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La birra protagonista tra Bergamo e provincia: 6 birrifici artigianali da non perdere

Roberto Caravaggi
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    Nell’articolo di oggi vi faremo viaggiare tra alcuni dei birrifici artigianali di Bergamo e provincia, zona particolarmente preparata da questo punto di vista. Chi è appassionato di buona birra saprà già che l’universo delle realtà italiane che la producono artigianalmente è davvero ricco. Chi, invece, non conosce il panorama birrario che c’è oltre i grandi marchi commerciali, avrà modo di sorprendersi. Produrre birra in proprio, in molti casi a partire da materie prime coltivate direttamente in loco, è infatti un fenomeno molto più diffuso di quanto non si creda. Pronti dunque a scoprire, sorso dopo sorso, alcune delle birre artigianali bergamasche che ci hanno più colpito?

    Birrifici artigianali a Bergamo e provincia: 6 indirizzi da provare

    Quando si parla di birra, viene subito da pensare alla Germania, al Belgio o al Regno Unito, Paesi in cui la cultura birraria è tradizione ben consolidata. Eppure il panorama brassicolo italiano s’è arricchito in maniera sorprendente negli ultimi anni e può contare su un fitto universo di realtà artigianali. Tra queste si conta anche un crescente numero di birrifici agricoli, che coltivano cioè in proprio le materie prime utilizzate per la produzione delle birre. In genere, si tratta di prodotti di nicchia che difficilmente, salvo rare eccezioni, arrivano ai canali della grande distribuzione e che contano sulla partecipazione a fiere ed eventi di settore o a sagre locali per farsi conoscere. Una volta scoperte, però, è facile innamorarsene: la cura delle materie prime, il rispetto dei tempi di lavorazione e soprattutto la grande passione che spesso ispira queste realtà si traduce in tanta qualità. Tra beer-firms (realtà non attrezzate per produrre in proprio e che si appoggiano quindi agli impianti di altre aziende), brew-pub e veri e propri birrifici indipendenti la proposta è molto variegata e non è facile districarsi. La provincia bergamasca, in questo senso, non fa eccezione. È qui che abbiamo deciso di portarvi oggi, tra la città di Bergamo e le valli che la circondano, disegnando un ideale itinerario scandito dall’aroma avvincente di una buona birra e suggestivi luoghi da visitare. Ecco quindi alcuni dei birrifici artigianali di Bergamo e provincia che abbiamo il piacere di segnalarvi.

    Hammer-Beer (Villa d’Adda, BG)

    hammer birrificio

    Hammer – Italian Craft Beer/facebook.com

    Il nostro viaggio tra i birrifici artigianali di Bergamo e provincia inizia da Villa d’Adda, comune a est della città capoluogo, che sorge sulle sponde del fiume da cui prende il nome. Ad accoglierci qui è il birrificio Hammer, nato nel 2015 per volontà della famiglia Brigati con un semplice scopo: fare birra di qualità. Obiettivo perseguito attraverso un’ampia gamma produttiva, che conta oltre venti tipologie di birra, dove trovano spazio tutti gli stili più classici, con la Bulk (Porter), la Asia (blanche d’ispirazione belga), la Bundes (pils) e la Spring (Amber Ale). Tra le più innovative, troviamo invece la Cherry, una Sour Ale che si regge sul contrasto tra la delicata nota acidula data dai lattobacilli e il dolce delle ciliegie nere aggiunte in fase di fermentazione, la Molid, una stout caratterizzata da lattosio, avena, caffè, fave di cacao tostate e vaniglia, e la Amarillo, American IPA con accenti agrumati di pompelmo dovuti al luppolo Amarillo. Il birrificio Hammer è, tuttavia, sempre in fermento e produce spesso birre stagionali, che possono essere degustate presso la tap-room adiacente lo stabilimento di via Chioso 3/A.

    Birrificio Misma (Albano Sant’Alessandro, BG)

    birrificio misma

    © Birrificio Misma

    A pochi minuti di strada da Bergamo, nel comune di Albano Sant’Alessandro, ha sede il Birrificio Misma. Si tratta di una piccola realtà nata solo nel 2019 grazie alla passione e alla straordinaria forza di volontà dei suoi cinque soci. Com’è facile intuire, infatti, il percorso di questa neonata realtà è stato presto ostacolato dall’avvento della pandemia e dalle restrizioni per limitare i contagi da Covid-19. Eppure il progetto Misma ha saputo resistere alle “intemperie” e a crescere, grazie anche alla qualità della sua proposta. La produzione birraria sa coniugare, in modo brillante e creativo, la tradizione degli stili più noti all’utilizzo di materie prime locali.

