fiera delle capre ardesio

La tradizione del Pastis ad Ardesio e il mistero delle capre

Giulia Ubaldi
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Indice

     

     

     

    Com’è possibile che nel paìs di cavre non ci siano più capre?

    C’è persino una fiera in loro onore, famosa ormai ovunque, eppure di allevamenti caprini sembra non essercene traccia. E pensare che da buon capricorno sono andata ad Ardesio proprio alla loro ricerca; invece ho trovato un’altra storia di emigrazione di ritorno come nel caso dell’Asado di Piana Battolla. Solo che questa volta, dalle valli bergamasche di Ardesio e Gromo, sono emigrati in Francia, in Savoia precisamente, dove hanno preso l’abitudine di bere Pastis. Per questo, oggi, in tutti i bar del paese (ben 20 per 3500 abitanti) non mancano mai varie bottiglie del noto aperitivo francese all’anice.

    Ardesio: il paese delle capre, dei boscaioli e del Pastis

    Ardesio ha lo scötöm, cioè il soprannome, di ol paìs di cavre, praticamente da sempre, mentre la Fiera delle Capre esiste da soli vent’anni. In realtà, però, non è solo Ardesio ad avere un soprannome, ma tutti i paesi della provincia di Bergamo. E anche se ormai oggi questa abitudine è quasi sparita, i vari nomi sono rimasti impressi nella memoria della gente e a volte anche sulle insegne all’entrata del paese.

    ardesio

    Foto di Stefano Triulzi

    Gli scötöm in provincia di Bergamo

    Sicuramente questa abitudine risale al ‘600 circa, quando nelle valli bergamasche e nella pianura, si usava attribuire gli scötöm sulla base dei mestieri più comuni, o di presunti pregi e difetti degli abitanti. Qualche esempio? I sènsa-carne di Marne; i gài, cioè i galli di Rovetta; i porsèi, ovvero i porcelli di Lizzola; i bèch, cioè i becchi di Gromo; o ancora a Gandellino, il paese delle patate e degli spazzacamino. E poi i cavre dè Ardés, dove però convivono varie ipotesi sulle ragioni storiche di questo scötöm: c’è chi sostiene che sia per una diffusione di capre normale e comune per i tempi, come altrove; chi ritiene che sia più capra in senso di testone, gente di montagna dalla testa dura. Infatti, un tempo, gli abitanti si arrabbiavano se venivano chiamati così, anche se poi è prevalsa l’autoironia. C’è chi ancora ricorda i tempi in cui le montagne intorno ad Ardesio erano piene di capre: “tutti i nostri nonni ne avevano almeno due per famiglia, soprattutto le più povere che non potevano permettersi una mucca, tant’è che la capra la chiamavamo la vaccarella del povero”; c’è poi chi, al contrario, sostiene fermamente che ad Ardesio di capre non ce ne siano mai state, “se non qualcuna, ma si contavano sulle dita”. Comunque, sono in corso vari studi al riguardo, come quelli di Giovanni Mocchi. Un dato, però, resta certo e su questo son tutti d’accordo: da qui in tanti sono emigrati per anni in Francia…

    L’emigrazione in Francia e l’abitudine di bere Pastis

    ardesio bergamo

    Foto di Stefano Triulzi

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale, per la mancanza di lavoro, da zone di montagna quali Ardesio e Gromo, in moltissimi sono emigrati in Francia, in Savoia, tant’è che ironicamente dicono: “se dovessero fare l’esame del dna in quei paesi francesi…” Principalmente sono emigrati per fare i boscaioli, in aree simili a quelle da cui venivano, come Grenoble o Verdun, anche se c’è chi è arrivato fino a Parigi. La maggior parte sono poi tornati, solo in pochi sono rimasti, perchè si è trattato più che altro di emigrazioni stagionali: “si partiva a febbraio e si stava via fino alla festa dei morti; si facevano circa 8 mesi fuori e poi 4 a casa e ogni anno che tornavamo facevamo un figlio!”; poi continuano scherzando “e più di un boscaiolo l’avrà fatto anche in Francia!” Eppure, figli e ironia a parte, in questi anni fuori casa i nostri boscaioli ardesiani hanno preso l’abitudine di bere Pastis, che per questo oggi si trova in ogni bar di Ardesio (e anche di Gromo).

