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Noce Moscata

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di Alex Castelli.

 

Questo prodotto è commercializzato anche nei circuiti del commercio equo solidale.

La noce moscata è originaria della Nuova Guinea e delle Molucche, isole indonesiane note anche come “Isole delle spezie”, da cui ha origine anche un’altra spezia molto diffusa nelle nostre cucine, i chiodi di garofano.
L’albero appartiene alla famiglia delle Myristicaceae, specie Myristica fragrans L., ed è un sempreverde alto da otto a dieci metri che fiorisce tutto l’anno. Due o tre volte l’anno la pianta femmina produce frutti grandi come albicocche, verdi all’inizio e gialli a maturazione avanzata. La polpa viene usata per fare marmellate. Quando matura, il frutto si apre in due mostrando la noce ovoidale, un seme morbido e ricoperto da una membrana rossa che seccandosi diventa legnoso. Questo seme è la noce moscata vera e propria. Ciascun albero impiega fino a quindici anni per maturare, ma l’attesa è ripagata da una produzione di 1500/2000 noci moscate l’anno per settant’anni.

La raccolta dei frutti avviene manualmente o percuotendo i rami con bastoni di canna di bambù. Il seme si estrae a mano e viene fatto essiccare. Anche dall’involucro del seme (detto arillo), essiccato e macinato, si ottiene una spezia, il macis, che però da noi è poco nota. Ha un sapore più delicato della noce moscata e si usa nel vin brulé, nel punch, nei misti di spezie tipo curry e nella preparazione di alcuni pesci e crostacei, oltre che nei ripieni e nelle salse. Inoltre se ne ricava un olio essenziale usato in liquoreria e profumeria. Un esempio fra tutti: il macis viene usato come ingrediente nella preparazione del liquore Alchermes.
Le noci moscate si possono acquistare intere, da grattugiare con un’apposita piccola grattugia, oppure già in polvere. Come tutte le spezie, però, se grattugiata perde velocemente la sua fragranza, quindi è meglio acquistarla intera, conservarla in barattoli ermetici e al riparo da calore e umidità e grattugiarla al momento dell’uso. In cucina si usa per aromatizzare polpette, ragù di carne, puré di patate, verdure lessate e ripieni di carne, formaggio o verdure per pasta ripiena (tortelli, ravioli). Si sposa bene anche col dolce in budini, creme e torte.

Dalle cronache di Plinio del I secolo d. C., sappiamo che era già allora nota in occidente, anche se per un suo uso diffuso bisognerà attendere il Medioevo, quando gli arabi la importarono in Europa. Oltre che in cucina, come avveniva anche per altre spezie, il suo uso era di tipo cosmetico e medico, soprattutto per le qualità antisettiche. Nel ‘600 la noce moscata era così preziosa da essere stimata più dell’oro. Era considerata un potentissimo medicinale capace di curare molti mali, compresa la peste, ed era considerata un lusso riservato alle persone più ricche. Per farsi un’idea del suo valore, pare che fosse in grado di sistemare economicamente per tutta la vita un marinaio che, in un viaggio nei paesi produttori, fosse riuscito a rubare e poi rivendere al mercato nero una o due noci. Proprio la ricerca di nuove rotte per trasportare queste preziosissime merci era uno dei principali stimoli alla navigazione e alla scoperta geografica, in quei tempi. Se volete leggere un bel libro con tante notizie storiche, geografiche e di costume che ruotano attorno alla preziosa spezia nei secoli scorsi, vi consiglio “L’isola della noce moscata” dell’esperto in storia delle esplorazioni Giles Milton, edizioni BUR.

La noce moscata ha anche riconosciute proprietà narcotiche e psicoattive, dovute soprattutto alla presenza di due composti, l’acido miristico e l’elemicina. Se viene ingerita in dosi elevate (da 10 a 20 g), disciolta in acqua o bevuta in infuso come tè provoca alterazione dello stato di coscienza e può causare anche allucinazioni visive.

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