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Tour goloso nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Giovanni Angelucci
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Indice

     

     

    Amanti della montagna e non (ma meglio esserlo) fatevi avanti e dedicate un week end, o anche più se avete tempo, alla scoperta del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il parco più antico d’Italia nasce il 3 dicembre del 1922, e abbraccia cinque vallate (Valle Orco, Valle Soana, Valle di Cogne, Valsavarenche, Valle di Rhêmes) a cavallo tra Piemonte e Val d’Aosta, con i suoi oltre 70.000 ettari tra tipici ambienti alpini, ghiacciai, rocce, boschi di larici, abeti e l’animale simbolo che è lo stambecco alpino. Questo ufficialmente, poi se come il sottoscritto credete negli spiriti silvestri riuscirete senz’altro a comunicare con folletti ed elfi che abitano quei boschi. Fatevi coraggio, sfidate il freddo e soprattutto preparatevi a scoprire dove mangiare nel Parco Gran Paradiso e quanto di buono e goloso c’è tra queste valli.

    Il Parco Nazionale e il Marchio di Qualità Gran Paradiso

    Che lo si scelga per fare del trekking, per l’avvistamento faunistico, per i suoi percorsi culturali-religiosi o semplicemente per rigenerare anima e corpo tra i profumi e il silenzio in alta quota, vale la pena (e il viaggio) arrivare fin lassù. Il Parco, però, ha anche un’offerta gastronomica di tutto rispetto per gli appassionati che amano (ri)scoprire quanto di buono c’è nei luoghi meno battuti, con tanto di Marchio di Qualità Gran Paradiso. Si tratta di uno strumento di identificazione che l’ente Parco assegna a operatori del settore turistico alberghiero, artigianato e agroalimentare impegnati in un percorso di qualità e sostenibilità, per garantire ai consumatori la provenienza dal territorio del Parco, le lavorazioni, un’accoglienza all’insegna del rispetto per l’ambiente oltre che della cortesia e delle tradizioni locali. In altre parole, dove vedete il simbolo dello stambecco nella “Q” di qualità vuol dire che andate sul sicuro.

    Dove mangiare nel Parco del Gran Paradiso

    La Locanda Centrale

    Siete nelle mani dello chef Diego Bianchi che vi preparerà una buona merenda sinoira, come si usava fare una volta. Entrate in questo locale storico nel cuore della Valle Soana che affaccia sull’omonimo torrente e sulla foresta di abeti e faggi, nonchè sulla piazza principale di Ronco Canavese, capoluogo della valle. Da assaggiare il frit-gris a base di patate e foglie verdi di coste, le punte de tchevenò a la tomà, la trota, la gustosa panna cotta al genepy. Ricette più che tipiche servite nel luogo di origine.

    Tacheri Cafè

    Poco distante, a Valprato Soana, Chiara Pippinato prepara colazioni, pranzi e cene, ma soprattutto realizza ottime ricette utilizzando la farina di canapa, come la squisita crostata con marmellata di frutta.

    “L’uomo e i coltivi”

    Un centro studio assolutamente da visitare che permette di ripercorre la storia dell’agricoltura montana attraverso la cultura locale e gli aspetti agricolo-paesaggistici che caratterizzano il territorio: dall’abbandono delle valli a metà del Novecento fino ai giorni nostri in cui alcune pratiche sono finalmente rinate. Un’area di 2.500mq dove osservare le diverse e caratteristiche specie vegetali e capirne di più.

    Azienda Agricola Thequelà

    genepi

    Il genepy qui è cosa seria, il liquore ricavato dall’Artemisia umbelliformis, piantina dal gradevole odore aromatico e con i fiori color giallo dorato, regala grandi emozioni identitarie. Brunella Frezzato dal 2016 produce il suo genepy Lo Pra a Piamprato Soana dove ha aperto una piccola azienda agricola chiamata “Thequelà”. Dalla coltivazione di queste piantine ottiene un liquore davvero speciale, da provare la versione con minor quantità di zucchero aggiunto che si distingue per piacevolezza, equilibrio e armonia.

