin) ha fatto il resto, intercettando un interesse che è diventato passione, motore fondamentale per la conoscenza e la voglia di scoprire”.

 

Qual è la formazione che un giudice degustatore di birra deve seguire per diventare tale?

LG: “Ci sono molti percorsi differenti, direi quasi che ogni giudice ha una storia a sé. La formazione più autorevole è probabilmente il BJCP, ma personalmente credo sia necessaria prima di tutto una grande passione, la voglia di assaggiare il più possibile, l’interesse a ‘capire’ la birra e ad andare oltre alla mera degustazione, parlando con i birrai, confrontandosi con gli altri appassionati”.


Quali sono i concorsi nazionali ed internazionali oggi più importanti?

LG: “In Italia Birra dell’Anno, organizzato a Unionbirrai, in Europa il tedesco European Beer Star, organizzato da Private Brauereien Bayern, nel mondo l’americana World Beer Cup, organizzata (ogni due anni) dalla Brewers Association.


Come funziona una competizione di birra in cui ricopri il ruolo di giudice? Cosa sei chiamato a valutare? Ci racconti la tua ultima esperienza?

LG: “Ogni competizione ha le sue regole. Intanto può esserci un riferimento più o meno stretto allo stile: in alcuni concorsi è fondamentale che i parametri siano rispettati, in altri molto meno. In ogni caso il giudice è chiamato a compilare una scheda di valutazione – può esserci anche lo spazio per i commenti ai birrai – che ha lo scopo di dare un ‘voto’ alla birra. Normalmente ci sono, per ogni categoria, due fasi: in un primo momento si fanno le eliminatorie, dove sostanzialmente si scartano le birre meno convincenti, in una seconda le finali, in cui i giudici si confrontano e assegnano medaglie e premi”.


Quali sono le birre più facili da assaggiare e descrivere e quali le più complesse?

LG: “Tutte le categorie sono difficili. In alcune la difficoltà sta nelle differenze molto sottili presenti tra una birra e l’altra. Nella categoria Bavarian Helles, tanto per fare un esempio, i campioni sono talmente simili da rendere davvero complicato il giudizio. Non per questo, però, le categorie più “fantasiose” sono più semplici da valutare. Quando il riferimento stilistico è meno importante e quindi le birre sono estremamente diverse tra loro (ad esempio in categorie molto “aperte” come quelle delle birre alla frutta) il paragone è difficile e rischia di emergere troppo il gusto personale.

Concorsi-birre-artigianali


Cos’è che fa vincere una birra su tutte le altre della stessa categoria?

LG: “Direi la somma di profondità ed equilibrio. Una birra deve essere intensa, caratteriale, deve presentare degli elementi (soprattutto olfattivi) che le permettano di spiccare, all’interno della categoria. Però poi non deve essere sbilanciata nelle sue componenti gustative, tutto il percorso di assaggio deve essere armonico.


Qual è l’errore che un bravo giudice non deve mai commettere? E quali sono i più frequenti?

LG: “Un bravo giudice non dovrebbe mai farsi influenzare dai propri gusti personali, ma nemmeno dai pareri degli altri colleghi. Bisogna essere veloci (ma non affrettati) nel giudizio, essere convinti del proprio parere, ma essere pronti anche ad ascoltare gli altri. Più che le doti tecniche secondo me servono doti umane, serve equilibrio personale, concentrazione e capacità di autocritica.

 

La birra più strana che ti sei mai trovato a dover valutare? E la più premiata nelle concorsi internazionali qual è? Ce n’è una?

LG: “Ricordo una birra al Wasabi che però fortunatamente non arrivò al mio tavolo. Sarei stato molto in difficoltà, perché era proprio verde e piccante…
Non saprei, bisognerebbe chiedere a chi tiene questi conti. Su due piedi direi la Viaemilia del Birrificio del Ducato, capace di vincere, in cinque anni, dal 2010 al 2014, ben tre medaglie sia allo European Beer Star sia alla World Beer Cup. Un palmarès pazzesco, ottenuto in una categoria difficilissima, di cui tutta l’Italia, non solo brassicola, dovrebbe andare davvero fiera”.

 

Quali consigli ti senti di dare a noi colleghi degustatori prima di ogni assaggio?

LG: “Fare in modo di arrivare agli assaggi in perfette condizioni psicofisiche. Per la qualità delle valutazioni è molto importante essere riposati, aver dormito un numero sufficiente di ore nella notte precedente, e non aver esagerato, la sera prima, coi brindisi con i colleghi (che andrebbero fatti alla fine degli assaggi)…”

Quanto i premi assegnati a determinate birre influenzano il mercato brassicolo?

LG: “Qui bisognerebbe chiedere ai produttori… Io credo che i premi siano una buona carta da spendere, commercialmente, ma che ovviamente non siano sufficienti. Sicuramente aiutano, ma non credo che da soli bastino”.

 

E voi siete mai stati chiamati a valutare una birra o un altro prodotto?? Vi piacerebbe, anche solo per un giorno, diventare, come Luca Giaccone,  giudici in una competizione birraia?

 

Giovanni Angelucci

Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e viaggi tra le quali spiccano La Stampa, Dove e la Gazzetta dello Sport. I suoi piatti preferiti sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barbaresco Sottimano).

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