Orti In Citta’ (2da Parte)

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file di orti urbani a milano

 

II parte

Nelle città le isole verdi destinate agli orti urbani vengono affidate ad architetti esperti dell’area ambientale. A Ravenna la cooperativa socialeImpronte cura progetti di sostenibilità ambientale e l’architetto Silvia Savorelli si occupa dello studio e dello sviluppo degli orti urbani della città. «A Ravenna c’è sempre stato un forte legame con la campagna – ci racconta – Quando il comune ha lanciato il primo progetto di orti urbani ha avuto un tale successo che ancora oggi bisogna aspettare un anno per avere in gestione il proprio orticello.»
«Il valore di questo fenomeno è prima di tutto sociale – aggiunge – all’interno degli orti si ricreano un po’ le famiglie allargate di un tempo, si ritorna al ciclo economico che esisteva fino a qualche anno fa e nello stesso tempo si riscopre il territorio e si valorizzando aree che altrimenti resterebbero abbandonate».

il progetto degli orti di cristofaniClaudio Cristofani, architetto di Milano, ci racconta come è nato il suo progetto di orti urbani: «E’ successo quasi per caso quando mia nonna ha ereditato un terreno di 17.000 mq in via Cesare Chiodi a Milano. Ho passato mesi in attesa di sapere dal dirigente comunale a capo del settore urbanistica cosa potessi fare di quel terreno, potete immaginare i mille cavilli burocratici e le scartoffie che ti sommergono in questi casi. In risposta alle mie proteste, il dirigente un giorno mi disse: “Nell’attesa potrebbe coltivare dell’insalata”. Ho deciso di prenderlo alla lettera!».
E’ nata così l’idea di Cristofani di costruire nel suo terreno dei piccoli recinti di 75 mq e affidarli gratuitamente a 10 persone.
orto al centro di roma«Il primo anno in cui è partito il progetto ho cercato di studiarne tutti i dettagli e, vedendo gli improvvisati coltivatori all’opera, ho ricostruito tutto quello che poteva servire per far crescere un piccolo orto urbano», continua Cristofani. «Adesso, dopo 5 anni, gli orti sono diventati 130 e ci sono moltissime famiglie, grandi e piccole, gruppi di amici e studenti che chiedono un piccolo orto tutto loro per poter trascorrere in modo utile alcune ore all’aria aperta, il più lontano possibile dall’asfalto (che è molto peggio del cemento), ma vicino casa, sapendo che quella terra è affidata precisamente a loro e non ad altri, non come un giardino pubblico che è di tutti e quindi di nessuno».
La quantità di cibo che si può ricavare da un piccolo orto urbano dipende dal tempo che ci si dedica e dalla precisione con cui si porta avanti la coltura, con molte cure e dedizione si può arrivare anche a 2 o 4 kg/mq.«La qualità, invece, non dipende dall’area geografica, ma dal consumarla poco dopo averla raccolta. Provare per credere!», sottolinea Cristofani.una piantina di pomodoro
Ma non è la produttività quello che conta, un orto urbano deve essere unpunto di incontro per chi ama la natura e vuole condividere questa passione. E i risultati possono essere sorprendenti. Ci racconta Cristofani: «Quando è nato il progetto nessuno aveva nemmeno provato a teorizzare quale genere di socialità si sarebbe potuta creare nell’orto che stavamo costruendo. Posso dire di aver assistito, in modo quasi miracoloso, a una nascita spontanea di condivisione di valori comuni (rispetto dell’ambiente naturale e delle persone, cura della terra e dei suoi prodotti, semplicità, cordialità ed essenzialità) tra tutti quelli che frequentano gli orti di via Chiodi. Alcuni giovani studenti tra i 17 e i 24 anni gestiscono due orti, ma sostanzialmente li usano come punto di ritrovo per chiacchierare, studiare all’ombra di un albero, scambiarsi pensieri».

un primo piano di syusyUn punto di incontro e di socialità oltre che di lavoro e passione per la natura, in due parole: coltura e cultura. Questa è l’idea di Syusy che ci racconta il suo progetto del Club degli Ortolani. «Il Club degli Ortolani nasce da un’esigenza pratica ma anche estetica, sarà un centro di aggregazione per chi vuole coltivare la propria insalatina, ma anche fermarsi a discutere di ambiente, giardinaggio, agricoltura e botanica. Il mio sarà un vero e proprio Club nel senso più nobile deltermine, un punto di incontro per gentlemendell’agricoltura che vogliono zappare la propria zolla ma, dopo lo “zapping”, fermarsi a parlare di natura con gli altri soci del Club. Tutti quelli che vorranno iscriversi alClub degli Ortolani avranno a disposizione il loro piccolo pezzo di orto da coltivare e su cui sperimentare, si potranno condividere conoscenze e tecniche, ma ognuno potrà personalizzare il proprio lotto di terra a suo piacimento.syusy blady Tutto questo senza tralasciare la formazione, ci saranno esperti e professori della Facoltà di Agrariache verranno a tenere lezioni e seminari, sarà un Club serio e colto! E non ci faremo mancare niente, dagli alberi ai fiori, dalla verdura alla frutta del periodo, fino alle piante officinali e ai loro molteplici usi. E arriverà anche Nomadizziamoci a contribuire al progetto, per parlare di cultura e, anche, di altra cultura. Tutto questo partirà in primavera, sarà solo a pochi passi da Bologna e facilmente raggiungibile, chi vuole può iscriversi già ora e prenotare il proprio orticello».

Detto così sembra proprio un invito diretto alla comunità del Giornale del Cibo! Chi ci sta?

Leggi qui la prima parte dell’articolo…

Sei anche tu un appassionato agricoltore metropolitano? Vuoi essere uno dei primi a far parte del Club degli Ortolani di Syusy? Scrivi sul forum!

(Per le foto degli orti urbani si ringrazia Alessandro De Angelis e l’architetto Claudio Cristofani)

di Anastasia Scotto.

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