Ferrara: la sua bellezza e la sua gastronomia

peppe57

di Giuseppe Biscari (Peppe57).È la mia prima volta a Ferrara. Infatti era una delle poche città italiane che non avevo ancora avuto modo di visitare. L’occasione mi si è presentata in coincidenza con la seconda prova del Campionato italiano Cadetti di Scherma, sport che pratica mio figlio, e ne ho approfittato… Arrivo a Ferrara alle 19.00 proveniendo dall’Aeroporto di Bologna insieme a tutta la squadra di Scherma di Modica ed al Maestro Eugenio Migliore che ne è la guida tecnica. Ci sistemiamo in albergo (l’Express Holyday Inn) e ci diamo appuntamento alle 20,00 in punto per andare a cena.Tra i ristoranti che ci consigliano alla reception dell’albergo scegliamo quello più vicino che – oltretutto – ha una convenzione proprio con la struttura ricettiva in cui abbiamo preso alloggio.Il Ristorante “Le due comari” ci sorprende appena ne leggiamo l’insegna che dichiara “cucina e specialità pugliesi”. Ci guardiamo un po’ perplessi e capisco che tutti si stanno ponendo la stessa domanda: Cucina pugliese?! A Ferrara?! Ma ormai siamo là ed entriamo. L’ambiente è familiare, gli arredi del ristorante sono sobri, ma cosa che tutti abbiamo apprezzato non c’è musica di sottofondo: il che significa possibilità di conversare mentre si sta a tavola. Abbiamo ordinato tra le varie proposte della casa evitando accuratamente il pesce, perché cenare a base di pesce alla vigilia di una gara può avere effetti e conseguenze facilmente immaginabili. Le pietanze che ci hanno servito erano cucinate in maniera impareggiabile. A cominciare dalla semplici tagliatelle ai funghi in cui gli aromi che accompagnavano la preparazione del condimento erano perfettamente bilanciati né troppo aglio, né troppo prezzemolo, né – infine – troppo olio e burro. Squisite!Ci sono stati serviti poi, un arrosto di vitella con patatine al forno ed uno spezzatino di manzo con contorno di polenta. Direte che entrambi i secondi sono molto ordinari. Lo pensavo anch’io prima di assaggiarli.Sia l’arrosto, sia lo spezzatino erano cotti a puntino, la carne tanto tenera da dare la sensazione al palato di sciogliersi in bocca, la polenta perfettamente equilibrata ed insaporita con il sugo dello spezzatino era una vera delizia. Lo stesso si dica per le patate: croccanti fuori e morbide dentro, aromatizzate con un sentore di salvia e rosmarino erano il contorno perfetto.Per concludere ci hanno servito il dolce. Due per la verità: la piramide di cioccolato e una millefoglie con panna e frutti di bosco.La piramide di cioccolato con panna alla menta si è rivelata un’apoteosi per il palato! Si tratta di una mousse al cioccolato (o almeno questo m’è sembrata, non avendomi voluto il titolare-chef svelare la ricetta) cui si accompagnava della panna aromatizzata alla menta. Attenzione, però, il dolce al cioccolato va assolutamente mangiato insieme alla panna, perché, insieme, sono una vera delizia. Infatti, se per caso, come ho fatto io, assaggiate una cucchiaiata di panna da sola avrete la sgradevole sensazione di aver mangiato il dentifricio. Che dire, poi, del vino? Ci hanno portato del Sangiovese a dir poco eccellente (anche dal punto di vista del prezzo!!), ma l’intera carta dei vini è di ottimo livello essendo presenti i migliori vini di quasi tutte le regioni d’Italia ivi compreso il Nero d’Avola ed il Corvo di Salaparuta.Dopo questa cena un buon sonno ristoratore è quello che ci vuole, anche perché domattina – mentre i ragazzi gareggiano – io ho intenzione di fare il turista. Infatti, sveglia alle 7,00, doccia, colazione e via in taxi verso il centro storico di Ferrara. Comincio con il Palazzo dei Diamanti e visito da cima a fondo la Pinacoteca che a dir poco mi ha entusiasmato. Uscito dal Palazzo dei Diamanti ho puntato direttamente verso il castello Ducale per visitarlo e salire anche sulla torre aperta al pubblico. Pago il biglietto ed acquisto una piccola guida al percorso predefinito all’interno del castello. Dire che è una meraviglia architettonica è dir poco! L’edificio, infatti, coniuga l’eleganza della residenza ducale alle esigenze di difesa.Salito sulla torre ne approfitto per fotografare Ferrara da diverse angolature. Avendo trovato un tempo non proprio eccellente mi ha colpito questa atmosfera rarefatta che la nebbia conferisce alla città. Amici di vecchia data che ormai vivono a Ferrara da decenni mi avevano detto che questa è la particolarità della città che – nei mesi invernali – la rende ancora più bella. Continuo il mio giro e vado in Piazza Trento e Trieste