Gli sbafatori

Critici gastronomici e food blogger? “Sbafatori”, per Camilla Baresani

Deborah Ascolese

Potreste scambiarlo per un semplice romanzo d’amore, ambientato nello scintillante mondo degli eventi gastronomici fatto di show-cooking, degustazioni e cene in alberghi di lusso. Ma in realtà, “Gli Sbafatori” di Camilla Baresani è molto di più.
È la descrizione, amara e dissacrante dei rappresentanti di una generazione che prova intrufolarsi nel banchetto collettivo”.

 

Chi sono “Gli Sbafatori” di Camilla Baresani?

È un mondo, quello dipinto dalla Baresani, che appare come un palcoscenico di competitività e finzione, sul quale ognuno recita la sua parte. Dall’esperto gourmet, al raffinato sommelier, fino al grande chef che scrive di cucina.

E tutto questo viene presentato e filtrato attraverso gli occhi dei due protagonisti. Rosa, la food-blogger ventisettenne, figlia del suo tempo, che si si destreggia tra inviti ad eventi e serate esclusive e Guidobaldo, il critico gastronomico della carta stampata, ultra cinquantenne e rappresentante di una figura ormai decaduta e messa in disparte. Un moderno Don Fabrizio di Salina, ormai scalzato dall’egemonia della Gastromania contemporanea.

Ma entrambi i personaggi, anche se apparentemente diversi, sono accomunati dallo stesso atteggiamento. Entrambi mentono, inventano, omettono sulla propria vita e, soprattutto, sulla propria conoscenza. Il motivo? È presto detto: per emergere, ottenere cose lecite, costruire qualcosa di utile.”

Cena degustazione

Come sostiene l’autrice nell’introduzione de Gli Sbafatori “Inventare, inventarsi, è vitale. Lo fanno anche i protagonisti della storia che state per leggere, alle prese con il proprio legittimo bisogno di farsi notare, di emergere, di conquistare. Di sbafare.”

Ma cosa succede quando cadono le maschere? Quando la bugia lascia il posto alla verità? Ecco che i personaggi del mondo che viviamo, e non solo quelli descritti da Camilla Baresani, ci appaiono per quel che sono: critici improvvisati, cultori e opinionisti di programmi di cucina, chef mancati. Apparenti professionisti, figli di una generazione di sotto-pagati che fingono una vita esclusiva e privilegiata, ma che in realtà vivono nel compromesso. Un articolo in cambio di una cena, una recensione in cambio di un invito.

Ecco, dunque, cosa si nasconde dietro il significato di “sbafare”. Un concetto che va ben al di là del semplice “mangiare con avidità”. Un concetto che racchiude in sé il senso profondo di questi ultimi anni, nei quali il desiderio di emergere, farsi notare, ritagliarsi un posto di spicco nel mondo contemporaneo, fatto di blog, siti, profili social, conversazioni digitali, è più forte di qualsiasi altra cosa.

Sbafare è il verbo che descrive questa frenesia. Sbafatore è il termine che, in parte, descrive ognuno di noi. Quando desideriamo nutrirci di notorietà e prestigio, spasmodicamente e a tutti i costi, anche a discapito della nostra professionalità.

 

“Sbafatore” è sinonimo di food-blogger?

Sebbene Camilla Baresani offra un punto di vista interessante sula nascita di un nuovo ruolo come quello del food blogger, dobbiamo prestare attenzione a non generalizzare. Come ha giustamente sostenuto la food-blogger Angela Maci in questa nostra intervistaCi sono […], dietro ai food blogger tanti professionisti del cibo, della penna, della fotografia”.

Fotografare cibo

Cosa significa questo? Che essere food-blogger, al giorno d’oggi, non è quindi molto diverso dall’essere il giornalista della carta stampata di vent’anni fa.
Essere un food-blogger è, quindi, molto di più che ricevere inviti e degustazioni in omaggio. Si tratta di aver scelto di trasformare le proprie passioni in un lavoro. E di svolgerlo, al di là dei mezzi, con professionalità e competenza.

 

“Gli Sbafatori” di Camilla Baresani

Ed. Mondadori, 2015

Pagine: 134

Prezzo di copertina: 16,90 €

Deborah Ascolese

Nata a Napoli vive e lavora a Bologna. Per "Il Giornale del Cibo" segue le rubriche Cibo & Cultura e Curiosità. Il suo piatto preferito sono gli spaghetti al pomodoro fresco perché le cose semplici sono spesso le migliori. A domanda cosa non può mancare in cucina, risponde "qualcuno che cucini per me".

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