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Aste a doppio ribasso: come funzionano e a che punto è l’iter della legge che dovrebbe proibirle?

Angela Caporale
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    Una filiera agroalimentare sostenibile prevede non soltanto l’adozione di tecniche agricole che rispettino l’ambiente e la tutela dei diritti dei lavoratori coinvolti, ma anche un adeguato riconoscimento economico del valore di ciò che viene prodotto. Una retribuzione che spesso, in Italia, è danneggiata dal ricorso alle aste a doppio ribasso, pratiche portate avanti da alcune realtà della grande distribuzione organizzata che propongono prezzi molto bassi e competitivi ai consumatori schiacciando, però, i ricavi dei produttori.

    Proprio per gli effetti negativi che le aste a doppio ribasso hanno, a catena, lungo la filiera agroalimentare, sono al centro di un disegno di legge che le vorrebbe proibire. Il cosiddetto DDL che impone lo stop a questa pratica è stato approvato dalla Camera dei Deputati in prima lettura il 27 giugno 2019. Da allora il testo è stato trasmesso al Senato, ma i lavori si sono arenati. Vediamo in che cosa consistono le aste al doppio ribasso e cosa prevede il disegno di legge che le proibirebbe.

    Cosa sono le aste a doppio ribasso

    Le aste a doppio ribasso sono una pratica che consiste nell’assegnazione della fornitura da parte di una insegna di distribuzione alimentare dopo due aste. La prima fase prevede che l’azienda raccolga le migliori offerte di vendita, per poi indire, successivamente, una seconda asta il cui prezzo di partenza è il più basso della prima.

    Questa modalità fa sì che i produttori siano costretti a proporre prezzi sempre più bassi per i propri prodotti con l’obiettivo di ottenere la fornitura. Un prezzo più basso comporta però, necessariamente, dei costi inferiori di produzione, risultato che si può ottenere solo abbassando i salari di lavoratori e braccianti o la qualità delle materie prime.

    aste a doppio ribasso

    Tero Vesalainen/shutterstock.com

    Le associazioni che si sono mobilitate sul tema, a partire da Terra! Onlus e Flai-Cgil, denunciano quindi come il tema delle aste a doppio ribasso si intrecci con altre questioni, come lo sfruttamento dei lavoratori e il caporalato che, secondo il recente rapporto dell’Osservatorio Placido Rizzotto, riguarda nel 2020 più di 180.000 persone.

    In una lettera rivolta al Ministero dell’Agricoltura e delle Politiche Agricole, Terra! aggiunge che “le aste costringono i fornitori a competere selvaggiamente per assicurarsi il contratto con la catena di distribuzione, in una guerra che spinge i prezzi verso il basso e scarica i suoi effetti dannosi sugli ultimi anelli della filiera, cioè produttori e lavoratori agricoli.”

    Stop alle aste a doppio ribasso: cosa prevede il DDL

    Non tutte le realtà della Grande distribuzione organizzata adottano le aste a doppio ribasso. Nel 2017, infatti, l’allora Ministro dell’Agricoltura e delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, aveva promosso l’adozione di un accordo volontario per bandirle a cui hanno aderito, per esempio, Federdistribuzione e Conad. Mentre altre insegne, come Coop, hanno dichiarato di non ricorrere a questa modalità per fissare gli accordi di fornitura.

    Tuttavia non si tratta di una pratica assente dal mercato italiano, e per questo è in discussione un disegno di legge con l’obiettivo di vietare, come succede in Francia, le aste al doppio ribasso. Approvata alla Camera dei Deputati nel giugno del 2019 con 369 voti favorevoli e 60 astenuti, la legge denominata “Tutela vendita prodotti agricoli” ha un duplice obiettivo: tutelare gli anelli più deboli della filiera produttiva e contribuire alla prevenzione di fenomeni di sfruttamento dei lavoratori e del caporalato.

    aste a doppio ribasso legge

    Adisa/shutterstock.com

    Prevede, in particolare, il divieto del ricorso alle aste a doppio ribasso con, in caso di violazione, sanzioni comprese tra 2.000 e 50.000 euro e, nelle situazioni più gravi, anche una sospensione dell’attività commerciale per 20 giorni. Inoltre vengono introdotti dei limiti alla pratica del sottocosto, ovvero la vendita al pubblico di un prodotto a un costo inferiore a quello risultante dalle fatture di acquisto maggiorato dell’imposta del valore aggiunto e di ogni altra imposta o tassa connessa alla natura del prodotto, come definito dal DPR del 6 aprile 2001 n.218. Questa opzione è consentita, secondo quanto previsto dal disegno di legge, solo in casi programmati e concordati con i fornitori oppure, in alternativa, per evitare gli sprechi quando si avvicina la data di scadenza del cibo in vendita.

    A che punto è l’iter del disegno di legge sulle aste a doppio ribasso?

    Dopo l’approvazione della Camera, il testo della legge contro le aste a doppio ribasso è passato al Senato. Il 4 novembre scorso è arrivato anche il parere favorevole delle ultime due Commissioni, Bilancio e Lavori Pubblici, ma è necessaria la discussione in assemblea plenaria, perciò l’iter è di fatto fermo.

     

    L’associazione Terra! Onlus che, attraverso l’attività e la ricerca del suo presidente Fabio Ciconte, è impegnata sin dall’inizio della discussione per cercare di tenere alta l’attenzione sul tema, ha rivolto una lettera pubblica ai presidenti delle Commissioni affinché la situazione si sblocchi. Nel testo, pubblicato lo scorso 12 ottobre, si legge: “lo schiacciamento dei prezzi operato da queste pratiche sleali impoverisce tutta la filiera, creando le condizioni per la diffusione di fenomeni di sfruttamento e caporalato che non possiamo più tollerare. Occorre agire subito e approvare un provvedimento atteso da troppo tempo.”

    L’appello è, dunque, a non far passare in secondo piano l’approvazione di questo provvedimento. Un’urgenza giustificata anche alla luce di quanto emerso durante l’emergenza Covid-19 quando il settore agroalimentare non si è mai fermato, in quanto ritenuto fondamentale, ma ha dovuto anche affrontare in parte il problema delle terribili condizioni in cui parte della manodopera si è trovata a vivere e lavorare come descritto, per esempio, nel recente rapporto di Medici per i Diritti Umani.

    Fabio Ciconte, direttore di Terra!, ha aggiunto: “siamo consapevoli delle tante urgenze che le istituzioni sono chiamate ad affrontare in questo momento difficile, ma riteniamo che l’agricoltura sia una di queste. Lo abbiamo visto durante la pandemia, quando l’aumento della domanda di beni alimentari insieme a un carenza di manodopera ha destato grande preoccupazione e favorito il varo di una regolarizzazione dei lavoratori stranieri.”

     

    Le associazioni, dunque, chiedono con determinazione che il DLL venga finalmente convertito in legge per far sì che il divieto delle aste a doppio ribasso divenga effettivo e si faccia un passo avanti verso una filiera più giusta, equa ed etica.

    Angela Caporale

    Nata a Udine, vive e lavora a Bologna come giornalista freelance. Il suo piatto preferito è la pasta alla carbonara, perché le viene proprio bene in tutte le sue varianti. In cucina, per lei, non può mai mancare una compagnia ciarliera, un dolce da condividere e un buon bicchiere di vino bianco.

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