    La Libra, ad esempio, è una Brown Ale in cui il sentore caramellato del malto e quello terroso del luppolo si armonizzano alla perfezione col miele di castagno e le castagne dei boschi del monte Misma. La Sagittarius si ispira, invece, a una tipica Belgian Blonde Ale, con gli intensi profumi sprigionati dall’incontro tra il lievito belga e le erbe aromatiche arrotondati dal tocco del mais spinato della vicina Val Gandino. Oltre alle dodici birre normalmente prodotte e ispirate ai segni dello zodiaco, il birrificio Misma propone delle stagionali, quali la Santa Lucia, una milk chocolate stout con fieno, ispirata alla festa di Santa Lucia, tanto sentita a Bergamo, la Goldenny, una golden ale caratterizzata dall’uso delle percoche e dall’affinamento per 9 mesi in botti di rovere, e la Mango per sogno, golden ale con mango e frutto della passione, passata in botte per 9 mesi.

    Questa giovane realtà esprime nel nome sia il legame col territorio, sia l’identificazione con le persone che ne sono anime ispiratrici. Oltre a essere l’omonimo monte, Misma è, infatti, l’acronimo dei nomi di battesimo dei cinque soci, che si distinguono anche per l’impegno sociale, attraverso la collaborazione coi ragazzi disabili di una cooperativa locale. Il birrificio è aperto nel fine settimana sia per la vendita, sia per la degustazione diretta in tap-room.

    Birrificio Otus (Seriate, BG)

    otus birrificio

    © Birrificio Otus

    Restiamo nell’orbita della città di Bergamo e più precisamente a Seriate dove troviamo il Birrificio Otus. Il nome e il logo fanno riferimento al gufo, simbolo di saggezza e maestria, ovvero le virtù che questa realtà artigianale riversa nei suoi prodotti. Attivo dal 2015 grazie alla comune passione brassicola di Anna Cremonesi e Ruben Agazzi, i due soci fondatori, il birrificio Otus conta su un catalogo di dodici birre. Sette sono quelle prodotte col metodo dell’alta fermentazione, tra cui spiccano la Lolipa e la Australe, due IPA (Indian Pale Ale), dalle spiccate note amare, la Side B (blanche con un gradevole bouquet aromatico di frutta e spezie, con un accenno di vaniglia) e la Ambranera, una oatmeal stout dai sentori tostati di cacao e caffé che ha ottenuto riconoscimenti importanti, come la medaglia d’oro al Brussels Beer Challenge 2019. Cinque, invece, le birre a bassa fermentazione, tra le quali trovano spazio la Redrevolution, tradizionale Bock dal gusto maltato, la pluripremiata Pils e le due Helles B5 e Cuor di Pane (quest’ultima senza glutine). Una produzione varia, che abbraccia diversi stili birrai e che può contare su una scrupolosa attenzione alle materie prime. La stella polare dei sei fautori del progetto Otus (oltre ai due soci fondatori, si contano infatti altri quattro collaboratori, tra cui il mastro birraio Alessandro Reali) è garantire un’esperienza appagante dal punto di vista organolettico abbinata a standard di qualità sempre elevati.

    Birrificio Asta (Ponte Nossa, BG)

    © Birrificio Asta

    Ci spingiamo su, fin nel cuore della Val Seriana, per portarvi a conoscere il Birrificio Asta. Si tratta di un vero e proprio birrificio agricolo, ovvero che produce birra a partire da materie prime coltivate in loco. Orzo e cereali impiegati nelle varie fasi di lavorazione sono dunque figlie di questa terra e danno origine a una produzione concentrata su tre tipologie di birra: la Valcanale, la Montesecco e la Cacciamali. La prima è una bionda di facile beva, fresca e immediata, con una schiuma fine e un frizzante moderato, da cui emergono le note di luppolo. La Montesecco è, invece, una rossa, dal colore ambrato, corposa, con una schiuma compatta e un gusto amabile, maltato. Infine, la Cacciamali: birra in stile Weiss, dal colore oro opalescente, caratterizzata da sentori mielati, che la rendono morbida e avvolgente al palato. Nel pub annesso al birrificio è possibile degustare le birre prodotte direttamente alla spina, in accompagnamento ai piatti proposti giornalmente.

