salone del gusto 2018

Il Salone del Gusto 2018 tra note dolenti e incontri interessanti

Giovanni Angelucci
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Indice

     

    Vorrei essere alla mia prima edizione del Salone del Gusto di Torino, ormai dieci anni fa, in cui l’eccitazione era alle stelle e la sorpresa durante le cinque giornate dell’evento incontenibile. Questa del 2018 è stata invece fiacca. Il mio punto di vista soggettivo conta forse poco, ma non quello dei colleghi e degli amici che vi hanno preso parte. Scarsa affluenza tra i larghi corridoi dei vari padiglioni (meno espositori del solito?), l’enoteca (da sempre parte importante dell’evento) dislocata in centro città e quindi lontana dal Lingotto, cuore del Salone, ha reso difficile gli spostamenti, i poveri birrifici artigianali raggruppati in un angolo come i carrelli nel parcheggio di un supermercato.

    Fortunatamente, non solo note dolenti per il Salone del Gusto 2018, ma anche tanti nuovi spunti e incontri interessanti, in primis grazie alla partecipazione delle varie comunità del cibo provenienti da tutto il mondo, a costituire la grande famiglia di Terra Madre.

    Cos’è Terra Madre Salone del Gusto

    slow food

    Foto: Alessandro Vargiu / Archivio Slow Food

    Il Salone del Gusto è il più grande evento internazionale dedicato al cibo. La dodicesima edizione, andata in scena dal 20 al 24 settembre in alcuni tra i luoghi più significativi per la storia di Torino, ha raggruppato come ogni due anni migliaia di sostenitori  del pensierodi Slow Food e del suo fondatore Carlo Petrini. Contadini, produttori, pescatori, ricercatori, allevatori, cuochi e personaggi attivi del mondo gastronomico si sono ritrovati per presentazioni, incontri e degustazioni sul tema  “Food for Change”.

    Cosa non ha funzionato

    Il Mercato allestito a Lingotto Fiere, le attività didattiche ospitate nel Palazzo della Giunta Regionale in Piazza Castello, l’enoteca realizzata a Palazzo Reale, le conferenze tenute nel cuore della città. Non sarebbe stato  meglio mantenere la formula di sempre, in cui tutto avveniva all’interno di Lingotto e Oval? Probabilmente sì e la testimonianza dei visitatori ha evidenziato proprio la scomodità negli spostamenti da un parte all’altra della città, che per  molti ha significato saltare alcuni appuntamenti di interesse.

    Salone del Gusto 2018: gli incontri migliori

    salone gusto terra madre

    Foto: Paolo Properzi / Archivio Slow Food

    Il Clairin diventa presidio Slow Food

    Il Clairin, tradizionale rhum di Haiti protagonista di un incontro degustativo, è un nuovo presidio Slow Food, il primo di  di un progetto di collaborazione pluriennale tra Velier, importatore e divulgatore delle migliori etichette mondiali di distillati, e Slow Food.

    Michel Sajous, Produttore Clairin e Coordinatore del Presidio, ha partecipato di persona all’appuntamento per presentare questo prezioso distillato poco conosciuto e raccontare un po’ della sua autentica storia. Il suo Clairin Sajous è prodotto nella piccola distilleria di proprietà a quattro ore di fuoristrada a nord di Port-au-Prince, nel mezzo delle campagne della regione centrale di Saint Michel, tra terre incontaminate.

    clairin rum presidio slow food

    “I Clairin di Haiti sono il primo presidio haitiano di Slow Food, lanciato per accompagnare il lavoro di riscoperta e valorizzazione del Clairin Tradizionale portato avanti da Velier sin dal 2012. Il presidio nasce con l’obiettivo di salvaguardare questo prodotto autentico, patrimonio unico di Haiti, e di proteggere il sistema agricolo haitiano, ancora incontaminato dalla chimica di sintesi, dando ai suoi produttori il ruolo di “difensori del territorio”: le loro scelte in termini di produzione influenzeranno infatti il futuro di Haiti”, spiega Luca Gargano, patron di Velier.

    Maison della Nocciola

    maison nocciola

    Piemonte vuol dire anche nocciole e come non far visita a uno dei migliori attori di questo panorama? Specializzata nella trasformazione della nocciola, la Maison propone una variegata proposta golosa tra creme gianduja, fondente o la Margherita: crema di nocciole igp Piemonte (52%) senza aggiunta di cacao e senza aggiunta di olii, una vera goduria. O ancora la Nocciola N.3 Dragée: ricoperta da cioccolato fondente equatoriale ottenuto da fave di cacao provenienti da piantagioni selezionate. Insomma, un bell’incontro.

    L’Oval con le bandiere del mondo

    Tappa importante è stata l’Oval con l’Arena di Terra Madre, lo spazio dedicato a migranti, giovani e popoli indigeni, per ascoltare  le loro storie, conoscere i progetti e condividere le loro tradizioni. Grazie agli oltre 40 cuochi presenti nella Cucina di Terra Madre, si potevano gustare i piatti tipici di ogni continente, mentre nella Caffetteria dei Presidi la pausa era scandita da  una buona tazzina con i migliori chicchi tutelati da Slow Food.

    presidi slow food

    Foto: Paolo Properzi / Archivio Slow Food

    L’area Presidi

    I presiidi Slow Food italiani sono 150, di cui 30 nuovi;  103 sono invece quelli internazionali, provenienti da 42 paesi, di cui 15 new entry. Portano curiosità e interesse da tutto il mondo: il burro di karitè del Burkina Faso o l’anice verde di Castignano (Marche), il salsicciotto frentano abruzzese o il sopra citato Clairin.

    Fuori dal Salone

    food truck nigro

    Foto: Alessandro Vargiu / Archivio Slow Food

    Come già accennato, una parte della manifestazione è stata allestita lontano dal Lingotto. Oltre all’Enoteca, la piazzetta Reale di Torino ha ospitato anche il Punto Mixology e i 16 Food truck dove mangiare giorno e notte. Tra loro, merita di essere citato il furgone Citroen degli anni ’60 del fiorentino Lorenzo Nigro: la passione per la cucina lo ha portato non soltanto a lavorare e vendere le carni, ma a proporre le proprie specialità on the street. Dal panino con la lingua al  lampredotto, dagli hamburger agli hot dog di chianina, tutte le sue proposte si ispirano rigorosamente alla saporita tradizione toscana.

    Siete stati a Terra Madre Salone del Gusto 2018? Cosa ne pensate di questa edizione?

    Giovanni Angelucci

    Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e viaggi tra le quali spiccano La Stampa, Dove e la Gazzetta dello Sport. I suoi piatti preferiti sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barbaresco Sottimano).

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