pizzeria spiazzo roma

La pizzeria Spiazzo e la tentazione della pizza nel “ruoto”

Luca Sessa
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Indice

     

     

    Ultimamente ragionavo su un vantaggio difficilmente percepibile del mestiere di “recensore”: girare per ristoranti, bistrot e pizzerie mi consente di scoprire meglio alcuni angoli di Roma, di imparare a orientarmi nei vari quartieri. Perché la città ha una estensione tale che ogni zona sembra un paese a sé, con caratteristiche urbanistiche e sociali completamente diverse dalle altre zone limitrofe. Nel mio continuo peregrinare tra una tavola e l’altra, sono tornato a Ostiense, in particolare al Porto Fluviale, “territorio” a dir poco riqualificato negli ultimi anni, passato da centro industriale a vero e proprio riferimento per la movida capitolina. Qui, in uno stabile recuperato e ristrutturato in maniera davvero suggestiva, c’è la pizzeria Spiazzo, che da circa due anni propone pizze e fritti molto ricercati.

    La pizzeria Spiazzo di Roma: dai fritti alle pizze classiche o nel “ruoto”

    Una pizzeria “contemporanea”, nella quale non si offrono solo pizze classiche, come Margherita e Marinara, ma si lavora sugli impasti, unendo farine differenti, sulle cotture, ricorrendo a utensili particolari, e soprattutto su condimenti e abbinamenti.

    Un locale dagli alti soffitti a volta, un ex granaio di un molino, uno spazio suggestivo ristrutturato riuscendo a creare un piacevole connubio tra elementi d’arredo moderni e altri un po’ più datati e che testimoniano la storia di questo posto. Dai mattoni a vista al bianco, dal legno al bel bancone posizionato all’entrata, dalla possibilità (da non sottovalutare mai) di poter chiacchierare tranquillamente grazie all’assorbimento acustico, la pizzeria si presenta come un luogo accogliente. Non ho notato grossi cambiamenti rispetto a due anni fa, a conferma del fatto che sin dall’inizio le scelte di design erano state vincenti.

    Il Menù di Spiazzo

    supplì pizzeria spiazzo

    Foto di Luca Sessa

    Ampio. Perché ci sono fritti classici e altre golosità racchiuse in una doppia panatura carpiata, roba da cintura nera del pangrattato. Dai supplì ai “Lingotti”, bontà da provare assolutamente non solo per la croccantezza, ma anche per l’ottima frittura e il sapore del ripieno. I prezzi sono in linea con l’offerta delle altre pizzerie di questo livello, e si può scegliere tra la Margherita (€ 7,50) anche in versione con Bufala (€ 9,50), oppure la Scarola e alici (€ 10,00). Interessante anche la categoria delle “Spiazzanti”: tra le classiche troviamo Zucca, tartufo e Castelmagno di Alpeggio (€ 13,00) ma anche Carciofi e guanciale di Mangalica (€ 13,50). Ma la vera sorpresa sono le pizze nel “ruoto”, cotte in una teglia circolare che conferisce una consistenza e un sapore davvero interessanti. Da segnalare anche la selezione di birre artigianali e dei dessert incredibili per fattura tecnica e sapore.

    La prova d’assaggio

    Ampia. Semplicemente perché mi sono adeguato al menù. Partenza intensa con il Lingotto di parmigiana di melanzane (buono) e il supplì broccoli e salsiccia (buonissimo). Poi le pizze, con la ferma volontà di provarne una con impasto classico e cottura nel forno a legna e l’altra nel ruoto. Le differenze sono tante e sono riscontrabili già alla vista e poi, naturalmente, al palato.

    pizza pizzeria spiazzo

    Foto di Luca Sessa

    La classica ha un impasto compatto, tenace, non morbido come le pizze napoletane, ma comunque più lievitata della pizza romana standard. La “Carciofi e guanciale” con impasto classico è davvero buona per quel che concerne il sapore, anche se il cornicione risulta un po’ troppo tenace per i miei gusti. La “Napoli 2.0” nel ruoto è la vera delizia della serata: pomodoro, burrata, pomodori infornati, emulsione di acciughe e basilico, grande combinazione di sapori, ma soprattutto un impasto eccellente. Secondo la tradizione napoletana, il ruoto è una teglia tonda e spessa nella quale la pizza viene cotta a temperature più basse di quella al mattone. Il risultato è soffice e umido all’interno, croccante e unto al punto giusto all’esterno. Interessante anche l’offerta del beverage, e tra le varie possibilità opto per una buona IPA artigianale, spillata in modo corretto, poi spazio all’altra sorpresa della serata, i dessert.

    Prima una sfera di cioccolato leggermente pralinato, poggiata su del fantastico cioccolato bianco bruciato, farcita all’interno con una fresca e delicata crema inglese al passion fruit. Prima la dolcezza, poi la freschezza, infine una necessaria sensazione di pulizia che lascia estremamente soddisfatti. Quindi un’altra sfera, un gioco tra cioccolato e caffè, un sapore più intenso, adatto soprattutto a chi ama i “dolci dolci”, ma comunque un altro risultato finale di ottimo equilibrio, per un livello complessivo davvero alto della pasticceria, cosa spesso inusuale in una pizzeria.

    Uno spazio ben concepito, idee supportate da conoscenza e passione, una proposta enogastronomica di assoluto valore che consente di poter optare per differenti tipologie di impasti, cotture e condimenti, il tutto supportato da una offerta di dessert di alto livello. Spiazzo è sicuramente un indirizzo da segnare in agenda. E voi, ci siete già stati?

    Luca Sessa

    Nato a Napoli, vive e lavora a Roma come food writer e food blogger. Nel 2011 ha aperto il Food Blog "Per un pugno di capperi" che, nato per essere una vetrina dei suoi piatti, è diventato un luogo di confronto tra appassionati. Il suo piatto preferito è la Torta caprese perché: "amo il cioccolato ed è da sempre la torta del mio compleanno. Dice che in cucina non possono mancare la pasta, una padella ampia e la passione. Ha collaborato con Dissapore, iFood, Excellence, Scatti di Gusto ed ora scrive per The Fork.

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