Vucciria, Guttuso

Arte ad Expo: le più belle opere dell’Esposizione

Marisa Santin

L’Esposizione Universale non è solo cibo. Non è raro trovare ad Expo arte anche laddove non ce l’aspetteremmo: disseminate nell’area espositiva, nelle zone esterne o nelle sale dei padiglioni, scoviamo infatti opere di artisti che in qualche modo interpretano il tema dell’Esposizione o che sono state scelte dai diversi Paesi per approfondire e valorizzare la propria presenza a Milano. Alcune sono state create per l’occasione, ma la maggior parte appartiene già alla storia dell’arte, tele o sculture che probabilmente conosciamo o di cui abbiamo già sentito parlare, ma che possono essere ammirate e riscoperte in un contesto completamente nuovo.

 

Tesori nascosti ad Expo: Arte fra i padiglioni

 

Ultima Cena, Tintoretto (Padiglione Santa Sede)

Ultima Cena Tintoretto“Ultima Cena” (Fonte immagine: Expo2015.org)

Il posto d’onore spetta naturalmente a Tintoretto. La sua maestosa Ultima Cena è protagonista del padiglione della Santa Sede che, come ha avuto modo di sottolineare il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura e commissario generale della Santa sede per l’Expo, è l’unico a non avere al centro alcun prodotto.

Il messaggio che la Chiesa cattolica vuole trasmettere con la sua partecipazione è infatti racchiuso in poche frasi che, tradotte in 13 lingue, sono appese all’esterno dell’edificio sotto forma di filiformi scritte metalliche, distanziate dalle pareti in modo da proiettare delle ombre leggibili. “Non di solo pane”, “Cibo per tutti”, “Dacci oggi il nostro pane”: segni leggeri, quasi fossero caduti dall’alto come manna rimanendo poi magneticamente attratti nell’orbita dell’edificio, una costruzione semplice e minimalista che rappresenta in questo momento la figura di papa Francesco.

I volumi ampi dello spazio interno ricordano invece una chiesa nel senso più tradizionale: penombra, un alto soffitto e un tavolo lungo 11 metri che accoglie non cibo ma schermi che trasmettono immagini di povertà, esclusione, schiavitù, discriminazione, temi ricorrenti nei discorsi di Bergoglio.

Sulla parete di fondo, lì dove ci aspetteremmo di trovare l’altare, l’opera di Tintoretto ci ricorda che proprio durante il momento conviviale della cena, della condivisione del cibo, Gesù compie l’atto rituale dell’offerta del pane e del vino che segna il punto di non ritorno verso il destino che Dio, secondo le Scritture, ha deciso per lui e per l’umanità, rito che ancora oggi i credenti rievocano durante  la messa.

Quello che vedrete a Expo è il dipinto originale conservato solitamente nella Chiesa di San Trovaso a Venezia, un olio su tela di 221×413 cm che l’artista veneziano, “pittore della luce”, come spesso viene definito, realizzò tra il 1561 e il 1562. La scena ritrae il momento della rivelazione da parte di Cristo dell’imminente tradimento. Il senso di smarrimento e sorpresa è reso evidente dallo sbilanciamento dei discepoli attorno ad una tavola messa di sbieco, con un angolo rivolto verso chi osserva, e dalle espressioni sui volti di alcuni di loro. Giuda è comunemente identificato con l’unica figura priva di aureola, vista di spalle mentre allunga il braccio per raccogliere da terra una sacca di vino.

Tra qualche settimana la tela ritornerà a Venezia e lascerà il posto ad un arazzo di Pieter Paul Rubens raffigurante l’istituzione dell’Eucarestia, proveniente dal Museo Diocesano di Ancona, ma per il momento è ancora possibile approfittare di una visita ad Expo per ammirare l’opera del Maestro veneziano a Milano, collocazione che la pone temporaneamente in naturale dialogo con il ‘vicino’ Cenacolo di Leonardo.

 

Officine di Porta Romana, Umberto Boccioni (Padiglione Waterstone, Intesa San Paolo)

 

Officine di Porta Romana

“Officine di Porta Romana” (Fonte immagine: Gallerieditalia.com)

La ‘casa’ a Expo del gruppo Intesa è un edificio progettato dall’architetto Michele De Lucchi secondo principi di sviluppo sostenibile, in sintonia con il tema dell’Esposizione. La struttura in legno lamellare ha una copertura a scandole ed è costituita da pareti sovrapposte: quella esterna ombreggia e dà forma all’edificio, quella interna protegge da vento e pioggia. Nell’intercapedine tra le due, l’aria sale per induzione naturale impedendo al calore di penetrare. Esternamente l’edificio ricorda tre sassi levigati tra le cui connessioni scorrono quattro cascate d’acqua, illuminate di notte da un sistema LED che crea un effetto suggestivo.

