Si parla spesso di sostenibilità degli allevamenti e di quanto il consumo di carne incida sull’ambiente. Ma non dobbiamo dimenticare che anche la produzione degli altri alimenti ha un costo ecologico. Le associazioni di produttori di carne, impegnate nel progetto Carni Sostenibili, hanno realizzato uno studio sull’impatto che i diversi cibi hanno, consentendoci di riflettere su come non solo la carne ma in generale la nostra dieta incida sull’ecosistema. I risultati di questo studio evidenziano che, se si seguono le indicazioni date da una dieta equilibrata, la quantità di CO2 emessa per produrre la quantità di carne che dovremmo assumere nell’arco di una settimana è equiparabile a quella emessa per produrre le porzioni di frutta e verdura consigliate.

La piramide alimentare: quali alimenti dovremmo mangiare più spesso?

Piramide alimentare

Molti di voi si ricorderanno, dai libri scolastici, la rappresentazione grafica di una dieta equilibrata. Quella Mediterranea viene infatti raffigurata con la piramide alimentare, che mostra gli stili di vita da adottare e la corretta frequenza di consumo degli alimenti, per mantenere un corretto equilibrio nutrizionale.

Questo modello alimentare prevede il consumo di tutti gli alimenti, senza nessuna esclusione, e suggerisce: un elevato apporto di verdura, legumi, frutta fresca e secca, olio d’oliva e cereali (base della piramide); un moderato consumo di pesce, latticini e carne; e occasionale di dolci (punta della piramide).
Di ogni alimento esistono quantità indicate come corrette e i benefici della Dieta Mediterranea sono dovuti alla combinazione sinergica dei diversi generi alimentari. Ma la produzione di questi cibi che impatto ha sull’ambiente?

Il progetto “Carni Sostenibili”

Il progetto Carni Sostenibili è impegnato dal 2012 nel dare informazioni, dettagli e dati oggettivi utili sui valori nutrizionali e l’impatto che il consumo di carne ha sul benessere umano, animale e sull’ambiente. Ciò che sappiamo è che carni e salumi sono i prodotti con maggiore impatto per kg. Nel corso degli studi realizzati per la redazione del rapporto sulla “Sostenibilità delle carni e dei salumi in Italia”, i professionisti si sono basati sulla base delle quantità realmente consumate, nelle proporzioni che una dieta equilibrata consiglia. Un approccio decisamente alternativo rispetto alla tradizionale valutazione carbon footprint della filiera delle carni, che invece determina le emissioni di CO2 (che hanno effetti dannosi sull’ambiente) in termini assoluti, non legati quindi al reale consumo pro capite.

Il cambio di prospettiva ha consentito di evidenziare che: consumare carne nelle quantità suggerite da un modello alimentare equilibrato può essere sostenibile per la salute e per l’ambiente, in quanto le emissioni sarebbero sostanzialmente equivalenti a quelle prodotte dagli altri alimenti. È, quindi, una questione di quantità (suggerite dalla piramide alimentare) che fanno scaturire un nuovo modello rappresentato graficamente da una clessidra. Vediamo perché…

La Clessidra Ambientale

clessidra ambientale

 

Come abbiamo visto, la famosa piramide alimentare sembrerebbe produrre una clessidra di impatto ambientale. Cerchiamo di spiegare meglio questa visione geometrica della nutrizione. Se si seguono i consigli di consumo suggeriti dal modello alimentare della dieta Mediterranea, l’impatto medio settimanale della carne risulta allineato a quello di altri alimenti (verdura, legumi, cereali…), per i quali gli impatti unitari sono minori ma le quantità consumate generalmente maggiori.

La clessidra ambientale altro non è, quindi, che la rappresentazione grafica dei valori ottenuti moltiplicando l’impatto ambientale degli alimenti (Carbon Footprint) per le quantità settimanali suggerite dalle linee guida nutrizionali INRAN 2003, ora CRA-NUT. Per essere più precisi, in conclusione possiamo dire che: l’impatto ambientale dei consumi settimanali di una persona, che si alimenta secondo le indicazioni del modello di dieta Mediterranea, assomiglia a una clessidra, dove l’impatto delle proteine animali è pari a un valore di 6.7 e quello di frutta e ortaggi a 6.0.

Non stiamo dunque mettendo in dubbio il fatto che il consumo di carne impatti sull’ambiente, ma stiamo mettendo in chiaro che lo fa in termini assoluti. Quindi: CO2 per Kg, la carne ha un maggiore impatto e gli altri alimenti impatti unitari minori, ma, in proporzione alle quantità suggerite da una dieta equilibrata, vengono consumate quantità minori di carne rispetto a quantità maggiori di frutta e verdura e quindi l’impatto finisce per essere equivalente.
Per rimanere in ambito matematico, come avrebbe potuto dire Einstein: “tutto è relativo!”.
L’obiettivo di questo studio non è tanto di convincere chi già ha scelto di non consumare derivati animali, ma di rassicurare chi vuole mangiare carne sul fatto che: mantenendo un corretto equilibrio, non si compromette la salute dell’ambiente.

Tanti sono gli argomenti che potete approfondire, noi vi consigliamo di leggere: consumi di carne in Italia e allevamenti, sostenibilità e cibo biologico, dieta vegetariana e Dieta Mediterranea. Buona lettura!

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A proposito dell'autore

Francesca Bono

Nata a Bologna dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo segue le rubriche Tra frigo e dispensaMercato e Trend. Il suo piatto preferito sono gli gnocchi di patate con sugo di pomodoro e funghi perché adoro gli gnocchi che mi ricordano tanto mia nonna. In cucina non può mancare: l'ordine perché se non è tutto a posto non posso cominciare a risporcare.

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