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Gli Additivi

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Caramelle colorate zuccherate

di Silvia Salomoni.

Nell’elenco degli ingredienti di un’etichetta, ci si imbatte spesso nei cosiddetti additivi. Che cosa sono? Si tratta di sostanze aggiunte al cibo per migliorarne alcune caratteristiche, come il tempo di conservazione, l’aspetto, il sapore. Dato che non tutti sono innocui e che, comunque, non sono veri e propri ingredienti, il loro utilizzo è regolamentato a livello nazionale e comunitario e sono sottoposti a una codifica standardizzata: la lettera E seguita da un numero. La E indica che l’additivo in questione è permesso in tutti i paesi dell’Unione Europea mentre il numero che segue definisce la categoria di appartenenza. Proviamo a fare una classificazione; ci sono i coloranti, da E100 ad E199, che migliorano, rafforzano o cambiano i colori del prodotto. I conservanti, da E200 ad E299, che rallentano il deterioramento del cibo. Gli antiossidanti, da E300 ad E399, che evitano il processo di ossidazione del cibo, così non cambia colore né si scurisce. Gli addensanti, emulsionanti e stabilizzanti, da E400 ad E499, che migliorano la consistenza del cibo e l’aggregazione degli ingredienti. I correttori di acidità, da E500 ad E599, che danno all’alimento un gusto acidulo. Gli aromatizzanti, definiti “aromi”, che danno specifici odori e sapori. E poi ancora gli edulcoranti per zuccherare, gli esaltatori di sapidità per insaporire, i gelificanti per dare compattezza a prodotti come budini e gelatine…

Non tutti gli additivi sono artificiali, ci sono ad esempio dei fantastici coloranti naturali di origine vegetale o animale, vedi il carotene per l’arancione, la clorofilla per il verde, l’uovo per il giallo… Rientrano tra gli aromatizzanti naturali aceto, limone, zucchero, alcool, olio e sale; mentre tra i conservanti alcune spezie come l’origano, i chiodi di garofano, anice e cannella contengono oli essenziali in grado di bloccare l’attività batteriostatica. Il problema è che spesso l’uso di sostanze artificiali è più economico, impiegate in modo massiccio per compensare la scarsa qualità dell’alimento, o l’assenza di alcuni ingredienti troppo costosi. Il consumo medio annuo di additivi per ogni persona sarebbe sui 7 kg nei paesi industrializzati, il problema è che nonostante tutti gli studi chimici e medici fatti in materia, non c’è una vera e propria certezza che l’abuso di queste sostanze nel nostro organismo non scateni allergie e intolleranze. Soprattutto perché valutare gli effetti sull’organismo del singolo additivo, di per sé anche innocuo, non significa testare tutte le possibili combinazioni con gli altri, né le reazioni sviluppate dopo molto tempo.

Il consiglio migliore è di non tralasciare questo aspetto nel decifrare le etichette dei prodotti che acquistiamo, magari controllando a cosa corrispondono alcune delle sigle più ricorrenti. L’elenco completo di tutte le sigle degli adittivi è pubblicato su Wikipedia.

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