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Obesità infantile: tutta colpa delle merendine?

Matteo Garuti
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Indice

     

    L’obesità infantile non dipende dalle merendine. È questa la conclusione alla quale sembra giungere l’AIDEPI (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane), incrociando i dati forniti da OKkio alla salute – l’osservatorio nazionale del Ministero della Salute sul sovrappeso e l’obesità infantile dei bambini fra i 6 e i 10 anni – con quelli di IRI, relativi ai consumi di prodotti da forno.

    Questa deduzione negherebbe l’esistenza di un legame diretto tra obesità infantile e merendine industriali, smentendo un assunto piuttosto consolidato nel sentire comune dei consumatori. Già qualche tempo fa ci siamo già occupati di questo tema, ora cerchiamo di capire meglio se una simile affermazione può essere condivisibile.

    I dati sull’obesità infantile

    Bambino merendine

    Dalla più recente pubblicazione di OKkio alla salute emerge che il 21,3% dei bambini partecipanti all’indagine è in sovrappeso, mentre il 9,3% è obeso. Dal 2008, fortunatamente, l’obesità infantile è in lieve ma costante calo. Sebbene il gap tra nord e sud sia diminuito nel corso degli anni, si evidenzia ancora una maggiore diffusione dell’obesità infantile fra i bambini delle regioni dell’Italia meridionale. In senso negativo, spiccano i dati della Calabria e soprattutto della Campania, che fa registrare i livelli di obesità più elevati d’Italia. Quasi la metà dei bambini campani non ha un buon rapporto con la bilancia. Fra questi, il 26,2% è sovrappeso in modo contenuto, il 17,9% è obeso.
    Di contro, nel Nord Italia la forma fisica dei bambini fra i 6 e i 10 anni è mediamente assai migliore. I risultati più positivi sono delle regioni del Nord-Est, della Lombardia, della Val d’Aosta e soprattutto del Trentino Alto Adige. Solo il 12,2% dei bambini trentini e altoatesini è sovrappeso, mentre gli obesi si attestano al 2,7%.

    Bambini in sovrappeso: perché?

    Come si può notare, le differenze in base ai territori sono molto marcate riguardo all’obesità infantile. Prima del consumo di merendine, è giusto considerare la globalità delle motivazioni, dipendenti da diverse realtà e abitudini socio-culturali che determinano gli stili di vita.

    La rilevazione del 2016 conferma i dati precedenti e mette in luce la grande diffusione tra i bambini di abitudini alimentari errate, come saltare la prima colazione o farla in modo sbilanciato. Il 53% dei bambini, poi, fa una merenda troppo abbondante a metà mattinata e il 20% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura. Bisogna inoltre considerare che i bambini con almeno un genitore in sovrappeso, in genere, sono più propensi ad avere chili di troppo. La ricerca mostra una chiara correlazione fra un basso titolo di studio dei genitori e l’obesità dei figli. Determinanti sono anche la percezione del grado di sovrappeso dei figli da parte dei genitori e, ovviamente, la propensione a uno stile di vita sedentario e scarsamente avvezzo all’attività fisica. Risulta inoltre influente il reddito delle famiglie. Non a caso, ai maggiori redditi delle regioni del Nord corrispondono anche numeri minori riguardo all’obesità infantile (dati ISTAT 2015).

    Il fattore che grava in modo più incisivo sull’obesità infantile, merendine a parte, è però la carenza di attività fisica. Solo circa 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta, mentre il 44% ha la TV in camera, il 41% guarda la TV e/o gioca con i videogiochi/tablet/cellulari per più di 2 ore al giorno. Le regioni dove i bambini sono più sedentari sono anche quelle in cui è più comune essere sovrappeso. Circa il 70% dei bambini del Nord Italia fa sport (dati ISTAT 2015), un’abitudine condivisa da solo il 45% dei bambini meridionali.