    Birrificio Via Priula (San Pellegrino Terme, BG)

    birrificio via priula

    © Birrificio Via Priula

    A circa 20 km da Bergamo, in Val Brembana, ecco San Pellegrino Terme, comune di poco meno di cinquemila abitanti, nota località termale con un passato da protagonista nella cosiddetta Belle Epoque, cui rimandano le tante architetture in stile liberty. Ma il centro della nostra attenzione qui è il Birrificio Via Priula, la cui storia parte nel 2010, grazie a Giovanni Fumagalli e Mauro Zilli. La comune passione birraria li ha portati dapprima a esordire come beer-firm, quindi all’apertura (nel 2012) del pub, dove proporre le proprie birre in abbinamento a piatti e stuzzicherie del territorio. Nel 2018 poi, con l’ingresso in società di Alberto Bosio e del mastro birraio Riccardo Redaelli, Via Priula è diventato un birrificio indipendente, con un proprio impianto di produzione. Dieci le tipologie di birra prodotte, che nei nomi portano richiami al territorio: come, ad esempio, la Bacio, un’American Pale Ale beverina e dal modesto volume alcolico (4,9%) ispirata a un famoso elisir prodotto da un farmacista locale a inizio ‘900, o la Corna Bianca, una Blanche che si caratterizza per la speziatura a base di ginepro e mentuccia, erbe che crescono a ridosso dell’omonima falesia calcarea della vicina località di Cornalba. Ci sono poi la Rosa, birra di frumento ad alta fermentazione aromatizzata con lamponi aggiunti in fase di fermentazione, che le donano sfumature rosa appunto, creata in occasione dell’arrivo del Giro d’Italia a San Pellegrino, il 26 maggio 2011, e la Croèl, un’ambrata dal sentore di castagne e miele e con una nota affumicata, realizzata in collaborazione con i Castanicoltori di Averara. Tutte le birre di Via Priula possono essere acquistate sia direttamente presso il birrificio, sia attraverso lo shop on-line del sito.

    Birrificio Sguaraunda (Pagazzano, BG)

    © Birrificio Sguaraunda

    L’ultima fermata di questo viaggio brassicolo ci porta a Pagazzano, nella bassa pianura bergamasca. Questa località dalla forte vocazione agricola ha visto concretizzarsi il progetto del Birrificio Sguaraunda. Massimo e Roberto, i due soci fondatori, possono essere considerati a pieno titolo due pionieri del settore: la loro comune passione per la birra, con particolare predilezione per lo stile tedesco, si concretizza infatti all’inizio degli anni 2000, quando il fenomeno dei birrifici artigianali italiani era ancora agli albori. La perdita di Roberto, prematuramente scomparso, non ha fermato la crescita del birrificio. La sua passione è stata ereditata dal giovane Sami Remadi e ha portato poi al coinvolgimento di altri preziosi collaboratori. Oggi Sguaraunda è un birrificio agricolo, che coltiva in proprio l’orzo utilizzato per la produzione delle sue birre e che si sta attrezzando per avere presto anche un luppoleto. Il volume produttivo è cresciuto tantissimo nel corso del tempo, passando dagli iniziali 10.000 litri annui agli attuali 150.000, e abbraccia una varietà di stili capace di spaziare dalle classiche, come la Bionda, la Weiss e la Ambrata, alle più originali. Tra queste, citiamo ad esempio la Nera Affumicata, ispirata alle RauchBier tedesche, a base di orzo affumicato su legno di faggio, e la Weed Futura, una Vienna Lager a bassa fermentazione caratterizzata dall’impiego di una varietà di canapa coltivata dall’azienda agricola Delta Nova di Dossena (Val Brembana).

     

    Che siate appassionati di birre artigianali o ancora novizi, ci auguriamo di avervi incuriosito con questo itinerario tra i birrifici artigianali di Bergamo e provincia. Ce n’è qualcuno di questi dove fareste volentieri tappa?

    Nato a Milano, vive da sempre a Locate di Triulzi, nella provincia sud del capoluogo lombardo. Oltre a collaborare con alcune testate giornalistiche locali è food blogger per storiedifood.com, dove racconta soprattutto di specialità e piccole realtà artigianali. Il suo piatto preferito è la piadina romagnola perché, nella sua semplicità, sa appagare come poche altre cose.

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