cosa sono i poke

Alla scoperta dei poke: le ciotole di pesce crudo che sfidano il sushi

Licia Giglio
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    Se siete fan del food delivery o se vi appassiona la cucina etnica, avrete sicuramente sentito parlare o sperimentato i gustosissimi poke, le ciotole di pesce crudo che ormai hanno conquistato tutta Europa. Il loro successo è tale che, secondo alcuni, sono destinati a spodestare il sushi nella scala delle cucine a base di raw fish. Ma sapete esattamente cosa sono i poke e come riconoscere quelli originali? Scopriamolo insieme in questo articolo. 

    Cosa sono i poke, una ricetta tutta hawaiana 

    piatto poke hawaiano

    Timolina/shutterstock.com

    “Poke” (si legge “poh-kay”) è una parola che in hawaiano significa “tagliare a pezzi”. Effettivamente, questo nome si riferisce a un piatto base della cucina hawaiana che è diventato quasi un simbolo nazionale, conosciuto e apprezzato da tutti coloro che visitano le isole dell’arcipelago. Consiste molto semplicemente in pesce crudo tagliato a cubetti, condito (o marinato, come vedremo poi) e accompagnato da altri ingredienti freschi. Esiste dal 1800 circa e da allora si è diffuso, diventando uno dei piatti nazionali hawaiani più diffusi e consumati sia in casa che non, tanto che risulta davvero semplice acquistarlo già pronto nei supermercati e nei piccoli market delle città. 

    Ma quand’è che un piatto hawaiano di pesce (e verdure) ha iniziato a conquistare mezzo mondo? Sappiamo che in Europa i poke hanno iniziato a diffondersi solo negli ultimi due o tre anni, mentre in America, complice la vicinanza, erano presenti da già da diverso tempo, incontrando i gusti e le esigenze di un pubblico sempre più attento ai cibi healty e agli ingredienti freschi e genuini. Gran parte del successo di questo piatto è dovuto a molti fattori: in particolare, al crescente utilizzo delle piattaforme di food delivery, ad esempio, che hanno reso la cucina “sana” comoda e accessibile per chiunque; anche la semplicità di consumo e di trasporto hanno giocato un ruolo fondamentale. Inoltre, come sostengono alcuni nutrizionisti, il poke è un piatto sano perchè a differenza di altre preparazioni a base di pesce crudo, come il sushi, non prevedono l’utilizzo dello zucchero per la marinatura. 

    Poke in Europa: quali gli ingredienti più diffusi?

    piatto poke

    shutterstock.com

    In Europa, i poke più diffusi sono senza ombra di dubbio quelli a base di tonno o di salmone, e generalmente le ciotole includono anche alghe wakame, avocado, germogli di soia, pomodori, ananas, mango e semi di sesamo o di altri tipi, a seconda dei gusti. La grande diffusione di ristoranti e locali – detti anche “pokerie” o “poke shop” – che offrono il servizio di consegna a domicilio regala ai consumatori ulteriori possibilità: non solo abbinamenti già studiati a puntino, ma anche la possibilità di comporre da soli il proprio piatto, seguendo gusti e proporzioni desiderati. Infine, oltre a questo, occorre citare il fattore estetico che, siamo convinti, ha sicuramente inciso in maniera importante alla rapida diffusione di questo piatto: i poke, con le loro ciotole dai colori vivaci e accattivanti, ben si prestano a essere fotografati e condivisi attraverso i social network e i blog. 

    Insomma, il poke è sano, pratico, personalizzabile e bello: c’era da aspettarselo che avrebbe conquistato mezzo mondo. Ma siamo sicuri che questo piatto abbia solo lati positivi? 

    Poke hawaiano e poke “europeo”: storia di un falso piatto nazionale divenuto famoso 

    Sembra una storia a lieto fine, quella di come un piatto nazionale di uno Stato piccolissimo e lontano sia diventato famoso in tutto il mondo. Eppure, la realtà è ben diversa e, senza troppi giri di parole, occorre precisare una cosa molto importante: ciò che si mangia in Europa e in America non è affatto poke. Esiste infatti un poke originale, quello hawaiano, e poi numerose sue imitazioni esportate all’estero e adattate ai gusti locali, diffuse col nome di “poke bowl”. 

