birrifici artigianali veneto

Veneto: 5 birrifici per chi cerca una buona birra artigianale

Roberto Caravaggi
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    Torniamo a parlare di birra dopo il tour tra Bergamo e provincia, dedicandoci questa volta ai birrifici artigianali del Veneto. Andremo infatti a esplorare una regione nota soprattutto per la sua produzione vinicola, ma che in realtà ha molto da dire anche in ambito birrario. Tra microbirrifici con un volume di produzione contenuto e che puntano soprattutto sulla vendita diretta, e realtà più strutturate, che contano invece su diversi canali di distribuzione, scopriremo un panorama ampio e variegato, che coinvolge pressoché tutte le province del territorio.

    Birrifici artigianali del Veneto: la buona birra abita (anche) qui 

    Quando si parla di Veneto dal punto di vista enogastronomico viene facile pensare a specialità come risi e bisi, baccalà alla vicentina, fegato alla veneziana, sarde in saor o, per i più golosi, il leggendario tiramisù. Allo stesso modo in cui, in ambito vinicolo, spiccano grandi nomi come, tra cui il Valdobbiadene Prosecco e l’Amarone della Valpolicella, entrambi a denominazione DOCG. Attraverso un viaggio virtuale, che va idealmente a completare l’itinerario enogastronomico del Veneto da nord a sud proposto tempo fa, vogliamo invece farvi a scoprire come questa regione si distingua anche per la produzione di birre artigianali, ovvero crude, non filtrate né pastorizzate, quindi “vive”, al contrario di quanto accade invece in ambito industriale. Ecco dunque una selezione di cinque birrifici artigianali veneti da provare, secondo noi, ma la scelta è ovviamente molto più ampia.

    Birrificio San Gabriel (Levada di Ponte di Piave, TV)

    san gabriel birrificio

    © Birrificio San Gabriel

    Prima tappa sulle tracce dei birrifici artigianali del Veneto che ci porta a Levada, frazione del comune di Ponte di Piave. A ridosso dell’Abbazia Benedettina, un tempo dedita alla produzione di bevande medicate, tra cui proprio la birra d’Abbazia, sorge il Birrificio San Gabriel. Una realtà agricola, che lavora con materie prime proprie, come il malto derivante dall’orzo distico coltivato in loco, attiva fin dal 1997 grazie al suo fondatore Gabriele Tonon, autentico pioniere della birra artigianale in Italia. I suoi studi e le esperienze professionali in ambito agroalimentare, uniti alla conoscenza e all’amore verso i prodotti del territorio, sono confluiti nella sua grande passione per il mondo birrario. Studiando le tecniche dei mastri birrai bavaresi, Gabriele ha acquisito le competenze che l’hanno portato ad avviare un progetto assolutamente innovativo per l’epoca, ovvero produrre della buona birra artigianale esaltando le risorse del territorio. Così alla base di ogni birra San Gabriel, oltre all’orzo distico autoprodotto, troviamo l’acqua delle sorgenti di San Polo di Piave e ingredienti tipici come il radicchio trevigiano, che caratterizza la Ambra Rossa, uno dei cavalli di battaglia della casa. Sono oltre dieci le tipologie di birra prodotte, tra classiche, come la Bionda e la Hefe Weizen, stagionali, come la Dell’Apostolo – caratterizzata da sentori di miele e di castagna, con una nota affumicata – o la Zea Mays, a base di mais della varietà “Rosso San Martino”, e speciali, tra le quali la Buschina, con orzo delle campagne di Busco di Ponte di Piave, la Del Tempio, dal carattere esotico e speziato, e la Senza Glutine. L’intera gamma di prodotti può essere acquistata sia presso lo spaccio annesso al birrificio, sia attraverso l’e-commerce del sito, mentre nell’adiacente Osteria della Birra si possono degustare le birre San Gabriel in abbinamento a stuzzicherie, hamburger e piatti della tradizione veneta.

    Birrificio Antoniano (Ronchi di Villafranca Padovana, PD)

    birrificio antoniano

    BirraAntoniana/facebook.com

    Ci spostiamo nella provincia di Padova, a Ronchi, frazione del comune di Villafranca Padovana, sede del Birrificio Antoniano. Si tratta di una solida e strutturata realtà, che può contare su oltre 90 ettari di terreno dedicati alla coltura di orzo e, da qualche anno, anche su un luppoleto. A partire da queste materie prime, vengono prodotte le birre, suddivise in tre categorie: classiche, valoriali e craft.

