L’arbitro: recensione film

Giuliano Gallini

Anno 2013; regia di Paolo Zucca; genere: commedia.La locandina del film L'arbitro

TRAMA: Ad un destino di continue ed umilianti sconfitte sembra essere condannato l’Atletico Pabarile, squadra della terza categoria calcistica sarda, storica avversaria del Montecrastu, capitanato dall’arrogante Brai, quando il ritorno sull’isola del giovane Matzutzi pare finalmente rovesciare le sorti del campionato: illuminato dall’astro del fuoriclasse, infatti, l’Atletico riesce a conquistare il riscatto e a scalare la classifica, incassando una vittoria dopo l’altra. Ai successi della squadra si alterna l’ascesa professionale dell’arbitro italiano Cruciani, il quale, animato sin dall’inizio dall’ambizione di condurre l’arbitraggio delle categorie superiori giungerà a calpestare la propria moralità per soddisfare le sue aspirazioni. Tra una partita e l’altra continuerà a farsi coinvolgere nella frode calcistica fin quando  scoperta la sua slealtà, una volta sollevato dall’agognato incarico, Cruciani, verrà relegato in Sardegna, dove il suo destino si legherà indissolubilmente alle sorti della squadra. Il tutto condito da situazioni rocambolesche e sapori e luoghi tipicamente sardi.

SCENA: Due scene significative del film, focalizzate sul cibo e sui suoi riti, sono il pranzo tra il padre(Benito Urgu)  e la figlia(Geppi Cucciari), inserito nella parte centrale del film, e l’abbuffata domenicale della squadra di calcio a cui si assiste in seguito. La seconda situazione attrae e diverte molto di più lo spettatore poichè ritrae tutti i personaggi intorno ad un lungo tavolo come nell’  Ultima cena di Leonardo Da Vinci in attesa che l’allenatore finisca il discorso e dia il via al pranzo. Si noti, infatti, alla sinistra dell’allenatore il bambino che, affamato, tenta invano di afferrare qualcosa da stuzzicare dal piatto. Non ci sono purtroppo primi piani dei pasti preparati per quel momento essenziale della giornata; è presente tuttavia  una ripresa generale di quante bontà casearie, e non, certamente di origine sarda, si trovino sul lungo tavolo di legno. Quello del rito domenicale e soprattutto di un pranzo abbondante che preveda i piatti della stagione, immancabilmente tipici, rappresenta un cliché cinematografico che rispecchia fedelmente le consuetudini gastronomiche italiane. Come ben sappiamo, infatti, per le grandi occasioni le famiglie del Bel Paese sono solite imbandire tavole ricche di prodotti freschi e pietanze preparate in casa per condividere insieme momenti di straordinaria, ma al contempo semplice intimità. Possiamo riconoscere un altro esempio di affiatata quotidianità nel pranzo a casa tra padre e figlia, in occasione del quale la tavola è apparecchiata con più cura dei dettagli; oltre che dai dialoghi spiccatamente ironici,quasi interamente in dialetto sardo,lo spettatore rimarrà indubbiamente colpito dalla varietà di piatti assaporati dai personaggi. Infine immancabile è la presenza del vino sulle tavole del film come in tutte le case degli italiani: nella scena finale della pellicola l’arbitro (Stefano Accorsi), venerato dai tifosi e dai compaesani sardi in seguito alla vittoria ottenuta nella finale , beve senza freno suscitando cori,festeggiamenti ed esultanza sovraeccitata. Particolare è la presenza dei tipici fiaschetti di vino rivestiti di paglia, di forma panciuta che sostituiscono le più consuete bottiglie.

COMMENTO: Possiamo rintracciare l’originalità della pellicola nel suggestivo impiego del bianco e nero, che in alcune sequenze crea riprese affascinanti di panorami quasi proiettati in epoche lontane (il colore avrebbe reso però il tutto vivace e sducente) . Notevole la bravura, già assodata, di Geppi Cucciari e Stefano Accorsi, i quali, pur non interagendo tra loro nel film, danno vita a due personaggi molto divertenti e a interpretazioni diverse dal solito. Si pensi alla giovane donna ,il cui ruolo è interpretato magistralmente dall’ attrice sarda, che rinnega l’amore di un compaesano, recitando la parte della smemorata, e all’arbitro, intrepretato da Accorsi il quale si dimostra ancora una volta eccezionale e stupisce per le sue performances di danza e di preparazione atletica e per la versatilità che lo distingue in particolar modo durante questa pellicola. Unico elemento di debolezza,secondo il mio modo di vedere, riguarda l’uso troppo marcato del sardo che rende difficile la comprensione dei dialoghi tra gli attori , anche se la sceneggiatura si rivela molto realistisca e adatta al contesto. Anche il soggetto è molto verosimile e innovativo:  tra le componenti di maggior spicco va segnalata l’ambientazione della storia in Sardegna, nonchè la denuncia della corruzione degli arbitri attuata per favorire l’una o l’altra squadra. Per concludere, l‘intervento di un abile sceneggiatore avrebbe potuto assicurare maggior successo , anche di critica, alla pellicola che tuttavia rimane un’ opera prima di innegabile valore.

 

Giuliano Gallini

Direttore marketing strategico di CIRFOOD, vive a Padova e lavora tra Reggio Emilia e molte altre città italiane dove CIR ha le sue cucine. Ama leggere e crede profondamente nel valore della cultura. In cucina non può mancare un buon bicchiere di vino per tirarsi su quando sì sbaglia (cosa che, afferma, a lui succede spesso).

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