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Obesità infantile: una forte fame d’amore su cui intervenire

Ilaria De Lillo

Secondo gli ultimi dati Okkio, i bambini maggiormente affetti da obesità sono nel Sud Italia. I numeri dell’obesità infantile sono preoccupanti, così sono partite campagne di “allarme obesità” per intervenire. Un esempio è l’iniziativa “Magno, ergo cogito” ad Avellino, zona campana più colpita dal problema, che si propone di diffondere i corretti principi alimentari e uno stile di vita adeguato; la parlamentare di Area popolare Paola Binetti ha proposto di investire nella maggiore attività fisica nelle scuole. Ma perché l’obesità infantile è così concentrata nel Meridione e come si può intervenire? Lo abbiamo chiesto alla dott.ssa Laura Pinzarrone, Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in “Psicoterapia Cognititvo-Comportamentale” presso il Centro di Psicologia Applicata di Albano Laziale e lo Studio di Psicoterapia e Mediazione Familiare di Roma.

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Obesità infantile: radici socio-culturali ed educazione alimentare

L’iniziazione del rapporto con il cibo viene dato al bambino fin dalla nascita, per questo un imprinting negativo a cui i genitori educano il figlio può avere conseguenze nella crescita e sfociare nell’obesità infantile. “Fin dal periodo dell’allattamento è utile fornire informazioni e counseling sull’alimentazione del bambino: ad esempio, cercare di allattare il piccolo in momenti di tranquillità e armonia per evitare che percepisca la tensione che influirebbe sul suo succhiare” spiega la dott.sa Pinzarrone. “E’ importante aiutare le mamme dei bambini obesi a riconoscere la propria modalità educativa in relazione all’alimentazione, educare a un’alimentare adeguata, dove la fame viene distinta da altri bisogni ed emozioni quali gioia, tristezza, piacere, dolore, ansia, rabbia, curiosità, rifiuto. Educare è difficile, serve tempo e pazienza”.

Cibo, un canale comunicativo tra genitore e figlio

genitori obesità

Come ogni disturbo del comportamento alimentare, l’obesità infantile ha radici psicologiche e la causa del suo manifestarsi è un campanello d’allarme che parte da una problematica nel rapporto con i genitori. Quando il bambino piange per fame d’amore, in qualche modo deve fermare le lacrime e vede il cibo come un ottimo alleato. Rispetto al legame madre-figlio ci sono tre tipi distinti di relazioni che possono influenzare o meno l’insorgere dell’obesità: attaccamento normale, madre iperprotettiva e madre lassaiz-faire.

Nel primo caso “la mamma è attenta ai segnali del bambino e al loro significato, lo incoraggia a esplorare e a rendersi autonomo nell’affrontare il mondo. Nel secondo caso la mamma protegge eccessivamente il suo piccolo fino a soffocarlo ed a inibirne le sue abilità ed il suo futuro senso d’indipendenza ed autonomia. Infine, la madre lassaiz-faire è una persona che s’interessa poco e poco comprende le esigenze del suo bambino, che si sentirà insicuro e poco amato”. Difficilmente un bambino in relazione di attaccamento normale con la mamma manifesterà problematiche alimentari, più facile negli altri due casi.

Obesità infantile e società: il dovere di prevenire e intervenire

Quando un bambino è obeso, svalutando il proprio corpo si nega alle relazioni, è estremamente fragile e con il cibo si costruisce “una barriera protettiva perché si sente solo e timoroso di crollare, non riuscendo a rintracciare genitori o altre figure adulte pronti a sorreggerlo e a capirlo nelle sue paure, angosce e desideri”.
La prevenzione è possibile sia sul versante familiare sia sociale. Per questo diventa fondamentale l’intervento sociale e l’influenza del contesto scolastico. Un primo campo d’applicazione sono le mense scolastiche, un’opportunità per le famiglie a basso reddito ma, se poco controllate, anche un fattore che può favorire l’obesità infantile. “Il rischio di obesità è maggiore per i bambini di famiglie a basso reddito, quindi non sorprende che ci sia un tasso superiore di questa condizione negli studenti che accedono ai pasti gratuiti o a prezzo ridotto.

mense scolastiche

È interessante, però, che negli Stati in cui ci sono direttive più stringenti della ristorazione scolastica, la prevalenza dell’obesità è inferiore.  Sarebbe bene capire che cosa succede davvero nelle mense delle scuole italiane e, di pari passo, fornire alle famiglie qualche indicazione su come i ragazzi dovrebbero comportarsi a casa, a colazione e a cena, tenendo conto di quanto e di che cosa hanno mangiato a scuola. Sarebbe un intervento di educazione alimentare a bassissimo costo e ad alto impatto”.

Se l’educazione alimentare rientra negli interventi di prevenzione per l’obesità infantile, l’affidamento alla psicoterapia cognitivo-comportamentale è una via da percorrere per la guarigione. “L’obesità osservata dal punto di vista psicologico può rivelare alcune problematiche connesse al rapporto che si ha con se stessi e con la socialità. Anche i bambini, come succede agli adulti, possono manifestare alcuni disturbi psicologici e sociali derivanti da difficoltà in famiglia e a scuola in un cattivo rapporto con il cibo e un’iperalimentazione. Abbattere le barriere di grasso con cui ci si nasconde e ci si protegge, è la strada verso il confronto con il mondo”.

E voi cosa ne pensate delle cause che favoriscono l’obesità infantile? Quanto controllate il rapporto di vostro figlio con il cibo?

Ilaria De Lillo

Nata a Foggia, vive a lavora a Bologna. Per il Giornale del Cibo scrive di approfondimenti, eventi e scuola di cucina. Il suo piatto preferito sono le polpette al marsala di nonna Francesca, perché “più che un piatto sono un correlativo oggettivo di montaliana memoria: il profumo di casa, le chiacchiere con papà, la dolcezza di mamma che prepara da mangiare, le risate con mia sorella e i cugini. Insomma, un tripudio di ricordi ed emozioni a tavola”. Per lei in cucina non possono mancare gli ospiti, “altrimenti per chi cucino?”

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