pranzo da casa

Il pranzo da casa è un diritto. Cosa succederà dopo la sentenza?

Matteo Garuti

Il pranzo da casa è stato riconosciuto come un diritto. Mentre l’argomento continua a tenere banco e non si smorzano le polemiche, molte scuole faticano ad adeguarsi. L’avvocato Giorgio Vecchione ha sostenuto i ricorsi per ottenere il diritto al pranzo da casa. In questa intervista gli abbiamo chiesto di ricostruire la vicenda, esprimendo alcune considerazioni sui possibili sviluppi.

Il pranzo da casa è un diritto: la vicenda di Torino

L’avvocato Giorgio Vecchione ci aiuta a ricostruire la vicenda partita da Torino, che in seguito ha portato al riconoscimento del diritto al pranzo da casa.

I problemi con le mense e il ricorso dei genitori

L’avvocato precisa che “La vicenda parte nel 2013, con un ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale, ndr) presentato da circa 600 famiglie di almeno una ventina di scuole torinesi, Elementari e Medie. Il ricorso è la risposta a un ennesimo rincaro delle tariffe delle mense scolastiche previste dal servizio comunale a pagamento. Il problema del rapporto qualità prezzo nelle mense era una vicenda contestata e lamentata da anni, nel totale silenzio dell’Amministrazione pubblica. La grande insoddisfazione dipendeva appunto dal fatto che il prezzo pagato era ritenuto altissimo, a fronte di un servizio che i ricorrenti ritenevano scadente in termini di qualità. Ricordiamo che si tratta sempre di un servizio su cui l’Amministrazione lucra.”

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“Di fronte a questa situazione i genitori, costretti a subire questo ennesimo incremento di prezzo, scelgono di sottrarsi dal servizio, rivendicando il diritto di dare ai propri figli quello che ritengono giusto, in base a questioni economiche e qualitative.” “Il tribunale di Torino in prima istanza respinge il ricorso, affermando che non era possibile da parte dei genitori chiedere all’Amministrazione comunale di organizzare un servizio diverso. Tuttavia, è bene precisare che però nessuno aveva mai chiesto l’istituzione di un altro servizio, si richiedeva semplicemente di sottrarsi dal servizio già in essere.”

La Corte d’Appello dà ragione ai genitori

In seguito la Corte d’Appello accoglie pienamente la posizione di diritto fatta valere dai genitori, accertando che ai sensi dell’articolo 34 della Costituzione, relativo al diritto allo studio, sussiste un diritto che non può essere condizionato al pagamento di un servizio facoltativo. All’Amministrazione pubblica, pertanto, si impone di tenere conto delle legittime richieste dei genitori, che non vogliono servirsi della mensa ma vogliono che i loro figli rimangano nel refettorio scolastico. Infatti, è loro obbligo e diritto starci durante il ‘tempo mensa’.”

Il ricorso del Ministero dell’Istruzione

“A giugno 2016 esce la sentenza 1049 che dà ragione ai genitori, ma la reazione del Ministero dell’Istruzione non è stata quella di recepirla come un diritto conquistato da tutta la classe genitoriale, sostenendo invece un’efficacia limitata soltanto ai 58 appellanti di quel giudizio. Gli appellanti erano 58, ma come causa di mero accertamento ne sarebbe bastato uno. Il numero contava solo per dimostrare la consistenza dell’azione, per provare che non era stato un singolo genitore rivoluzionario a sollevare la questione.”

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I genitori fanno causa al Ministero

“Di fronte a questa chiusura, una cinquantina di famiglie che non erano fra le prime 58 del giudizio di Corte d’Appello i genitori sono state costrette a fare causa al Ministero dell’Istruzione per farsi riconoscere questo diritto. Tra luglio, agosto e settembre sono stati depositati e discussi ricorsi cautelari d’urgenza, ai sensi dell’articolo 700 del Codice di procedura penale. Si tratta di ricorsi definiti d’urgenza perché servono a ottenere un’ordinanza cautelare che ha un effetto anticipatore della sentenza. In sostanza, il tribunale riconosce subito il diritto, in attesa di arrivare a sentenza, dove si constaterà se il diritto riconosciuto in anticipo era legittimo oppure no.”

“Vengono presentati 15 ricorsi cautelari, che vengono vinti tutti quanti. Contro i primi due di questi, che erano andati a decisione ad agosto, il Ministero ha fatto reclamo al Collegio. Si tratta di una sorta di appello all’interno dello stesso grado di giudizio nell’ambito del tribunale. Tuttavia, anche il Collegio, composto da tre giudici, respinge il reclamo. Oggi il quadro è chiaro e perentorio: 18 provvedimenti a 0 dei genitori contro il Ministero.”