    Le classiche sono un’interpretazione dei principali stili birrari internazionali e includono la Scudata, chiara a bassa fermentazione di facile beva, la Stile Vienna, la “primogenita” della casa, un’ambrata dal gusto avvolgente, in cui prevalgono le note tostate del malto, e la Ai Tadi, dedicata a una nobile famiglia padovana che dà il nome anche all’omonimo ponte, una blanche che brilla per freschezza e per i suoi sentori speziati.

    Tra le valoriali troviamo, invece, birre ispirate al territorio: La Veneta, a base di un elemento centrale nella tradizione veneta come il mais, e la Biancoperla, dal nome della varietà di mais tipica della pianura veneta centro-orientale, realizzata in collaborazione con l’associazione Slow Food Italia. Da questo sodalizio nascono anche la Solina, nome di un’antica varietà di frumento coltivata sulle alture abruzzesi, e la Grano Timilia, varietà da cui si realizza un’eccellenza come il pane nero di Castelvetrano (TP).

    Infine, le craft, tra cui citiamo la Strong Ale, birra d’ispirazione belga dall’aspetto leggermente ambrato ed elegantemente speziata, la Keller, bionda prodotta con la tecnica dei luppoli in dry-hopping, che le dona un particolare retrogusto agrumato, e le IPA.

    Il Birrificio Antoniano, i cui prodotti sono ben distribuiti anche aldilà dei confini regionali, è aperto a visite guidate, che consentono di conoscere da vicino le varie fasi del processo produttivo e di assaggiare le birre direttamente in loco.

    Benaco 70 (Affi, VR)

    benaco 70

    © Benaco 70

    Affi, comune della provincia veronese, a pochi chilometri dalla sponda est del lago di Garda, ha visto concretizzarsi il sogno di due appassionati homebrewer. Protagonisti di questa storia sono Erica e Riccardo, che nel 2013 hanno dato vita al Birrificio Benaco70. Un progetto nato da un’ispirazione di base ben precisa: produrre birra di qualità. Così, dopo una lunga fase di gestazione, passata attraverso anni di studio delle tecniche di produzione e di osservazione di alcune realtà del settore, i due soci fondatori hanno messo a frutto le loro competenze e si sono dedicati anima e corpo a mettere a punto ricette ispirate sì a stili birrai noti, ma in cui non mancasse il valore aggiunto dell’estro e della creatività. Tanta dedizione ha portato Erica e Riccardo a togliersi diverse soddisfazioni, a partire dai riconoscimenti ottenuti dalle loro birre, tra cui: la Blanche, 1° classificata al concorso Solobirra 2017 nella categoria Belgian White, la Helles, birra dell’anno 2018 nella sua categoria al concorso promosso da Unionbirrai, e la Coloniale, due volte consecutive 1° classificata per lo stile Kölsch al concorso Solobirra 2017 e 2018 e birra dell’anno 2018 per l’associazione Unionbirrai. La miglior gratificazione resta, tuttavia, il crescente apprezzamento di pubblico, che non ha però distolto Erica e Riccardo dal loro mantra: “meglio poche, ma buone”.

    Le birre Benaco70 sono, infatti, figlie di un processo portato avanti nel rispetto dei tempi richiesti dalle varie fasi di lavorazione, senza forzature e scorciatoie per aumentare i volumi produttivi. Oggi il catalogo di prodotti conta su una gamma di sette classiche, tra cui troviamo anche la Honey Ale, una Belgian Strong Ale morbida e avvolgente in cui spicca la nota conferita dal miele di castagno, la IPA, la Porter e l’ottima Brown Ale, che sa unire corposità e sentori torrefatti a una bassa gradazione alcolica. A queste si aggiungono occasionalmente le “limited edition”, create per ricorrenze speciali o a partire da materie prime di stagione, tutte rigorosamente crude (ovvero non pastorizzate) e disponibili anche alla spina presso il Brewpub annesso al birrificio, spesso teatro di concerti live e attrezzato con una cucina che propone sia generosi hamburger, anche vegani e di pesce, sia pietanze, come wurstel e tagliata di pollo, che ben si prestano a essere innaffiate con la birra della casa.

    Birrificio Due Frati (Erbè, VR)

    Birrificio Due Frati

    © Birrificio Due Frati

    Restando nella provincia di Verona, ma più a sud, al confine col mantovano, troviamo il Birrificio Due Frati. Una piccola giovane realtà avviata ufficialmente nel 2018 a partire dalla passione dei due titolari e coniugi Elettra e Sebastiano. Il loro percorso parte però dal 2015, quando hanno iniziato a rendere concreto l’interesse per l’arte di produrre birra in proprio. Fondamentale, in questo senso, il contributo di due frati della Fraternità Francescana di Betania: è grazie a loro, infatti, che Elettra e Sebastiano hanno messo a punto tecniche e metodi di lavorazione, maturando così le prime esperienze in ambito brassicolo. Il nome del birrificio è dunque un omaggio a queste due figure fondamentali.

