Cibo del Futuro ad Expo

Expo, un viaggio nel cibo del futuro

Marisa Santin

Visitare Expo è un’occasione per migliorare la nostra consapevolezza su alcuni temi che riguardano da vicino ciascuno di noi in quanto abitanti di un unico e fragile pianeta. A patto che la si visiti con una buona dosa di pazienza (sono scoraggianti a volte le code all’ingresso dei padiglioni), curiosità e disponibilità ad accettare anche argomenti lontani dalla nostra cultura e dalle nostre abitudini alimentari. È il caso ad esempio di alcuni padiglioni che ci hanno colpito per la loro visione sul futuro. Cosa e come mangeremo tra vent’anni? Che differenza c’è tra coltura idroponica e coltura acquaponica? Saremo in grando di superare le nostre resistenze culturali rispetto al consumo alimentare di insetti, come hanno già fatto in Europa paesi come il Belgio e l’Olanda? Seguiteci in questo viaggio nel tempo attraverso tre padiglioni.

 

Future Food District (FFD)

 

Future Food District

Nel padiglione realizzato da Expo in collaborazione con la catena di supermercati Coop, la tecnologia digitale ci aiuta a conoscere meglio quello che mangiamo e ad immaginare scenari alimentari futuri. All’interno, lo spazio si presenta come un enorme supermercato in cui i visitatori sono invitati a interagire con gli oltre 1500 prodotti disposti su tavole digitali, ricevendo in cambio informazioni visualizzate su specchi verticali. Il principio è quello della realtà aumentata, senza però alcun bisogno di occhiali o altri ingombranti supporti. Il progetto, realizzato dallo studio Carlo Ratti Associati, è inteso come un esperimento che mette alla prova nuove forme di interazione tra design e cibo. Le pareti esterne del padiglione costituiscono una grande tela in continua trasformazione.  Muovendosi lungo due assi, i bracci meccanici di un enorme plotter spruzzano vernice di diversi colori, visualizzando dinamicamente i dati generati dagli stessi visitatori. La piazza antistante il padiglione espone nuovi modi di intendere il cibo, come ad esempio i sistemi idroponici e la produzione di insetti.

Una curiosità letteraria: il progetto è ispirato a Palomar, il personaggio girovago creato da Italo Calvino, che entrando in una fromagerie a Parigi immagina di essere in un museo e vede dietro ad ogni tipo di formaggio la presenza della civiltà che gli ha dato forma.

 

Il Padiglione Belgio

 

Padiglione Belgio

Il Belgio mette insieme identità nazionale e innovazione tecnologica in uno spazio costruito privilegiando materiali naturali e facilmente riciclabili, come il legno e il vetro. Il padiglione ricorda all’esterno sia le tradizionali fattorie belghe sia le spettacolari Serre Reali di Laeken. La luce del sole che filtra all’interno, il sistema fotovoltaico e la pala eolica situata accanto all’edificio rendono la struttura in gran parte autonoma dal punto di vista energetico e capace di produrre un quantitativo minimo di rifiuti e di acqua non depurata. Dal punto di vista architettonico, il padiglione rappresenta  in scala ridotta una proposta di sviluppo urbanistico sostenibile.

All’interno il visitatore è accolto dalla grande tradizione belga dei maître chocolatier. Il piano terra è infatti un grande laboratorio a vista dove vengono creati in diretta oggetti di cioccolato di diverse forme.

Ma il vero cuore del padiglione si trova al piano interrato, uno spazio buio dal quale emergono le luci di una decina di grandi vasche piene d’acqua e di pesci, collegate a dei cilindri in cui crescono diversi tipi di piante, dall’insalata al basilico. A differenza del sistema idroponico, che utilizza dei nutrienti per la produzione di vegetali, il sistema acquaponico si basa su un scambio simbiotico: i pesci, con le loro secrezioni, contribuiscono a fornire le sostanze necessarie alle piante, le piante a loro volta ossigenano e purificano l’acqua in cui vivono i pesci. L’effetto e quello di trovarsi nella cambusa di un’astronave in viaggio nello spazio, ma il sistema potrebbe rivelarsi utile anche qui sulla Terra, in un futuro non troppo lontano.

Lungo le pareti sono disposte le schede di numerose specie di insetti commestibili (fra questi almeno una dozzina sono già in commercio in Belgio) di cui vengono fornite informazioni quali famiglia di appartenenza, longevità, valori nutrizionali e habitat, accanto a dati più generali sui benefici economici, ambientali e qualitativi legati all’entomofagia.

 

Padiglione Olanda

 

 

Padiglione Olanda

I tecnici dell’Asl hanno sequestrato gli insetti del padiglione olandese in quanto sprovvisti dei visti sanitari necessari.  Niente più degustazioni a base di snack di larve e cavallette essiccate, dunque, almeno per il momento,  ma una sosta ai Paesi Bassi può risultare comunque interessante.

Non avendo una vera propria entrata, quello olandese è uno dei pochi padiglioni per cui non serve mettersi in coda. Lo spazio si sviluppa per la maggior parte all’esterno e presenta delle caratteristiche del tutto originali. L’insegna luminosa con la scritta Holland, i tendoni e i colori richiamano alla mente un piccolo luna-park e tutto sembra predisposto per concedere al visitatore un momento di puro relax e divertimento. In realtà, i temi trattati sono tutt’altro che leggeri. L’Olanda propone forme di collaborazione internazionale e di condivisione di soluzioni creative, come ad esempio il sistema di bonifica delle terre paludose e di gestione delle risorse idriche attuato da secoli nei Paesi Bassi. Grazie ad una mostra all’interno dello spazio principale i visitatori possono approfondire il rapporto che il Paese ha con il cibo, tra tradizioni e proposte per il futuro, mentre i mini tendoni sono dedicati ciascuno ad un tema specifico, dalle biotecnologie applicate all’agroalimentare alle proprietà delle spezie, dalle nanotecnologie alle soluzioni agricole innovative, fino al consumo alimentare di insetti.

 

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