Il diritto al pranzo da casa

L’avvocato Vecchione illustra le caratteristiche del diritto al pranzo da casa. “È un diritto soggettivo perfetto di rango costituzionale, così è stato definito dai giudici. Non è stabilito da nessuna legge, ma si evince chiaramente dall’ordinamento costituzionale, valido non solo per i 58 ricorrenti ma per tutti in Italia.”

“Il punto in diritto della Corte d’Appello stabilisce che il tempo della mensa è a tutti gli effetti tempo scolastico, perciò non può essere annullato. Oltre a questo, la Corte dice che il diritto vale sia per chi fa il tempo pieno, sia per gli studenti frequentano il modulo, che prevede un rientro obbligatorio. Anche questi ultimi sono fruitori di un servizio a domanda individuale, quindi per i principi di eguaglianza e di parità di trattamento non possono essere discriminati da questo punto di vista.”

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Tutti insieme nel refettorio

Vecchione sottolinea il diritto degli alunni con il pranzo da casa a condividere il refettorio con i ragazzi che usufruiscono del servizio mensa. “La Corte d’Appello ha affermato chiaramente che la pausa pranzo è tempo scolastico e i ragazzi devono stare insieme, con i propri insegnanti. Il tribunale, inoltre, ha affermato precisamente che se l’amministrazione scolastica, nell’ambito della sua autonomia, dovesse decidere di separare i refettori, mettendo i ragazzi in un locale separato dagli insegnanti e dagli altri compagni, porrebbe in essere un atto elusivo del diritto accertato, sottraendo i bambini dal momento educativo che si svolge durante la mensa. E questo momento educativo si esprime non attraverso la fruizione del servizio pubblico comunale, bensì grazie allo stare insieme, alla condivisione di esperienze. I giudici hanno precisato che il servizio di mensa è di per se facoltativo e i Comuni potrebbero anche non istituirlo.”

Pranzo da casa: le scuole devono adeguarsi

L’avvocato Giorgio Vecchione prosegue descrivendo il diverso approccio che le scuole stanno mostrando dopo la sentenza sul pranzo da casa.

“Ci sono scuole che hanno recepito bene la sentenza e stanno applicando correttamente il diritto al pranzo da casa. In altri scuole, invece, la sentenza è completamente trascurata e trattata come se fosse inapplicabile o inesistente. In questo secondo caso, probabilmente saranno inevitabili le derive di carattere penale nei confronti di alcuni dirigenti scolastici. A Torino, dove questa vicenda è iniziata e dove l’opinione pubblica è molto attenta, ci sono scuole che si sono già adeguate e altre che osteggiano apertamente il pranzo da casa. Per non parlare del resto dell’Italia, dove spesso questo diritto viene palesemente negato.”

“Nelle scuole che non si adeguano, i genitori che hanno intenzione di esercitare questo diritto si stanno già preparando altri ricorsi d’urgenza rivolti ai vari tribunali d’Italia. Personalmente ne sto già preparando due per Milano, uno per Chieti, due per Lucca… Come è comprensibile, la voce fra i genitori corre, e se il Ministero o le singole scuole intenderanno percorrere ancora le vie legali, noi non ci tireremo indietro.”

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Le altre conseguenze della sentenza

L’affermazione del diritto al pranzo da casa comporta reazioni e conseguenze rilevanti sul piano pratico.

La reazione delle aziende di ristorazione

Parlando della reazione delle aziende di ristorazione, Vecchione aggiunge che “La loro posizione non è ben chiara. Si passa da dichiarazioni in cui il presidente dell’Associazione nazionale dei servizi di ristorazione minaccia di non fare entrare nessun bambino in mensa, mentre altri sono più attendisti. Alcuni comprendono di più la situazione, lamentando il fatto che buona parte del costo della mensa non va a beneficio delle aziende di ristorazione, ma è richiesto dai Comuni. Per questo motivo, gli incrementi di costo per la gran parte non sono attribuibili alle aziende di ristorazione. Per chi riceve gli appalti è difficile opporsi significativamente alle decisioni prese da chi fornisce gli appalti, questo è comprensibile.”

Le esigenze alimentari e le norme sanitarie sono un problema?

Secondo l’avvocato Vecchione, il rispetto delle norme igienico-sanitarie e delle diverse esigenze alimentari non rappresenta un problema organizzativo in grado di compromettere il rispetto del diritto al pranzo da casa. “In tre anni di giudizio ho invitato ripetutamente l’avvocatura dello Stato a indicarmi quali fossero le norme di carattere igienico-sanitario che vietavano un uso promiscuo dei refettori. In questi tre anni non me ne hanno mai indicata una, segnalandomi solo i protocolli HACCP, che però riguardano le ditte di ristorazione, ma non sono certamente applicabili a chi prepara i pasti in casa.”

