Proprietà-luppolo

Dalle proprietà del luppolo una speranza per le terapie anticancro?

Marco Bini

Alla fine di settembre si è diffusa una notizia che ha attirato l’attenzione di molti e acceso qualche entusiasmo forse eccessivo fra chi ama sorseggiare un buon boccale di birra: tra le proprietà del luppolo si possono annoverare interessanti qualità anticancro. Come sempre nei casi in cui si annuncia una nuova scoperta in campo terapeutico o si raccontano i benefici preventivi di diete o alimenti specifici contro i tumori, è meglio andare oltre al titolo perché le cose sono un po’ più complesse. Innanzitutto, le fonti: stiamo parlando di uno studio dal titolo Synthesis and antiangiogenic activity study of new hop chalcone Xanthohumol analogues apparso sulla prestigiosa rivista European Journal of Medicinal Chemistry.

La prima bella notizia, intanto, è che questo studio, durato quattro anni, è il frutto del lavoro coordinato di istituti di ricerca italiani (il laboratorio di Biologia Vascolare e Angiogenesi IRCCS MultiMedica di Milano, Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa e l’Università dell’Insubria di Varese), è stato condotto da giovani ricercatori italiani e realizzato grazie al supporto di importanti istituzioni nazionali come l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, la Fondazione Umberto Veronesi, e l’Università di Pisa.
Davvero un bel risultato per la ricerca made in Italy.

Vogliamo allora raccontarvi i risultati emersi, il loro significato e le possibili applicazioni future per la salute di tutti; ma prima facciamo il punto con una breve introduzione sulla storia e gli utilizzi della pianta oggetto dello studio.

Una breve storia del luppolo e dei suoi usi

luppolo proprietà terapeutiche

Il luppolo è una pianta a fiore dalle spiccate qualità aromatiche, il cui impiego più noto è nella produzione della birra. Il suo nome evoca immediatamente l’immagine delle birre del nord Europa, dal momento che è l’ingrediente immancabile del processo di produzione della bevanda che più di altre caratterizza quelle regioni: una delle sue principali caratteristiche è infatti quella di bilanciare la dolcezza dei malti fermentati. In realtà si tratta di una pianta tradizionalmente diffusa anche nelle regioni dell’Italia settentrionale tanto che, da alcuni anni, è stato riscoperto il luppolo italiano di cui viene incoraggiata la coltivazione, con l’obiettivo di supportare la crescente produzione di birre artigianali italiane.

La storia del luppolo coincide praticamente con quella della birra in Occidente: le prime citazioni del suo utilizzo nella produzione della bevanda risalgono addirittura all’VIII secolo. Da allora, la sua coltivazione e il suo impiego sono diventati indispensabili per le caratteristiche di conservante naturale e di pianta dalle qualità medicamentose.

In tempi di tecnologie conservanti più sofisticate, il luppolo rimane comunque fondamentale nella produzione della birra per la nota amara caratteristica che le conferisce, oggi addirittura misurata con metodi convenzionali precisi come l’International Bitterin Unit.

Proprietà luppolo: cosa hanno scoperto i ricercatori?

ricerca italiana

Per tornare alla notizia, il pool di ricercatori ha scoperto che dallo xantumolo, un fitocomposto presente in discrete percentuali nel luppolo e nella birra, si possono ricavare alcune molecole dotate di proprietà anti-angiogeniche. Ciò significa che sono in grado di contrastare la generazione di nuovi vasi sanguigni da parte del tumore, impedendogli quindi di approvvigionarsi di nuove sostanze nutrienti e, dunque, di crescere ulteriormente.

In pratica le molecole derivate dallo xantumolo, fitocomposto appartenente alla classe dei flavonoidi, responsabili anche dei benefici dell’uva e di altri frutti dalla caratteristica pigmentazione, hanno la capacità di “tagliare i viveri” alle formazioni tumorali, svolgendo un ruolo molto prezioso contro una patologia che fa della crescita progressiva e della diffusione nell’organismo alcuni dei suoi più temibili punti di forza.

Non a caso, le terapie antiangiogenetiche sono tra le più diffuse ed efficaci strategie per combattere le neoplasie e sono spesso affiancate alla chemioterapia. Non è tutto: dalla ricerca è emerso anche che le molecole svolgono un’interessante azione antiossidante. Questa caratteristica le metterebbe in grado di combattere le cellule, come quelle tumorali, che presentano un alterato equilibrio ossidoriduttivo.

Dal luppolo a nuove sostanze anticancro

Da questi dati i ricercatori sono partiti per creare versioni di sintesi (cioè ricavate in laboratorio) dalle potenziate qualità angiogenetiche, per massimizzare l’effetto delle molecole originarie ricavate dal luppolo. La procedura di sintesi è stata condotta con la sperimentazione su cellule ricavate da cordoni ombelicali (dette endoteliali).

Grazie ai risultati dei test, i ricercatori hanno inizialmente brevettato 13 nuove molecole; tra queste, 2 in particolare si sono dimostrate particolarmente efficaci, mostrando di riuscire a bloccare la crescita del tumore addirittura meglio dello xantumolo naturale.

La ricerca non è ancora finita, perché ora, trovato il principio, occorre passare alla pratica. Come affermato dai ricercatori, il prossimo passo è quello di sviluppare xantumoli sintetici utilizzabili su larga scala e a costi contenuti per le terapie curanti e preventive dei tumori, grazie alle funzioni inibitorie individuate verso la proliferazione, l’adesione, la migrazione, l’invasione e la formazione di strutture simil-capillari.

Buone notizie per gli amanti della birra?

luppolo selvatico

Brutte, sicuramente no. Le proprietà anticancro del luppolo fanno ben sperare: stiamo parlando di una ricerca che da un composto naturale contenuto in uno degli ingredienti base della birra è stata in grado di sintetizzare nuove molecole dalle caratteristiche sorprendenti. Tuttavia, in base a questi risultati, non è possibile creare un collegamento diretto tra birra e qualità antitumorali, anche a causa del fatto che nella bevanda la concentrazione di xantumolo è bassa.

Non si può certo inserire la birra tra le più efficaci abitudini alimentari antitumorali, come avviene con la dieta mediterranea, però pensare che contenga almeno una minima quantità di una sostanza benefica non può che far piacere ai tanti appassionati. Non bisogna però dimenticare che stiamo parlando di una bevanda alcolica e come tale va consumata in quantità contenute e con responsabilità, magari imparando a preferire la qualità e a degustare una birra come momento di piacere e scoperta.

Marco Bini

Nato a Vignola vive e lavora tra Modena e Bologna Per il Giornale del Cibo si occupa di cibo e cultura e approfondimenti. Il suo piatto preferito sono i tortellini in brodo, “perché come li fa mia nonna non li ho trovati da nessuna parte” Per lui In cucina non può mancare “la voglia e il tempo per cucinare, altrimenti moriremmo di surgelati”

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