    Il motivo di questa distinzione è da ricercare nelle origini di questo piatto. Il poke, infatti, nasce come usanza dei pescatori che erano soliti mangiare pesce crudo tagliato a pezzetti e condito con le poche cose che avevano a disposizione: sale marino delle Hawaii, polpa di noci kukui, salsa di soia e poco altro. Quindi, vediamo come la ricetta originale non prevede verdure o frutta di alcun genere. Inoltre, il piatto preparato dei pescatori non è di certo così “bello” da vedere, come le magnifiche ciotole che servono qui da noi. Comunque delizioso, certo, ma alle Hawaii il poke viene servito senza troppe cerimonie. 

    La domanda, quindi, sorge spontanea: cosa stiamo mangiando, allora? Perché questa moda non tiene conto delle effettive origini del piatto? Mettiamola così: paese che vai, usanze che trovi, e vale anche per i piatti! In fondo, la storia del poke esportato e adattato ai gusti di altre popolazioni è simile a quella delle “finte italianissime” Fettuccine Alfredo. Chi le ha mai mangiate in Italia? Nessuno, eppure in America sono molto apprezzate e soprattutto vendute come un piatto “100% italiano”, anche se di italiano hanno ben poco.  

    Le poke europee e sostenibilità: alcune riflessioni 

    ciotola poke

    shutterstock.com

    Una riflessione sulla sostenibilità di questo piatto è d’obbligo, dal momento che si è passato da un consumo locale, prerogativa delle popolazioni della terra d’origine, a un consumo globale dettato dalla moda, che incentiva a sua volta il commercio di due alimenti non proprio sostenibili: il tonno a pinne gialle e l’avocado

    Il primo, come ben sappiamo, è una specie a rischio, anche se la situazione non è grave come quella del tonno rosso che sta andando incontro a una vera e propria estinzione. L’aumento esponenziale della domanda di tonno, agevolata dalla diffusione di questi piatti, ha generato un’attività di pesca esagerata che, a livello globale, non ha rispettato e non rispetta i cicli di riproduzione, di vitale importanza per la continuità della specie. 

    Il secondo alimento  è un ingrediente ormai immancabile non solo nelle ciotole del poke ma anche in tante altre preparazioni “moderne”. Tuttavia, bisogna essere consapevoli del fatto che l’avocado è probabilmente il frutto meno sostenibile del pianeta: infatti, la sua produzione necessita di moltissima acqua (circa 300 litri per due o tre frutti). Così, la crescente domanda ha generato un aumento esponenziale delle aree coltivabili ricavate senza tenere conto delle esigenze dei dei territori di origine, degli esseri umani che lavorano nella filiera produttiva e degli animali. Quindi, con una produzione che conta 272 litri d’acqua per due o tre frutti e con il continuo sterminio di foreste per lasciare spazio ai campi, l’impatto ambientale dell’avocado è enorme e non può essere sottovalutato, ma anzi deve essere diminuito e controllato. 

    Alla luce di questi fatti, possiamo considerare il poke “europeo” un piatto sostenibile? La risposta è, come sempre, dipende. Senza demonizzare la moda di questa preparazione, che rimane comunque un pasto completo, sano e buono, occorre sapere che siamo tutti un po’ “vittime” del marketing e agire sulla consapevolezza di ciò che mangiamo e sul suo impatto ambientale.

     

    Sapevate cosa sono i poke e le sue origini? Li avete mai provati?

     

    Licia Giglio

    È nata a Crotone nella primavera dell’ ’87 e da 13 anni vive a Bologna, città che l'ha adottata e coccolata come nessun’altra. Lavora come Social Media Manager per vari brand del mondo food e i suoi piatti preferiti sono fortemente legati alla sua terra e alla sua famiglia: i pip’è patate e il risotto ai frutti di mare di suo padre. Nella sua cucina non mancano mai la Sardella e il peperoncino piccante in polvere.

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