“L’uso promiscuo dei refettori è semplicemente una questione di carattere organizzativo. Così come gli insegnanti oggi vigilano perché i bambini allergici, celiaci o intolleranti non mangino quello che consuma il vicino di banco, potranno tranquillamente vigilare sui bambini che portano il pasto da casa, in modo che non diano il loro cibo ai compagni di classe. Questa al massimo è una questione di responsabilità, perché giustamente la ditta di ristorazione è responsabile solo per il cibo che serve. Anche se bisogna dire che nel caso della merenda del mattino tutti si portano il cibo da casa, in genere in queste occasioni tra i ragazzi c’è uno scambio generalizzato e poco controllato di alimenti e bevande…”

Nessun onere organizzativo in più per le scuole?

L’avvocato Vecchione ritiene che il diritto al pranzo da casa non comporti ulteriori sforzi organizzativi. “Si tratta semplicemente di una diversificazione dell’attività di vigilanza degli insegnanti. Anziché guardare solo i bambini intolleranti e allergici, dovranno anche guardare che i bambini che mangiano il loro pasto da casa non scambino cibi con i compagni. Basta che all’interno del refettorio vengano messi in un tavolo separato dagli altri, con gli insegnati vicini. Dal punto di vista del personale di controllo non c’è bisogno di nessuna ulteriore assunzione. Spetta al personale, docente e non, che dovrebbe essere preparato per questa tipo di controllo. Per contratto collettivo nazionale, il personale in questione è formato anche per svolgere questa attività.”

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Gli sviluppi della vicenda

Secondo l’avvocato Vecchione gli sviluppi della vicenda dipenderanno principalmente dall’atteggiamento del Ministero dell’Istruzione. “Il Ministero potrà decidere di limitare o ampliare il contenzioso. Per il momento stiamo assistendo a un ampliamento del contenzioso. A Torino siamo stati costretti a percorrere le vie legali, come anche in altre città. Alla luce della situazione attuale, è facile prevedere una pioggia di ricorsi, anche con ricadute patrimoniali in capo al Ministero in termini di possibili spese legali.”

I futuri ricorsi avranno la strada spianata?

“I ricorsi non saranno sistematicamente accettati, ogni tribunale ha i suoi giudici e le sue sensibilità, l’esito non è scontato per nessuno. Tuttavia i precedenti – parliamo di 15 ordinanze di tribunale, due ordinanze su reclamo e una sentenza di Corte d’Appello – sono provvedimenti importanti e significativi, che fanno una disamina molto dettagliata del quadro di diritto di questa rivendicazione. In sostanza, a mio modo di vedere i provvedimenti sono ineccepibili. L’avvocatura dello Stato, se mai proporrà il ricorso in Cassazione, potrà anche trovare lo strumento per demolire la sentenza della Corte d’Appello. Io però, come ogni avvocato, ho fatto il consueto esercizio che si fa in studio, volto all’individuazione delle crepe in quella sentenza, senza grande successo, fortunatamente.”

La situazione all’estero

Vecchione descrive brevemente il diritto al pranzo da casa fuori dall’Italia. “In genere all’estero la situazione è ribaltata rispetto all’Italia. Non bisogna fare causa per portarsi il pasto da casa, perché la refezione mista è quasi la regola. In quasi tutti i Paesi d’Europa il sistema di refezione è organizzato con i buoni pasto, che si possono acquistare a scuola giorno per giorno. Quindi, il giorno stesso si può decidere se pagarsi il pasto del servizio di ristorazione, con un costo sui 3 o 4 Euro, oppure portarsi il pranzo da casa. In Finlandia la refezione è obbligatoria, però è interamente pagata dalla Stato.”

Ci stiamo occupando con attenzione del tema del pranzo da casa. Dopo questa intervista all’avvocato Giorgio Vecchione, può essere interessante leggere un approfondimento sui risvolti della sentenza di Torino e una riflessione sul diritto alla mensa. Vi consigliamo, inoltre, di consultare l’infografica che abbiamo realizzato per fare un po’ di chiarezza sul tema. Cliccate sull’immagine.

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Matteo Garuti

Matteo è nato a Bologna e vive a San Giorgio di Piano (Bo). Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, alimentazione e illegalità alimentare. Il suo piatto preferito è il salmone, purché di qualità, "perché è un ingrediente nobile, versatile e dal gusto unico". Per lui in cucina non può mancare la creatività, "perché è impossibile farne a meno!"

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