    C’è Pastis e Pastis e Anisetta

    pastis ardesio

    Foto di Stefano Triulzi

    Il Pastis è un aperitivo alcolico che sa di anice, solitamente diluito con un po’ d’acqua (in quantità variabili a seconda dei gusti) e consumato come aperitivo, in particolare nel Sud della Francia, a Marsiglia e in Provenza, dove è nato. Infatti, il suo nome ha origine proprio dalla parola occitana, pastís, che vuol dire “pasticcio”.

    In Italia il Pastis è presente anche in Piemonte e in Liguria a Ponente, ma in questo caso è facile intuirne il motivo: si tratta solo di una vicinanza geografica. Nella provincia di Bergamo, invece, si è diffuso proprio in seguito all’emigrazione di ritorno ad Ardesio e Gromo, dove ancora oggi si trovano sempre i principali tipi di Pastis: il Pernod, più bevuto nella zona ad est della Francia, dal confine italo-svizzero fino al Belgio, il Ricard e il 51, originari di Marsiglia anche se ormai diffusi in tutta la Francia. Ma non è finita: ancor più interessante è che alcuni italiani emigrati e rimasti in Costa Azzurra, hanno portato lì un loro liquore sempre a base di anice ma tutto italiano: l’anisetta, ottenuta dalla lavorazione dell’aniciato, ovvero dalla distillazione dell’alcool con l’aggiunta di semi di anice.

    Questo non toglie, ovviamente, che essendo in provincia di Bergamo, si continui a bere il Campari col bianco, anche se alcuni (eretici) sostengono che la sua epoca sia ormai finita. Possiamo concludere che Ardesio è davvero un paese di gran bevitori, dove infatti, si festeggia ogni anno anche Ardesio DiVino, sempre tra luglio e agosto. E se di feste si parla, appuntamento fisso per gli appassionati di capre è proprio la Fiera delle Capre di Ardesio, giunta alla sua ventesima di edizione; ma quindi perchè delle capre se ad Ardesio sembrano non esserci?

    La Fiera delle Capre di Ardesio

    fiera delle capre

    Facebook.com/viviardesio – Silverio Lubrini Fotografo

    Come detto in precedenza, ormai nel paese delle capre non ci sono (più?) capre, se non quelle di Costanzo o di Marco Delbono dell’azienda Prat di Bus; eppure negli ultimi vent’anni sono arrivate capre da tutta le regione. Come? Grazie alla fiera in loro onore, nata così, un po’ per gioco: circa vent’anni fa gli organizzatori della festa del Zenerù di Ardesio (un’altra festa tradizionale importante e storica, per scacciare l’inverno ogni 31 gennaio), Flaminio, Luigi e Antonio, si ritrovarono al tavolo di un bar con l’idea di dar vita a una festa per far incontrare le cosiddette cavre dè Ardés con i becchi di Gromo, forse inconsciamente anche per dare un senso a quegli scötöm. “All’inizio l’abbiamo detto così, per fare uno scambio, era quasi una battuta: non gli davamo una capra e loro ci davano un becco”, racconta Flaminio Beretta, uno dei fondatori, fotografo oggi eremita. E invece, fin dalla prima edizione del 2000 fu subito un gran successo: “all’inizio non c’erano concorsi né premi, ma abbiamo fatto un regalino a tutti”. Oggi, invece, sempre la prima domenica di febbraio (quest’anno il 3 febbraio 2019), è diventata una delle più grandi feste per allevatori di capre, e non solo, che qui giungono da tutta la Lombardia, per un totale di circa 2000 partecipanti, anche se il numero è in salita di anno in anno. “Non immagini quanto ci meravigliamo ogni volta di fronte a tutta quella gente, perché solo noi ci ricordiamo com’è iniziata”.

    Ah, e lo sapevate che abbiamo scoperto che anche in Lunigiana, nella frazione Guinadi di Pontremoli, si usa bere il Pastis come aperitivo?

     

    Foto in evidenza: Facebook.com/viviardesio – Silverio Lubrini Fotografo

    Giulia Ubaldi

    Antropologa del cibo, è nata a Milano, dove vive e scrive per varie testate, tra cui La Cucina Italiana, Scatti di Gusto, Vanity Fair e le Guide Espresso. Il suo piatto preferito sono gli spaghetti alle vongole, perché per lei sono diventati un'idea platonica: "qualsiasi loro manifestazione nella realtà sarà sempre una pallida copia di quella nell'iperuranio". Nella sua cucina non mancano mai pistilli di zafferano, che prima coltivava!"

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