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Falso Prosecco, il Made in Italy più contraffatto?

Renzo Sanna

Amato dagli italiani (e non solo), tutelato dalle norme sulla protezione dell’origine, ma anche imitato, e molto, e contraffatto. Parliamo del Prosecco, eccellenza italiana cui il marchio dop non basta per sentirsi al sicuro da imitazioni. Oggi ha un suo codice autonomo, una nomenclatura che lo rende unico. Ma basterà a farlo scendere dal gradino più alto del podio dei vini italiani contraffatti?

Di sicuro non è l’unica iniziativa studiata per difendere il prosecco dalle imitazioni, confezionate soprattutto fuori dai confini nazionali: il recente accordo tra Governo e il gigante dell’ecommerce Alibabà e il grande lavoro fatto dalla società Sistema Prosecco, in due anni di vita hanno perlomeno raggiunto l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema. Perché di questo si tratta, se in poco più di un anno sono stati segnalati 400 marchi di falso prosecco. Calcolatrice alla mano, una truffa al giorno.

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Falso Prosecco: Protocolli, norme, e… Whitesecco?

Dalla Crimea alla Germania, la mappa del falso prosecco

Dal Kressecco al Consecco passando per il Semisecco, è la Germania il Paese in cui sono più diffuse le falsificazioni del nettare veneto. Ma anche l’Austria fa la sua parte con il Whitesecco, mentre il Crisecco arriva dalla Moldova. Ma non è tutto: altri esemplari di bollicine spacciate per italiane ma dal nome improbabile sono state trovate in Crimea, Russia, Stati Uniti. Secondo Coldiretti, che ha elaborato i dati del Nas dei carabinieri sulle frodi alimentari del 2015, il vino occupa un posto importante tra le contraffazioni, e questa speciale classifica è capeggiata appunto dal prosecco. Proprio quello che nello stesso anno ha guidato, come spesso gli capita, la classifica italiana delle vendite nel mondo: tra Regno Unito, Stati Uniti e Germania, sono state esportate 237 milioni di bottiglie di doc e 38 milioni di docg (Conegliano, Valdobbiadene, Asolo, Cartizze).

E anche la produzione 2016, al passo con l’Italia che mantiene la sua leadership in un settore alle prese con un calo mondiale del 5%, si annuncia di buon livello: il vino italiano cala, come in tutto il pianeta secondo i dati Oiv, ma è sempre davanti a tutti, con le bollicine del nord est a fare la parte del leone.

Il Sistema Prosecco e le 400 truffe

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È una società nata nel 2014 dalla volontà dei consorzi Doc Prosecco, Docg Asolo e Conegliano Valdobbiadene di collaborare mettendo insieme le forze per difendere il loro prodotto dalle sofisticazioni. Una vera ricchezza il mezzo miliardo di bottiglie che producono, un patrimonio che hanno deciso di salvaguardare insieme. Per farlo compiutamente, Sistema Prosecco ha deciso di venire allo scoperto, con un report fitto di dati e notizie sulla loro creatura e tutti i tentativi di falsificarla. I risultati dell’attività di controllo, presentati di recente, sono inquietanti: da dicembre 2014 a giugno 2016 sono stati segnalati dalla società all’Icqrf (l’ispettorato repressione frodi) 400 falsi prosecco disseminati tra siti web, inserzioni su giornali e pubblicità. Un lavoro imponente, tutto oltreconfine: Germania, Regno Unito, Polonia, Olanda, Rep. Ceca, Austria, Irlanda, Svizzera, Croazia, Danimarca, Romania, Spagna, e fuori dall’Europa gli Stati Uniti. In lattina, alla spina, rosè: tutti falsi e lontani anni luce dal rigido disciplinare di produzione dell’originale.

Protocolli e nuove norme contro la falsificazione

Il nemico numero uno si annida sul web, ed è soprattutto lì che chi ha a cuore il prosecco sta provando a stanarlo. Secondo Coldiretti il fenomeno del falso vino made in Italy, compreso ovviamente quello di cui stiamo parlando, trova un forte impulso in Rete: per Chianti, Valpolicella e altre produzioni italiane è in voga il vino in polvere (il famigerato wine kit continua a spopolare), mentre per il prosecco la truffa è attuata con la vendita diretta di etichette dalla dubbia autenticità. Dal web, quindi, parte la caccia all’origine della contraffazione. Alibaba coi suoi 430 milioni di utenti in tutto il mondo è un boccone appetibile per alimenti italiani taroccati di ogni tipo.

E con la piattaforma cinese di e-commerce il Governo italiano ha appena firmato un accordo dalla doppia valenza: promozione delle eccellenze agroalimentari tricolori e lotta al falso. L’Italia fa da apripista, perché è finora l’unico Paese ad aver garantito ai prodotti Dop e Igp una tutela contro i falsi spacciati sul gigante del commercio sul web. E lo ha fatto a ragion veduta: in un anno di sperimentazione del patto sono state tolte da Alibaba 13 milioni di bottiglie di Prosecco.

produzione prosecco

Un altro protocollo d’intesa è quello siglato dall’Icqrf con la Germania: Sistema Prosecco, in forza di questo documento, può trasmettere le segnalazioni di illeciti alle autorità tedesche. Patti biletarali sono comunque allo studio anche per altri Paesi, che hanno mostrato interesse verso le bollicine autentiche: il Vietnam, la Cina, l’Australia.

Oltre la Dop: il codice autonomo del Prosecco

Per provare a debellare i falsi, anche l’Europa dà una mano al prosecco. Come per champagne e Asti, anche per il gioiello del Veneto non sarà più utilizzata l’indicazione generica “altri vini spumanti Dop”: avrà dunque un apposito codice di nomenclatura combinata a 8 cifre (2204 1015), specifico per il prosecco spumante. La decisione della Commissione Europea, che sarà legge dal gennaio 2017, è un’altra vittoria dei tre consorzi di tutela, evidentemente influenti anche a Bruxelles.
In difesa del prezioso ma bistrattato prosecco, dunque, si stanno muovendo a più livelli. Ora, probabilmente, il consumatore italiano comincerà a farsi qualche domanda prima di sorseggiare il suo aperitivo. E voi, vi siete mai ribellati a uno spumante spacciato per prosecco ma evidentemente falso?

Per saperne di più, leggete il nostro approfondimento sulle bollicine di Valdobbiadene: cosa rendono quel prodotto superiore? E poi, a proposito di tutela del made in Italy, un punto sul Food Act, il piano di valorizzazione della cucina italiana.

Renzo Sanna

Sassarese che vive a Bologna. Per il Giornale del Cibo si occupa di agromafia, illegalità alimentari e attualità. Il suo piatto preferito sono le trofie al pesto (con patate e fagiolini, of course...) perché gli ricordano la sua mamma. In cucina non può mai mancare l'angolo bar, perché il cuoco deve avere sempre una seconda possibilità!

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