    Anche l’Azienda Agricola La Stella Alpina di Ivo Chabod ha le sue due versioni di genepy: quello classico e il Dry totalmente senza zucchero, oltre ad altri liquori realizzati con frutti, erbe e fiori della Valle Soana (fragoline di bosco, lamponi, mirtilli, more, castagne, cumino, timo e genzianella), nonché l’amaro fatto con erbe raccolte in loco.

    Locanda Aquila Bianca

    A Piamprato si trova una residenza turistica d’altri tempi dove pernottare e vivere lo spirito del luogo proposto in chiave del tutto personale dalla famiglia che la gestisce. Colazione, soggiorno in pensione completa, pranzo o cena, qui all’Aquila Bianca si respira aria ospitale e cordiale, oltre che di qualità nelle ricette proposte. Ordinate la Zuppa del Gran Paradiso, ricca pietanza a base di patate, cipolle o porri e pane che è possibile gustare servita più o meno densa, con diversi formaggi, dalla toma d’alpeggio al serais e alla fontina, con del pane di grano saraceno, integrale, bianco o nero. Insomma, ogni ristoratore ne fa una propria interpretazione.

    Alpeggio Ceresa

    alpeggio ceresa

    Dovrete raggiungerlo a piedi percorrendo un’antica mulattiera ma ne varrà assolutamente la pena. Un luogo magico a quota 2000 metri, un alpeggio situato presso l’Alpe Oregge, nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso.

    Qui le vacche pascolano sui prati, che vanno dai 1400 ai 2400 metri d’altitudine e compaiono le antiche baite della famiglia Ceresa (oggi ristrutturate) compresi i “crutin”, luoghi in cui vengono fatti stagionare i formaggi prodotti: dal pregiato Fontal dell’Oregge, a latte crudo, alle tome di latte vaccino, fino ai prodotti  della Cascina Ollera di None (a valle, nella provincia torinese) come la tometta di latte caprino Riburda, in onore del paese natale della famiglia, e i formaggi freschi tra ricotte e sairas del fen (ricotta stagionata).

    A gestire il tutto è il giovane Aurelio Ceresa, a cui va il merito di aver scelto di ripercorrere le orme del nonno che qui lavorava. Passione, dedizione e capacità lo hanno portato a seguire i dettami della natura, tra un cagliata e una stagionatura.

    Macelleria Venezia

    mocetta

    Assolutamente da provare è la tipicissima mocetta valsoanina che un tempo si ricavava dalla coscia disossata dello stambecco. Oggi proviene da carni di bovino, di capra o di camoscio (non dall’area protetta) e il metodo di produzione è lo stesso di sempre: la carne è immersa per due settimane in una mistura di sale, pepe, spicchi d’aglio, timo, salvia, alloro, rosmarino e santoreggia, dopo la stagionatura di tre-quattro mesi è pronta per essere gustata. Oltre a questo salume tipico, in questa macelleria troverete di tutto e di più.

    Pasticceria Perotti

    Volete andar via senza addolcire l’animo con qualche leccornia del Parco? Cercate questa pasticceria e assaggiate, tra le varie squisitezze, le giuraje: speciali confetti realizzati utilizzando la nocciola locale invece della mandorla come normalmente è uso. La tradizione vuole che una volta venivano offerti dai futuri sposi in occasione della consegna dell’invito al matrimonio. Varcate la porta e vi accorgete di quanta bontà può esserci tra quattro mura.

    Queste sono soltanto alcune delle prelibatezze che i produttori del Parco Nazionale del Gran Paradiso offrono. Partite, arrampicatevi sulle vette di questo incontaminato territorio e scoprite quanto di buono ha da offrire. Non ve ne pentirete.

    Giovanni Angelucci

    Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e viaggi tra le quali spiccano La Stampa, Dove e la Gazzetta dello Sport. I suoi piatti preferiti sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barbaresco Sottimano).

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