per visitare la Cattedrale e l’annesso Museo. Purtroppo s’è fatto tardi e trovo tutto chiuso. Rimando il tutto al dopo pranzo e ne approfitto per girare il mercato che si sta svolgendo a fianco della Cattedrale e per ammirare il campanile. Mi sposto poi verso il Palazzo Comunale e ne ammiro la struttura. Passeggio ancora per le vie adiacenti ed alla fine decido di andare a pranzare anche perché sono già le 13.00 e l’appetito si fa sentire.Mi reco così al Ristorante “Ca’ d’Frara” (Via del Gambero) che mi era stato segnalato dall’associazione turistico-enogastronomica di cui faccio parte e che mi aveva richiesto di redigere una scheda proprio su questo ristorante (il progetto è di compilare una guida con tutti i ristoranti con cucina tipica e tradizionale).Ho capito appena messo piede nel locale che sarei stato benissimo. Accoglienza squisita, disponibilità massima, rapidità nel servizio compatibilmente con la preparazione dei piatti che, se da un canto comporta una seppur minima attesa, dall’altro è garanzia che le pietanze siano preparate al momento e non già precotte. Mi portano il menù su cui trovo – oltre, ovviamente ai piatti più tipici della cucina ferrarese, anche pietanze non proprio tradizionali. L’offerta dei vini, anche se non particolarmente vasta è di buon livello. Sono presenti i migliori vini dell’Emilia Romagna.Ovviamente la mia scelta è obbligata: Tortelli di zucca al ragù, pasticcio di maccheroni alla ferrarese, salama da sugo con puré di patate.I tortelli di zucca al ragù sembrano quasi un piatto di origine araba, tanto è il contrasto tra il dolce della zucca ed il salato del ragù. Ma nulla a confronto con il pasticcio di maccheroni di cui esistono due varietà: quello con il sugo di piccione e quello con il ragù di salsiccia e prosciutto che è quello più comune e che ho assaggiato.La proprietaria del ristorante mi spiega le origini di questa pietanza. È un piatto delle feste, molto elaborato e pieno di ingredienti di lusso. La pietanza infatti, era in qualche modo appannaggio delle classi nobili e dei cittadini più abbienti. Essa risale al quattrocento, periodo d’oro della città, quando Ferrara era governata dai Duchi d’Este. In origine il pasticcio veniva preparato per il martedì grasso, festa nella quale tutti i ferraresi, nobili, religiosi, borghesi e popolino si concedevano cibi più ricchi del solito prima del lungo periodo di quaresima. Ha origini antiche ed è un piatto tipicamente invernale anche se adesso si trova facilmente durante tutto l’anno non solo in quasi tutti i ristoranti di Ferrara, ma in quasi tutte le pasticcerie, accanto alle paste salate. Le versioni sono infinite: si può trovare con la pasta brisè dolce (quello che ho provato io presso il ristorante “Ca’ d’Frara”) o con la pasta sfoglia salata, condito con il ragù di vitello e maiale, con quello di salsiccia e prosciutto, con i fegatini di pollo, e – come ho già detto – condito anche con il sugo di piccione. Terminato il mio giro turistico del tutto approssimativo ho aspettato mio figlio e tutta la sua squadra in albergo.Una doccia veloce, e via di nuovo in giro per Ferrara per la cena.Amici del Maestro Eugenio ci conducono in una trattoria nei pressi del Duomo. Un ristorantino che a guardarlo da fuori sembrava non promettere nulla di buono ed entrandoci rimanevi un tantino scosso in quanto il suo aspetto interno era a dir poco dimesso. Ed invece?… Ed invece appena ci hanno portato le pietanze (inutile dire che ho ordinato anche qui il pasticcio di maccheroni) c’è stata una vera e propria apoteosi del gusto.Questo pasticcio era ancora più buono di quello assaggiato a mezzogiorno. Era condito con il ragù di vitello e maiale e si sentiva un forte sentore di funghi. Una vera sinfonia di sapori che deliziava il palato ed il cuore.Abbiamo mangiato bene e bevuto meglio a base di Lambrusco e Sangiovese. Quindi, pagato il conto (un prezzo giusto per la quantità e la qualità del cibo) siamo usciti per una salutare passeggiata digestiva. Ho avuto modo, così, di constatare quanto ancor più bella appaia la città illuminata con i suoi monumenti che emergono da questa sorta di effetto flou creato dalla nebbia. In conclusione il mio consiglio. Andate a Ferrara almeno per un intero week-end ed apprezzatene le bellezze artistiche e le specialità gastronomiche.Va da sé che avendo trovato il pasticcio preconfezionato in una pasticceria di Ferrara me lo sono portato giù in Sicilia per assaporare quella delizia anche a 1.200 Km di distanza.

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