Il progetto, secondo l’idea di Intesa San Paolo, vuole trasmettere un’immagine di forza, innovazione e stabilità e lo fa non solo attraverso l’aspetto architettonico. Lo spazio infatti accoglie gruppi di lavoro, storie di imprenditori e prodotti italiani di eccellenza, e ha in programma una serie di iniziative e di performance artistiche tra teatro, musica jazz, danza e cinema.

In questo contesto si inserisce l’opera di Umberto Boccioni (1882-1916), pittore e scultore di origini calabresi, uno dei maggiori teorici ed esponenti del movimento Futurista. Il dipinto – un olio su tela di 145×75 cm del 1909, proveniente dalle Gallerie di Piazza Scala e appartenente alla Collezione di Banca Intesa – è protetto da una bacheca e collocato sulla parete del corridoio di entrata del padiglione. L’opera è una pietra miliare del primo Futurismo e una straordinaria testimonianza della vita milanese di inizio secolo. Boccioni ritrae la zona dei Bastioni di Porta Romana in una Milano di inizio secolo dinamica e in rapida trasformazione. Una scena di vita urbana di periferia immersa nella chiara luce dell’alba che illumina in lontananza fabbriche e case in costruzione e operai che si recano al lavoro. In primo piano ancora la campagna, ultimo segno di un mondo in rapida evoluzione.

 

Le opere di Palazzo Italia

Un’attenta selezione di opere con attinenza al tema di Expo è stata compiuta dal MiBACT, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, per la mostra-percorso di Palazzo Italia con l’obiettivo di mostrare al mondo l’eccellenza del nostro paese in campo artistico.

Jennifer Statuario, una scultura appositamente realizzata dall’artista contemporanea italiana Vanessa Beecroft (Genova, 1969) per Expo, sembra quasi instaurare un dialogo ideale con Hora, statua in marmo del I secolo d.C. proveniente dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, raffigurante l’autunno con i suoi frutti. Le Horai, figlie di Zeus e di Themis secondo la mitologia greca, erano divinità legate alla fecondità della terrà e vegliavano sulle stagioni.

Risalente alla seconda metà del IV sec a.C. è invece il Trapezophoros, un sostegno da mensa in marmo dipinto, trafugato negli anni Settanta durante uno scavo clandestino in una tomba presso Ascoli Satriano (Fg) e rientrato in Italia nel 2007. La scultura è costituita da una coppia di grifi, animali leggendari metà leone e metà drago, che azzannano una cerva.

Ortolano/Ciotola d'Ortaggi“Ortolano/Ciotola d’Ortaggi”

Altro ospite illustre di Palazzo Italia è l’Ortolano/Ciotola d’Ortaggi di Giuseppe Arcimboldo (Milano, 1526-1593), proveniente dal Museo Civico di Cremona. Il celebre dipinto dell’artista lombardo è reversibile: se ruotato di 180° la testa dell’ortolano si trasforma nella ciotola di ortaggi e la doppia visione è resa possibile da uno specchio posizionato all’interno della bacheca in cui è esposto il quadro. Alle opere di Arcimboldo è ispirato Foody, la mascotte di Expo.

 

Il Novecento italiano è rappresentato da La Vucciria, (olio su tela di 300×300 cm), di Renato Guttuso (Bagheria, 1911-Roma, 1987). Il dipinto, del 1974, è un’esplosione di rossi verdi gialli che caricano di vibrante intensità una scena di vita quotidiana nello storico mercato di Palermo.

La nostra piccola selezione è del tutto insoddisfacente. Un giro fra i padiglioni di  Expo o anche nelle zone esterne può trasformarsi in una divertente caccia a piccoli e grandi tesori, più o meno importanti.

Segnalateci le opere che avete trovato durante la vostra visita. Quali vi hanno colpito di più? I carciofi tricolore di Patrick Laroche davanti al Padiglione Francia? L’Albero della Vita di Daniel Lezama nel Padiglione Messico? La mostra curata da Vittorio Sgarbi negli spazi Eataly? Le sculture rosse di Giovanni Tomaino lungo il Decumano? O forse le Smorfie d’artista di Igor Mitoraj del Padiglione Slovacchia?

 

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