Caserta: weekend italiani tra arte e buona tavola

Redazione

"Una delle creazioni planimetriche più armoniche, più logiche, più perfette dell'architettura di tutti i tempi." Questo il commento sulla Reggia di Caserta dato dal grande architetto – restauratore Gino Chierici nel 1930. Noi semplici turisti potremmo aggiungere aggettivi più scontati come "faraonica", "armoniosa", "indimenticabile". Ma alla fine, pur con le nostre modeste competenze, convergeremmo anche noi con il giudizio finale di Chierici: è perfetta! È questa la sensazione che arriva da questo incredibile monumento. Perfetta nelle proporzioni, per l’equilibrio tra bellezza e razionalità, per lo spazio dedicato agli elementi naturali: il verde dei giardini, l’acqua delle celeberrime fontane, l’ariosità dei grandi spazi sia interni che esterni. Più di questo non posso dirvi per convincervi, posso solo darvi qualche numero per dare un po' di concretezza all’entusiasmo che provo ogni volta che rammento le mie visite a questo capolavoro. La costruzione della reggia iniziò nel 1752 sotto la direzione dell’architetto Luigi Vanvitelli e fu terminata nel 1845 dal figlio Carlo, ma era già abitata fin dal 1780. Ricopre un'area di ben 47.310 metri quadrati e conta 1200 stanze con 1790 finestre. Nel lato meridionale è lunga 249 metri. Il celebre scalone reale (inquadrato in molti film) è a doppia rampa, largo 18,50 metri e alto 14,50 metri. E’ un vero capolavoro, considerato l'ultima grande realizzazione del Barocco italiano, ed è solo l'ingresso a questo autentico gioiello incastonato nella campagna casertana. Non l'unico in verità. Passando ad altri gioielli, il territorio concentra eccellenze gastronomiche di raro pregio. Come la mela Annurca, "regina delle mele", piccola ma capace di concentrare in sé quanto più si possa desiderare da una mela: sapore, profumo, aroma, e una polpa succosa e croccante. L’altra grande risorsa è il suino nero casertano, un maiale autoctono e antichissimo, tanto da comparire in affreschi di epoca romana. Come tanti altri suoi colleghi (mora romagnola, cinta senese, suinetto nero dei Nebrodi), lotta contro l'estinzione a causa della concorrenza delle razze internazionali, vere macchine da carne, facili da allevare, veloci nel crescere di peso e di massima resa. Allevare il nero casertano, invece, costa. Non è adatto alla stabulazione di massa e viene allevato allo stato brado e semibrado nei boschi di faggio, di castagno o di quercia. Si alimenta soprattutto di ghiande e prodotti del bosco e non con mangimi, in cambio dà carni di grande qualità, saporite e marezzate, cioè con presenza di grasso intramuscolare in forma di venature tra le fibre muscolari. Grazie a questa caratteristica, le carni sono più morbide e più gustose, con un sapore più "arrotondato" e palatabile. Ma soprattutto va ricordato che il grasso intramuscolare è costituito da un'alta percentuale di grassi polinsaturi, quelli "buoni" per intenderci, con ovvi vantaggi per la salubrità delle carni. Oltre che consumata fresca per fare arrosti, ragù, costine, braciole, umidi, la carne viene trasformata in salsicce, salami, soppressate, prosciutti, ciccioli, capicolli, coppe. Ma la super star è la mozzarella di bufala campana Dop che davvero non ha bisogno di nessuna presentazione. Posso solo ricordarvi che fresca come qui non la trovate da nessuna parte. L'agro casertano è anche terra di vini. Uno in particolare, l'Asprinio doc, merita di essere ricordato per le parole che Mario Soldati ha voluto dedicargli: "Non c'è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio: nessuno che non si può immaginare se non lo si gusta". Si accompagna meravigliosamente ai crostacei e al pesce grasso. Tutti i prodotti tipici casertani possono essere piacevolmente degustati nel ristorante Viro del Volturno, una stella Michelin ben meritata. Preparano millefoglie di bufalo e mozzarella, zuppa fredda di mozzarella con pomodori confit, il maialino nero casertano con salsa di aglianico, maiale nero casertano con confettura di papaccelle (peperoni locali), pasta con ragù di bufalo, tartellette di mela annurca con salsa al sidro del Sannio. E' in Via IV Novembre 60, Vairano Patenora (Caserta), tel. 0823 64 30 18. Prodotti del territorio al servizio di una giudiziosa creatività anche alla Locanda del Nero, in via  Franco Ferrante, 34- 38 Caserta, tel. 0823 32 92 04. Consiglio anche La Taverna Dei Buciardi, in via San Francesco D'Assisi, Caserta, tel. 0823 30 36 42. Qualche piatto perde di vista il territorio, ma la cucina è sempre di qualità. In più, si mangia una buona pizza.

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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