Diete liquide

Perché le diete liquide sono da evitare? Intervista al prof. Enzo Spisni

Matteo Garuti
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    Le diete liquide ipocaloriche rientrano tra gli espedienti per perdere peso rapidamente, che con l’avanzare della primavera possono attirare chi vuole rimettersi in forma. Ma come funziona questo schema nutrizionale? E soprattutto, perché può essere nocivo per la salute e controproducente per i propositi di dimagrimento a lungo termine? Ci siamo già occupati di diete dannose da evitare con il professor Enzo Spisni, fisiologo della nutrizione dell’Università di Bologna, che abbiamo coinvolto di nuovo per saperne di più su questa moda alimentare potenzialmente pericolosa.

    Cosa prevedono le diete liquide?

    Frullati per diete liquide

    Olya Detry/shutterstock.com

    Quando si parla di diete liquide, si identificano generalmente tutti i regimi alimentare basati sull’assunzione di bevande e cibi liquefatti, anche se ne esistono varie tipologie. La maggior parte delle diete liquide si concentra su frullati, centrifugati, estratti e succhi di frutta e verdura, ma esistono anche preparati preconfezionati, da sciogliere in acqua o nel latte. Nell’arco della giornata, i pasti solidi possono essere del tutto assenti o presenti in misura ridotta, ad esempio limitati alla cena o a uno spuntino. Se il contenuto proteico e vitaminico può essere variabile, e in alcuni casi anche bilanciato, in genere l’apporto calorico è molto restrittivo, sensibilmente inferiore rispetto a una dieta bilanciata su base solida.

    Il loro utilizzo può essere legato alla necessità di sottoporsi a interventi chirurgici o esami medici, ma la loro diffusione prescinde da questo aspetto. Chi le pratica, infatti, mira soprattutto a dimagrire velocemente, non di rado seguendo azzardati piani fai-da-te, che espongono a rischi non trascurabili per la salute.

    “Le diete liquide utilizzate a fini medici e per periodi molto limitati, ad esempio prima di una colonscopia, hanno una funzione specifica e sono fondamentali per il buon esito dell’esame diagnostico. Non sono ugualmente giustificabili quelle finalizzate al dimagrimento veloce, che sono sempre sconsigliabili”, sottolinea Enzo Spisni.

    Perché le diete liquide non fanno bene?

    Frullati fragole per diete liquide

    GANNA MARTYSHEVA/shuttestock.com

    Il professore precisa che “le diete liquide, innanzitutto, sono molto difficili da seguire, perché una parte fondamentale dei segnali di sazietà che arrivano al cervello derivano proprio dal riempimento gastrico. Lo stomaco pieno, infatti, è uno dei segnali principali che mettono fine alla fame, e, di conseguenza, chi rinuncia ai cibi solidi tende a patirne. Le diete liquide passano molto velocemente dallo stomaco, invece di rimanere al suo interno per ore, come avviene dopo un pasto regolare. Questo aspetto porta a considerare l’alimentazione su base liquida antifisiologica, perché di fatto nega il ruolo dello stomaco, imprescindibile per il benessere del nostro sistema digerente”.

    Per ovviare al problema del persistere del senso della fame, i preparati preconfezionati in polvere spesso contengono dosi elevate di proteine e amminoacidi, nutrienti dall’alto potere saziante, il cui eccesso, però, non è certo positivo per l’organismo. A questo proposito, Spisni segnala che queste diete in genere sono sbilanciate, e di conseguenza espongono a problemi di salute vario tipo. “L’apporto di fibre può essere variabile, ma tendenzialmente è elevato se si consumano soprattutto frullati, mentre risulta più moderato se si preferiscono gli estratti. Gli shake preconfezionati da diluire, addizionati con vitamine, ne apportano una quota ancor più bassa, ma il vero problema è che spesso contengono troppe proteine, in genere di tipo whey (del siero del latte). Ad avere un impatto negativo sulla digestione, inoltre, sono i tanti additivi che questi prodotti contengono, come i dolcificanti, gli emulsionanti e gli aromi artificiali, pessimi per l’intestino”.

    Diete liquide: quali sono le conseguenze?