    Obesità infantile in relazione ai consumi di merendine e altri prodotti da forno

    Biscotti

    Secondo i dati presentati da AIDEPI, nell’Italia settentrionale – dove, come abbiamo visto, i livelli di obesità infantile sono più bassi – il consumo di merendine è maggiore, attestandosi su una media di 2,2 kg annui per individuo. Nell’Italia centrale il consumo scende leggermente, con 2,1 kg annui. Nell’Italia meridionale e nelle Isole – proprio dove l’obesità infantile è più diffusa – i bambini mangiano merendine e altri prodotti simili per un totale medio di 1,6 kg pro capite per anno.
    I bambini lombardi sono i primi consumatori di merendine e affini d’Italia, con 2,56 kg annui a testa. In questa regione, tuttavia, si registrano valori di obesità infantile fra i più bassi. Di contro, i bambini della Campania – che come detto sono i più sovrappeso – sono anche i più restii nel consumo di merendine e simili, con “solo” 1,34 kg pro capite all’anno.

    Obesità infantile: merendine da assolvere?

    Alla luce di questi numeri, fondamentalmente si possono trarre due conclusioni.
    La prima – senz’altro giusta e condivisibile – sottolinea l’importanza di considerare lo stile di vita nelle sua globalità, in merito all’influenza sull’obesità infantile. Sono un’attività motoria insufficiente e un’alimentazione complessivamente scorretta a determinare la cattiva forma fisica dei più piccoli. Al contempo, chiaramente, non solo le merendine industriali concorrono nel favorire l’obesità. La sovralimentazione e l’assunzione massiccia di zuccheri, carboidrati e grassi – a prescindere dalla loro provenienza – non può che favorire l’insorgere di obesità infantile, merendine o no.

    La seconda conclusione che può essere suggerita dai dati presentati – specialmente incrociando l’incidenza dell’obesità infantile con il consumo di merendine e simili – non è invece altrettanto condivisibile, oltre a non essere corretta sul piano dell’analisi statistica. Dal punto di vista nutrizionale, scagionare completamente questi alimenti sarebbe sbagliato. Sappiamo che nei prodotti da forno industriali il contenuto di zuccheri, sale e grassi di scarso pregio è elevato. In genere, si tratta di cibi dall’altissimo apporto calorico rispetto alle porzioni, al contempo però carenti in vitamine e nutrienti nobili, senza parlare della possibile presenza di additivi chimici. Sui pericoli dovuti all’assunzione eccessiva di zucchero si è già espressa l’Organizzazione mondiale della sanità.

    Conclusioni

    Un consumo frequente di merendine e dolciumi industriali, quindi, rientra a pieno titolo fra le abitudini non consigliabili. Consideriamo che questi prodotti hanno una diffusione capillare e in crescita: sono presenti nelle case buona parte degli italiani e il 38% della popolazione, in particolare, le mangia 2 volte a settimana. Occorre sottolineare, però, che sono anche e soprattutto gli adulti, ben 21 milioni, a consumare questi snack (dati Mark Up 2014). Al fine di scongiurare il rischio di obesità infantile, sarebbe sempre bene limitare al minimo la presenza delle merendine nella dieta dei più piccoli, magari preferendo la frutta.

    Tornando alle conclusione suggerite da AIDEPI, si può affermare che la corrispondenza fra un maggiore consumo di prodotti da forno industriali e minori livelli di obesità è a tutti gli effetti un paradosso. I bambini del Nord Italia, grazie soprattutto alla dedizione per lo sport, riescono a mantenere una buona forma fisica, nonostante un consumo elevato di merendine.
    Dai dati, ad ogni modo, affiora una realtà non tranquillizzante. In Italia fatica ancora ad affermarsi una vera educazione alimentare, per incentivare l’adozione di stili di vita sani e per contrastare l’obesità infantile, non necessariamente in relazione alle merendine confezionate.

    E voi pensate che l’obesità infantile non dipenda dalle merendine?

    Matteo Garuti

    Matteo è nato a Bologna e vive a San Giorgio di Piano (Bo). Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, alimentazione e illegalità alimentare. Il suo piatto preferito è il salmone, purché di qualità, "perché è un ingrediente nobile, versatile e dal gusto unico". Per lui in cucina non può mancare la creatività, "perché è impossibile farne a meno!"

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