il visionario

L’innovazione dovrebbe essere (anche) al servizio della giustizia sociale?

Giuliano Gallini
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Giuliano Gallini

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    C’è un personaggio che spesso fa capolino sui notiziari (chiamo così tutto ciò che veicola notizie, informazioni, balle, che sia sulla carta stampata, sul web o al bar vicino a casa) è che è immancabilmente definito come “Il visionario”. È naturalmente uno degli uomini più ricchi del mondo, ha cominciato a far soldi con Pay Pal poi si è lanciato in imprese come Tesla (auto elettriche), Space X (lanciatori spaziali a razzo), Hiperloop (trasporti superveloci su “cuscini d’aria”), Alcyon (biotecnologie) e altre del genere.

    Non c’è che dire, al ragazzo le visioni non mancano. Il suo programma è cambiare il mondo e l’umanità, a costo di creare, se necessario, colonie su Marte. Ha una paura matta dell’intelligenza artificiale perché convinto che porterà a oppressioni e dittature (pare si sia scontrato con Zuckerberg, al riguardo, che invece è più ottimista); nel frattempo, sta creando la i.a. buona, naturalmente. Non pare che tutte le cose gli stiano andando bene (qualche investitore ha cominciato a chiedergli indietro i soldi investiti in alcune sue non profittevoli attività) e che molte sue iniziative “imprenditoriali” siano in realtà sussidiate con soldi pubblici in cambio di consenso politico. Tutto il mondo è paese.

    Il visionario che dimentica l’innovazione sociale

    Ma tant’è, possono essere calunnie. A me piacerebbe solo che il visionario ci comunicasse ogni tanto anche la visione di una maggiore giustizia sociale, di minori disuguaglianze, che lavorasse o sostenesse qualche buona innovazione sociale, che aiutasse strutturalmente, non solo con la beneficenza, i più poveri (d’America e del pianeta). Sarebbe apprezzabile che concentrasse la sua meravigliosa e visionaria intelligenza anche su questo, non trovate? Poi se i treni su “cuscino d’aria” andranno un po’ più lenti, pazienza.

    Giuliano Gallini

    Direttore marketing strategico di CIRFOOD, vive a Padova e lavora tra Reggio Emilia e molte altre città italiane dove CIR ha le sue cucine. Ama leggere e crede profondamente nel valore della cultura. In cucina non può mancare un buon bicchiere di vino per tirarsi su quando sì sbaglia (cosa che, afferma, a lui succede spesso).

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