L’interesse per la filosofia del vino e la necessità di sperimentazione per arricchire la vita di piaceri con nuove bottiglie, gusti e profumi da scegliere, hanno stimolato oggi una discussione sul vino in anfora sempre più in evoluzione. Tra chi parla di moda, chi di una rinnovata metodologia per la vinificazione, quello del vino in terracotta è diventato un plus che ha contagiato diverse cantine italiane. Luigi Armanino, enologo e specialista di tecniche specifiche, ha analizzato le differenze tra un affinamento in anfora e uno in botti di legno da 15 ettolitri dello stesso vino, prendendo in esame solo l’affinamento del liquido.

Cosa cambia tra vino in anfora e vino in barrique?

Luigi Armanino: “Comparando lo stesso vino con questi due diversi affinamenti è innegabile che il profilo organolettico cambi parecchio. Innanzi tutto non si trovano, chiaramente, i sentori del legno che tanto siamo abituati a percepire nei vini affinati in barrique o botte grande. Al loro posto troviamo sentori molto minerali, spesso un po’ eterei e comunque complessi, uniti ad una spiccata sapidità in bocca e una vellutata morbidezza, dovuta, probabilmente, all’ossigenazione e, forse, ad una lieve cessione di potassio della terracotta, che ha abbassato l’acidità naturale della Barbera”.

 

Com’è nata l’idea di una tesi sul vino in anfora?

L.A.: ”Ènata assieme alla voglia di produrre un vino in terracotta unita all’esigenza di avere qualche dato scientifico completamente mancante nel panorama vinicolo e si è svolta comparando sia organoletticamente sia analiticamente (un enologo svolgeva analisi ogni tot mesi) comparando lo stesso vino che stava affinando in Terracotta, barrique e botte da 15 hl. I dati presi in analisi erano l’ossigeno, la tenuta del colore, i solfiti e la misurazione dei metalli pesanti e non”.

Vino in Anfora

Oggi è una moda o un plus vero per chi degusta?

L.A.: “Non si può negare che, soprattutto nella nicchia dei vini naturali, ci sia un aumento di utilizzo di questo vaso vinario, ma di certo non si può ridurre la scelta di usarlo alla sola moda: la terracotta è un valido strumento di vinificazione o affinamento alternativo al legno”.

 

In Italia c’è già una cultura del vino in anfora?

L.A.: “Il panorama è più che acerbo: tra i non addetti ai lavori del settore non si sospetta nemmeno l’esistenza della terracotta come materiale per l’affinamento o per la vinificazione”.

Vino in anfora

Il vino in anfora può diventare il calice delle occasioni speciali?

L.A.: “Direi di sì, chiaramente dipende dal tipo di vino e dal tipo di vinificazione, ma credo la produzione di vini in anfora sia destinata ad aumentare”.

E voi avete mai bevuto vino fermentato nelle anfore? Vi piace?

 

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A proposito dell'autore

Ilaria De Lillo

Nata a Foggia, vive a lavora a Bologna. Per il Giornale del Cibo scrive di approfondimenti, eventi e scuola di cucina. Il suo piatto preferito sono le polpette al marsala di nonna Francesca, perché “più che un piatto sono un correlativo oggettivo di montaliana memoria: il profumo di casa, le chiacchiere con papà, la dolcezza di mamma che prepara da mangiare, le risate con mia sorella e i cugini. Insomma, un tripudio di ricordi ed emozioni a tavola”. Per lei in cucina non possono mancare gli ospiti, “altrimenti per chi cucino?”

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