    Oggi il Birrificio Due Frati è una bella realtà votata alla produzione di birra agricola. Parte delle materie prime impiegate sono, infatti, coltivate direttamente nell’azienda agricola di famiglia. La gamma produttiva conta su cinque proposte classiche: la Angelus Helles, bionda a bassa fermentazione dal modesto contenuto alcolico (4,8%), la Laudes Blanche, a base di frumento, riso Vialone Nano e aromi speziati, la Compieta Stout, con le note di cereale e malto torrefatto tipiche di questo stile, la Vesprum, rossa ad alta fermentazione corposa e luppolata, e la Il Segreto del Frate, biondo-ambrata ispirata alle California Common, creata con lo scopo benefico di sostenere il “Progetto Brasile” dei francescani di Betania. A queste si aggiungono anche le stagionali, per produrre le quali vengono impiegate materie prime di stagione e legate al territorio, come, ad esempio, la Serafica, con radicchio rosso, tipicamente autunnale, e la Baptistae, estiva dal fresco sentore di melone. Annesso al birrificio, lo spazio degustazione dov’è possibile assaggiare e acquistare le birre disponibili.

    32 Via dei birrai (Pederobba, TV)

    32 via dei birrai

    32viadeibirrai/facebook.com

    Correva l’anno 2006 quando a Pederobba, comune del trevigiano, che sorge sulle sponde del Piave, prendeva forma il progetto 32 Via dei birrai. Alla base c’è la passione e la volontà dei tre soci fondatori: Alessandro Zilli, Loreno Michelin e Fabiano Toffoli, cui più di recente si è aggiunto Mauro Gaio. Niente è lasciato al caso, a partire dal nome e dal logo: 32 è il numero della classe merceologica assegnata alla birra dalla classificazione internazionale di Nizza, “Via dei birrai” si rifà alla Rue des Brasseurs di Bruxelles e rivela l’ispirazione allo stile belga, oltre a richiamare un’idea di percorso, ripresa anche dal cerchio, figura geometrica che richiama un movimento perpetuo. Tanta meticolosità si ritrova nella produzione birraria, dove spicca la ricerca  della qualità, certificata dall’Associazione per la Cristallizzazione Sensibile di Andalo (SO). Sulla base dei principi dello scienziato Ehrenfried Pfeiffer, considerato un padre dell’agricoltura biodinamica, si analizza la struttura chimica delle sostanze per valutarne la vitalità, come già trattato nell’articolo relativo all’acqua dinamizzata. Un metodo per garantire un prodotto sempre vivo e in grado di mantenere pressoché intatte le caratteristiche organolettiche con cui nasce.

    Il catalogo di prodotti di 32 Via dei birrai conta su nove referenze, di cui otto classiche sempre disponibili e una stagionale, la Nectar, prodotta con miele di castagno esclusivamente nel periodo natalizio. Tra le altre spiccano la Nebra, un’ambrata dal sostenuto tenore alcolico (8%), con richiami di frutta matura su cui emerge la nota floreale del sambuco, la Curmi, una blanche al farro, speziata con coriandolo e scorze d’arancia, e la Ambita, una bionda beverina prodotta esclusivamente con luppolo Brewer’s Gold coltivato sui colli adiacenti il birrificio.

    Netta anche la scelta del formato: le birre di 32 Via dei birrai sono prodotte unicamente nei formati da 75 e 150 cl per limitare le variabili che possono influire sulle caratteristiche della birra e garantirne così lo standard qualitativo.

    Dal 2015, inoltre, il birrificio ha concretizzato il suo impegno in ottica di ecosostenibilità, utilizzando per i suoi processi produttivi solo energie da fonti rinnovabili e limitando del 25% le emissioni di anidride carbonica.

    Così si conclude il nostro ideale viaggio alla scoperta dei birrifici artigianali del Veneto. Nell’augurarci che abbiate trovato validi spunti per alimentare la vostra passione per la buona birra, vi chiediamo: quali, tra quelle descritte, avreste voglia di provare?

     

    Nato a Milano, vive da sempre a Locate di Triulzi, nella provincia sud del capoluogo lombardo. Oltre a collaborare con alcune testate giornalistiche locali è food blogger per storiedifood.com, dove racconta soprattutto di specialità e piccole realtà artigianali. Il suo piatto preferito è la piadina romagnola perché, nella sua semplicità, sa appagare come poche altre cose.

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