    Nel valutare gli effetti delle diete liquidi, secondo Spisni “il problema principale è l’effetto ‘rimbalzo’, ovvero il rapido recupero dei chili persi quando si torna a un’alimentazione solida. Mangiare in questo modo fa soffrire la fame durante il periodo di dieta, e per di più favorisce un veloce recupero di peso appena la si interrompe, spesso superiore a quello di partenza. Inoltre, se si decide di proseguire a lungo con una dieta liquida, facilmente si possono determinare carenze di micronutrienti, tipicamente di ferro, assente nella frutta e nella verdura, ma anche di altri minerali e di acidi grassi essenziali”.

    Donna con frullato

    Maridav/shutterstock.com

    Le diete liquide devono essere necessariamente brevi, essendo sbilanciate e fortemente ipocaloriche. In assenza di controllo medico, possono provocare gli effetti negativi legati alla denutrizione, evidenziati da sintomi come la stanchezza e le vertigini. “Anche seguirle per poco tempo, però, stressa il sistema digerente, soprattutto l’intestino, perché il carico di fibre (nel caso dei frullati) o di proteine (nel caso degli shake) potrebbe essere eccessivo, con il rischio di indurre una disbiosi. Bisognerebbe evitare completamente diete del tutto prive di cibi solidi”, aggiunge Spisni.

    Seguirle in modo parziale o saltuario è comunque sbagliato?

    Le diete possono essere liquide anche solo in parte, per esempio all’interno di un solo pasto. Questa può essere una scelta dettata anche dalla praticità e dalla stagionalità: in estate, infatti, si può pranzare in modo leggero e rapido con un frullato. Secondo il professore, “questa eventualità è accettabile, però consapevoli del fatto che si sarà più affamati al pasto successivo. Anche un frullato ben bilanciato nei nutrienti, infatti, non impegna lo stomaco in modo sufficiente e fa aumentare i livelli di grelina, l’ormone che stimola l’appetito. Se si è in grado di gestirlo senza esagerare a tavola, una volta arrivati a cena, un frullato a pranzo non rappresenterà un problema, in caso contrario, la scelta si rivelerà svantaggiosa. Anche una cena liquida potrebbe non essere una buona opzione, perché con ogni probabilità si arriverà alla colazione del mattino successivo con troppa fame, e una colazione molto abbondante determina quasi sempre picchi più alti di glicemia, che invece sarebbero da evitare”.

    Un giorno di pasti liquidi a base vegetale può anche essere dettata dalla volontà di ‘depurarsi’ dopo un’abbuffata, ma anche questa ipotesi non convince perché “dopo aver sgarrato è giusto puntare su verdure e frutta, riducendo tutto il resto, ma non c’è motivo per assumerli solo come liquidi”. Pertanto, se vogliamo depurarci dopo un periodo di eccessi, meglio una dieta detox solida, bilanciata e ricca di vegetali.

    Diete liquide alimentazione bambini

    Elizaveta Galitckaia/shutterstock.com

    Nell’alimentazione dei bambini, invece, “si può ricorrere a una parte del pasto in forma liquida come espediente, nel caso in cui frutta e verdura siano poco gradite. Essendo più palatabile, infatti, un frullato o un estratto sarà meglio accettato rispetto ai vegetali in forma solida”.

    In sostanza, conclude il professore, “un pasto liquido ogni tanto non è dannoso, ma non si deve prendere questo modo di mangiare come un piano per dimagrire velocemente, perché si tratterebbe di una delle scelte alimentari peggiori che si possano fare. In linea generale, escluse quelle prescritte a scopo medico, mi sento di sconsigliare vivamente tutti i tipi di diete liquide, siano esse a base di frullati, estratti o preparati pronti da diluire. Per perdere peso in modo sano, graduale e duraturo, atteniamoci alla piramide alimentare della vera dieta mediterranea, facciamo attività fisica e, quando serve aiuto, rivolgiamoci a un serio professionista”.

     

    Avete mai seguito diete parzialmente o totalmente prive di cibi solidi? Vi capita di consumare pasti liquidi?

    Matteo Garuti

    Matteo è nato a Bologna e vive a San Giorgio di Piano (Bo), è giornalista e sommelier e ha collaborato con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie agro-alimentari dell'Università di Bologna. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, salute, cultura e politica alimentare. Il suo piatto preferito è il salmone, purché di qualità, "perché è un ingrediente nobile, versatile e dal gusto unico". Per lui in cucina non può mancare la creatività, "perché è impossibile farne a meno!"

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